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Beata Maria Enrica Dominici - il 21 febbraio

Irapuato
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Beata Maria Enrica Dominici Superiora generale delle ‘Suore di Sant'Anna e della Provvidenza’ m aria Enrica, al secolo Caterina, Dominici nasce a Carmagnola Borgo Salsasio (TO), il 10 ottobre 1829…More
Beata Maria Enrica Dominici
Superiora generale delle
Suore di Sant'Anna e della Provvidenza’

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aria Enrica
, al secolo Caterina, Dominici nasce a Carmagnola Borgo Salsasio (TO), il 10 ottobre 1829. Conduce un’infanzia serena, circondata dagli affetti familiari. Tuttavia, verso il 1833 il padre abbandona la famiglia, che si trasferisce a casa dello zio Parroco. Tale vicenda dolorosa segna la sua infanzia e la sua adolescenza. Caterina, però, anziché chiudersi in se stessa, si apre alla positività della vita che le è donata e orienta il suo cuore a Dio, che riconosce sempre come ‘Babbo buono’, e al quale si rivolge con confidenza filiale e fiduciosa.

Caterina, di temperamento orgoglioso e indipendente, ma anche tenero e sensibile, fin da giovane intraprende una lotta interiore con la sua natura, lasciando che Dio forgi il suo carattere. Diventa pian piano una creatura umile, semplice, disponibile, aperta e docile all’azione della Grazia. Impara a dire di ‘’ al Signore, giorno dopo giorno e, nell’apparente ordinarietà della vita quotidiana, incomincia a vivere le virtù in modo eroico.

All'età di 21 anni entra nell'Istituto delle Suore di Sant'Anna, accolta dalla stessa Fondatrice. Il 26 luglio 1851 veste l’abito religioso, ricevendo il nome di Suor Maria Enrichetta. Nelle Comunità in cui il Signore la pone e nelle varie situazioni in cui si trova a vivere, Suor Enrichetta continua in modo sempre più intenso la vita di donazione al Padre. La fedeltà nelle piccole azioni è il segreto del suo cammino: “Le piccole azioni fatte con grande amore valgono assai più che gli atti eroici fatti con mire umane”.

A soli 32 anni è eletta Superiora Generale. Riceve così, ancora molto giovane, l'eredità di una Congregazione anch'essa giovane e si trova ad esserne ‘la Madre’ fino al termine della sua vita (1894). Tale elezione risulta un grande dono della Provvidenza.
Scelta da Dio per consolidare e sviluppare l'Istituto, Madre Enrichetta è fedele ed autorevole testimone del carisma dei Fondatori. Apre l’Istituto agli orizzonti della missione ad gentes, inviando nel 1871 le prime sei missionarie in India.

Madre Enrichetta è una donna tutta protesa in “Dio solo”, sta alla sua presenza con la fiducia e la semplicità di una figlia. Cerca in ogni cosa la volontà di Dio e ad essa si abbandona, diventando con la sua stessa vita canto di lode alla Santissima Trinità.
È questa l’eredità spirituale che lascia alle sue figlie e a tutti coloro che hanno la grazia d’incontrarla sul loro cammino.

Senza che se ne accorgesse, Madre Enrichetta era insidiata da un carcinoma al seno. Si manifestò in seguito ad un forte colpo al petto da lei subito sul battello che da Messina la trasportava a Napoli. Lei però tenne gelosamente nascosto il proprio male sia per amore al patire che per amore al pudore. Si decise di manifestarlo solamente quando il tumore era diventato troppo grande e aveva reso impossibile l'intervento chirurgico. Alla fine di novembre 1893 si mise a letto e, malgrado i lancinanti dolori, continuò a interessarsi dell'Istituto e a compiere tutte le pratiche di devozione prescritte dalla regola.
Andarono a visitarla Maria Clotilde di Savoia († 1911), sposa di Gerolamo Bonaparte, e l'arcivescovo di Torino, Mons. Davide dei Conti Riccardi, il quale, uscendo dalla cameretta della morente, esclamò: “Quale aria di paradiso! Quale aria di paradiso!”.
Il senatore Dott. Lorenzo Bruno, amministratore dell'Opera Pia Barolo, che come medico era andato più volte a curarla, disse alle suore: “La vostra madre da lunghi anni è preparata a morire. Sono sessant'anni che vedo e curo infermità strazianti e penosissime, e confesso che non ho mai trovato un'anima più quieta e rassegnata”.

Madre Enrichetta trascorse gli ultimi giorni di vita nell'assopimento. Il canonico Pietro Montefameglio, suo direttore spirituale, le disse con voce forte: “Le sue figlie, Madre, desiderano ancora una sua benedizione”. La morente aprì gli occhi, sorrise alle suore che l'attorniavano in lacrime, e sospirò con un filo di voce: “Umiltà! Umiltà!”. Poi spirò guardando fisso in un luogo e sorridendo come ad una visione di paradiso: era il 21 febbraio 1894. Il canonico Domenico Taverna, della Collegiata di Carmagnola, disse ad una Suora di S. Anna: “Quando scriveranno la vita di Madre Enrichetta dicano pure che essa fu un angelo di candore. Affermo questo perché ho conosciuto ben da vicino la vostra Madre”.
Nel 1926 le ossa di Madre Maria Enrica, dal cimitero di Torino, furono traslate nella cappella della casa madre dell'Istituto.

Il 7 maggio 1978 il Beato Paolo VI (Giovanni Battista Montini, 1963-1978), riconoscendo la sua ricchezza e fecondità spirituale e indicando il suo cammino di santità come modello da seguire, la eleva all’onore degli altari.
Irapuato
✍️ Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Marco 8,34-38.9,1.
In quel tempo, convocata la folla insieme ai suoi discepoli, Gesù disse loro: «Se qualcuno vuol venire dietro di me rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua.
Perché chi vorrà salvare la propria vita, la perderà; ma chi perderà la propria vita per causa mia e del vangelo, la salverà».
Che giova infatti all'uomo guadagnare il mondo…More
✍️ Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Marco 8,34-38.9,1.
In quel tempo, convocata la folla insieme ai suoi discepoli, Gesù disse loro: «Se qualcuno vuol venire dietro di me rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua.
Perché chi vorrà salvare la propria vita, la perderà; ma chi perderà la propria vita per causa mia e del vangelo, la salverà».
Che giova infatti all'uomo guadagnare il mondo intero, se poi perde la propria anima?
E che cosa potrebbe mai dare un uomo in cambio della propria anima?
Chi si vergognerà di me e delle mie parole davanti a questa generazione adultera e peccatrice, anche il Figlio dell'uomo si vergognerà di lui, quando verrà nella gloria del Padre suo con gli angeli santi».
E diceva loro: «In verità vi dico: vi sono alcuni qui presenti, che non morranno senza aver visto il regno di Dio venire con potenza».

Traduzione liturgica della Bibbia

Santa Gertrude di Helfta (1256-1301)

monaca bendettina
Esercizi VII, SC 127 (www.pasomv.it/testi/testivari/gertrude/)

"Chi perderà la propria vita per causa mia, la salverà"
O morte carissima, tu sei il mio felicissimo destino. Che la mia anima trovi in te il suo nido o morte! O morte che generi frutti di vita eterna, mi sommergano completamente i tuoi flutti di vita! O morte, vita perenne, ch’io speri sempre al riparo delle tue ali [cf Sal 90,4]. O morte salvatrice, la mia anima dimori tra i tuoi magnifici beni. O morte preziosissima, tu sei la mia carissima redenzione. Ti prego, assorbi in te tutta la mia vita ed immergi