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Sulmona, nella canicola di agosto

di Giovanni Servodio

Nella diocesi di Sulmona, dal 1 agosto 2020 si celebreranno i Battesimi e le Cresime senza i padrini e le madrine. Lo ha decretato, ad experimentum per tre anni, il vescovo Mons. Michele Fusco. La motivazione è semplicissima: in pratica non servono a nulla.

La figura del padrino o della madrina rappresentava per la pratica religiosa cattolica una sorta di rafforzamento della figura del padre e della madre; rafforzamento relativo alla trasmissione della fede al nuovo nato o al cresimando. In questo modo, la trasmissione della fede, compito dei genitori, veniva assegnata anche ai padrini e alle madrine.
E’ evidente che tutto questo si inquadra in una visione strettamente connessa ad un contesto sociale interamente cattolico, in cui i legami sociali dovrebbero essere tutt’uno con i legami religiosi e viceversa. Il padrino e la madrina entravano in qualche modo a far parte della famiglia, con un legame che eguagliava a suo modo quello con i congiunti. Si ricorda che talvolta il padrino e la madrina supplivano alla indigenza dei genitori e provvedevano a far sposare dignitosamente i loro “figliocci”. Termine, questo, che conferma quanto detto fin qui.
Col mutare moderno delle relazioni sociali e religiose, oggi queste due figure hanno perso la valenza che avevano un tempo; e nient’altro le ha sostituite.

A questo punto, la decisione del vescovo di Sulmona si inquadra chiaramente in un contesto scristianizzato. Il vescovo abbraccia la pratica religiosa moderna che trascura fortemente la pratica della fede. Invece di preoccuparsi di mantenere in vita quel poco di cattolico rimasto, Mons. Fusco lo sopprime e induce i fedeli a non considerare più la valenza religiosa del padrino e della madrina.

«In quest’ottica si inserisce la riflessione circa il padrino e la madrina. La loro presenza nei Sacramenti del Battesimo e della Confermazione risulta spesso una sorta di adempimento formale, in cui rimane ben poco visibile la dimensione della fede. La scelta viene compiuta abitualmente con criteri e finalità diverse (relazioni di parentela, di amicizia, di interesse, ecc.), senza considerare lo specifico ruolo che il padrino e la madrina è chiamato a svolgere: ovvero quello di trasmettere la fede che vede vivere in prima persona per poi poterla testimoniare. Inoltre, le situazioni familiari complesse di tante persone proposte per assolvere questo compito rende la questione ancora più delicata.»
Questa la premessa del decreto ad experimentum, che in pratica esplicita la realtà attuale.
Tuttavia, non si può non sottolineare che le relazioni di parentela, di amicizia, di interesse non possono considerarsi come trascurabili o limitative. Anche nell’attuale contesto scristianizzato esse andrebbero adeguatamente considerate e incoraggiate, poiché il tessuto sociale è la base su cui si innesta la testimonianza della fede.
Diverso sarebbe se i candidati padrini fossero di fede diversa di quella dei genitori, ma in presenza della stessa fede il rapporto che si stabilisce tra padrino o madrina e figlioccio è pur sempre ciò che rimane oggi della logica cattolica.
Il rapporto tra padrino, madrina e figlioccio oggi sarà pure superficiale, ma una volta esistente nulla impedisce che gli interessati possano riscoprire la dimensione della fede. Sempre che i vescovi e i parroci lavorino in questa direzione. Abolendo la figura del padrino e della madrina, tale possibile riscoperta viene impedita in partenza.

«L’azione pastorale della Chiesa è chiamata sempre a confrontarsi con il mutare dei contesti socio-culturali in cui è inserita e a considerare il continuo cambiamento che tali contesti portano in sé».
Questa osservazione apre la premessa del decreto ed è esplicativa della forma mentis del vescovo di Sulmona. Qui si dice che la Chiesa deve tenere conto dei cambiamenti che si producono nella società, e questo è vero. Ma è altrettanto vero che l’azione pastorale della Chiesa deve avere lo scopo di mantenere cattolici tali contesti. Se si constata solamente il cambiamento della società e si adegua ad esso l’azione pastorale della Chiesa, ecco che la funzione della Chiesa viene meno: non è la Chiesa che deve adeguarsi, ma la società; e i ministri di Dio devono lavorare in questo senso: devono fare in modo che la società rimanga il più possibile cattolica.
Constatare che la società non vive più la fede, non giustifica che i ministri di Dio ne predano atto e adeguino la loro funzione a tale mancanza di fede.
Secondo questa logica, che non è cattolica, anche i testimoni del matrimonio e gli invitati ad esso, al battesimo e alla cresima, appaiono inutili dal punto di vista della pratica della fede. Ma chi può pensare che in questi eventi non possa prodursi un richiamo della fede e un possibile ritorno ad essa?
Se aboliamo, padrini, testimoni e invitati, quello che rimane è il vuoto. La presenza di questi protagonisti diventa talmente un fatto meramente sociale da indurre i fedeli a pensare che in ogni caso la fede non è necessaria; e se in molti se ne sono allontanati è certo che finiranno con l’abbandonarla, accentuando la scristianizzazione della società.

Ne consegue che l’azione pastorale dei ministri deve potenziare il poco di cattolico rimasto e non abolire tutto quello che potrebbe ancora mantenere una potenzialità di fede.
La marcia rivoluzionaria dei ministri conciliari continua e ben presto porterà ad una società senza un briciolo di fede, pronta ad accogliere la falsa fede dell’Anticristo.

Ci pensi il vescovo di Sulmona e preghi perché il Signore non abbandoni i pochi fedeli rimasti, ma li confermi nel loro perseverare … a cominciare dai vescovi e dai parroci.
Bruno Avalle
unavox.it

IL TESTO DEL DECRETO QUI
Fulmine
Dal lato pratico, o si ha la voglia e la forza di intervenire in modo incisivo e radicale (ma non è sempre facile) oppure ogni decisione presenta aspetti criticabili.
Personalmente evito ad esempio prime comunioni, cresime e matrimoni in cui so che la sceneggiata è l’unico aspetto che importa alla gente.
Allo stesso modo sapere e vedere come vengono scelti i padrini e madrine, col tacito consenso…More
Dal lato pratico, o si ha la voglia e la forza di intervenire in modo incisivo e radicale (ma non è sempre facile) oppure ogni decisione presenta aspetti criticabili.
Personalmente evito ad esempio prime comunioni, cresime e matrimoni in cui so che la sceneggiata è l’unico aspetto che importa alla gente.
Allo stesso modo sapere e vedere come vengono scelti i padrini e madrine, col tacito consenso di chi dovrebbe intervenire, non è edificante e in questi casi effettivamente è forse meglio rinunciarvi se non si riesce ad intervenire adeguatamente.
nolimetangere
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