Francesco Federico
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IL PAPA PARLA A BRACCIO AI SEMINARISTI E AI PRETI. ASSEMBLEA SCONVOLTA

L’incontro che il Papa ha avuto con un gruppo di seminaristi e presbiteri ci offre l’occasione per riflettere su alcune tematiche molto importanti per la vita della Chiesa oggi. Non possiamo nascondere tutta la preoccupazione che ci ha pervaso ascoltando alcune risposte, motivo per cui speravamo non fossero pubblicate.

Papa Francesco, ricevendo alcuni sacerdoti e giovani in formazione ha risposto ad alcune domande che riguardano in particolare la vita presbiterale e seminariale.

All’incontro era presente anche S.E.R. il Sig. Cardinale Lazarus You Heung-sik, Prefetto del Dicastero per il Clero. Come abbiamo sottolineato in altre occasioni, il Dicastero purtroppo non ha ancora il Segretario per i seminari, figura di rilevante importanza.
La direzione spirituale

Il primo tema affrontato da don Dominique è stato quello della direzione spirituale.
Il giovane presbitero chiede consigli al Pontefice per la direzione spirituale, dice: “è difficile per i sacerdoti cercare una direzione spirituale da parte di altri confratelli. Come consiglierebbe ai presbiteri, soprattutto a quelli giovani, di cercare questo aiuto spirituale per la loro formazione?”

Francesco non ci pensa due volte e dice: “La direzione spirituale non è un carisma clericale, è un carisma battesimale. I preti che fanno direzione spirituale hanno il carisma non perché preti, ma perché laici, perché battezzati”. Il Papa, quindi, equipara i laici con i battezzati. Il che è già abbastanza grave. Poi dimentica completamente coloro che per natura sono chiamati ad essere Padri dello spirito: i monaci.

Ora, tralasciando il fatto che non è assolutamente sostenibile che la direzione spirituale possa essere fatta da un laico e da un presbitero allo stesso modo, qui c’è in gioco la natura stessa della guida e dell’accompagnamento spirituale. I grandi padri del deserto, i monaci, sono coloro che hanno sempre guidato le anime proprio a motivo della loro vicinanza a Dio. Sulla base di questo presupposto allora si può sostenere che non è indispensabile il sacramento dell’ordine per poter accompagnare spiritualmente una persona. Se il monaco o la monaca sono giorno e notte a contatto con Dio, ogni giorno ne fanno reale esperienza; allora possono certamente guidare spiritualmente un fedele, a maggior ragione un presbitero.

Oggi si è dimenticato proprio questo: l’importanza dei monasteri come luoghi di ristoro per l’anima. Il fatto che il Papa non dica ad un presbitero che il luogo dove potrà trovare una guida spirituale saggia è il monastero, questo è preoccupante.

Nella risposta di Francesco però emergono altre problematiche che sono davvero allarmanti.

Pensiamo al fatto che il Papa equipara il direttore spirituale all’amico. La guida spirituale non può essere un amico, non si può fare l’errore che oggi spesso si compie: genitori/amici, insegnanti/fratelli e così via. Dirigere, non significa come fa intendere il Papa, un qualcosa di autoritario ma significa avere responsabilità di quell’anima. Mostrare la via. Questo compito, più che mai, viene svolto dai monaci, saggi che hanno esperienza reale dell’amicitia christi. Il sacerdote secolare deve approfittare di questo dono immenso che la Chiesa ha ricevuto da Dio Padre, attingere al monastero per poter “ricaricare le batterie”.

Il servizio pastorale
Al Papa viene rivolta una domanda sul servizio pastorale, quella espressione tanto cara a Francesco, viene ripresa da un seminarista: “In questo tempo di preparazione a Roma, come possiamo vivere il nostro ministero senza perdere quell’ “odore delle pecore” proprio del nostro ministero sacerdotale?”.

Il Papa risponde: “Per questo credo che sia importante – direi necessario, anzi, obbligatorio – che ognuno di voi abbia un’esperienza pastorale settimanale, almeno. In una parrocchia, in una casa di ragazzi o ragazze, o di anziani, qualunque sia, ma il contatto con il popolo di Dio. Mi raccomando. E dico ai Prefetti: vedete se c’è qualcuno che non lo fa..”

Il Papa ancora una volta confonde le strutture gerarchiche, ecclesiali perchè offuscato dal pregiudizio. Ogni presbitero è incardinato nella propria diocesi e come tale ha un ordinario. Il servizio che compie nella Curia Romana è limitato a quel compito. Fine. Non spetta al prefetto valutare l’attività pastorale del presbitero.

Ma facciamo una riflessione ulteriore: quanti sono i preti che non fanno attività pastorale? Ben pochi. Quasi nessuno. Tutti hanno una rettoria, una parrocchia, un monastero o una chiesa dove vanno a celebrare l’Eucarestia, dove confessano e poi hanno ovviamente una serie di fedeli che gli gravitano attorno, per amicizia e i rapporti spirituali, appunto, anche di direzione spirituale.

Perchè il Papa non parla della bellezza del presbiterato? Perchè non incoraggia questi giovani nel ministero, piuttosto che bacchettarli in continuazione? Perchè Francesco non offre esempi positivi di vita sacerdotale?
La formazione presbiterale
Il Papa continua e risponde ad una domanda sulla formazione nei seminari. È incredibile come Francesco non affronti i reali problemi della formazione presbiterale: affettività, spiritualità e pastorale.

Si torna a parlare dei numeri. Ci sono alcune diocesi che non hanno neppure un seminarista e il Papa parla di “seminario con un numero – 25, 30 – un numero moderato”. La questione dei seminari, delle strutture, è un problema molto serio. I seminari interregionali, interdiocesani e regionali hanno dimostrato che non sono assolutamente utili.

La Chiesa oggi deve fare i conti con diverse problematiche. Il prete deve formarsi nella diocesi in cui andrà a svolgere il suo ministero, di questo spesso si è dimenticato di parlare. La presenza in diocesi permette ai seminaristi di entrare nel presbiterio e iniziare a conoscere quella realtà destinata ad accoglierli. Senza dimenticare che il ritorno in diocesi solo il sabato e la domenica non è sufficiente e rischia di creare sacerdoti che non conoscono la realtà pastorale in cui dovranno poi vivere. Se si creano seminari regionali, poi, i numeri per fortuna non sono 25-30, o non dovrebbero essere, e così si rischia di perdere il rapporto con il formatore. Poi vi sono tutte una serie di problematiche che riguardano i campanilismi ecc, di cui qui non parleremo qui.

Guardare ai numeri è importante, poi, per comprendere come sicuramente qualcosa non sta funzionando. La Chiesa non è una azienda, per fortuna potremmo dire, altrimenti ci vorrebbe il curatore fallimentare. Bisogna necessariamente fare i conti anche con i numeri. I seminaristi, oggi, sono un numero troppo basso rispetto alle parrocchie e alle anime da curare. La soluzione non è quella di affidare i medesimi compiti ai laici, ma è necessario fare un esame di coscienza. Non si tratta neppure di discutere sul cambiamento della società perché questo non farebbe altro che confermare quanto, oggi, la Chiesa non sia all’altezza del suo compito.

Per quale motivo ci sono alcune realtà rigogliose? Cosa le distingue dalle altre? Girando, girando si torna sempre al solito problema: la serietà di vita e la carenza di una di una offerta formativa seria, radicale.
Preti per acclamazione?

Questa mancanza di serietà nella formazione emerge dalle parole stesse del Papa, il quale ammette di essersi affidato ad una laica per valutare se ordinare diacono un giovane candidato al sacerdozio oppure no. Ora, è evidente che qualcosa non funziona. Guardiamo a cosa ha detto il Papa: «Ricordo un caso, un bravo ragazzo, intelligente, che doveva essere ordinato diacono, questo lo ricordo bene. Una donna della parrocchia mi disse: “Io lo farei aspettare un po’ perché è bravo, ha tutte le qualità, ma c’è qualcosa che non mi convince”. Basta. E un fratello coadiutore mi ha detto: “Padre, lo faccia aspettare un anno, non gli farà male”. Gli altri, a tutto incenso. Ho seguito quella strada, e dopo quattro mesi se n’è andato di sua volontà: era scoppiata una crisi».

Alcune domande:
in primo luogo, né laici né chierici potranno mai avere il dono della preveggenza e comprendere che qualcuno potrà entrare in una crisi.

In secondo luogo, le crisi non sono motivi per interrompere il cammino verso il sacerdozio, le crisi si affrontano.

Terzo, come è possibile che il formatore non riesca a fare qualcosa per cui sarebbe più competente una persona laica esterna alla comunità educante? Forse si è scelto male il formatore?

Fonte:| Silere non possum

N.S.dellaGuardia
Continuate pure a chiamarlo "papa", gli fate un gran favore.
Ad ogni piè sospinto vi dimostra di non esser neppure degno dell'ordinazione sacerdotale (come già confermarono in tempi non sospetti coloro che lo conobbero) e voi continuate a legittimare la sua usurpazione.
Don Andrea Mancinella
"La questione dei seminari, delle strutture, è un problema molto serio. I seminari interregioionali, interdiocesani e regionali hanno dimostrato che non sono assolutamente utili."
Beh, 'caro' Papa Bergoglio, io ho studiato e sono stato formato ottimamente (eccetto che da pochi Gesuiti filoneomodernisti) proprio in un Seminario Regionale, il Pontificio Collegio Leoniano di Anagni, negli anni '70 …More
"La questione dei seminari, delle strutture, è un problema molto serio. I seminari interregioionali, interdiocesani e regionali hanno dimostrato che non sono assolutamente utili."
Beh, 'caro' Papa Bergoglio, io ho studiato e sono stato formato ottimamente (eccetto che da pochi Gesuiti filoneomodernisti) proprio in un Seminario Regionale, il Pontificio Collegio Leoniano di Anagni, negli anni '70 e primi anni '80.
Ricordo sempre con gratitudine la formazione lì ricevuta. Se il Vescovo di allora mi avesse mandato a studiare a Roma, in qualche Università Pontificia, mi sarei quasi sicuramente perduto spiritualmente e dottrinalmente (erano già allora infestate da neomodernisti, infilati lì grazie a Papa Paolo VI, filomodernista fin dalla sua giovinezza clericale).

Del resto i Seminari Regionali furono una 'creazione' saggia del grande Papa San Pio X, che in tal modo voleva togliere dal pericolo del modernismo le giovani vocazioni che nei Seminari Diocesani avrebbero corso dei rischi in questo senso.
Oggi, certo, purtroppo pure quelli Regionali sono stati okkupati lentamente ma inesorabilmente dal clero neomodernista (anche il Leoniano di Anagni dove io studiai, purtroppo, passato dalla direzione dei PP. Gesuiti - molti dei quali tradizionali, ma ormai deceduti - a quella del clero diocesano - roba da piangere...) ma in un futuro che tutti noi speriamo prossimo, cessata la presente atroce crisi nella Chiesa, saranno lì per riprendere l'antica funzione provvidenziale.
A Papa France', emmo' peffavore, basta colle castronerie a raffica...
Gesù, Maria SS.ma, San Giuseppe, salvateci voi!
Eremita della Diocesi di Albano (e Romano de Roma)
alda luisa corsini
😱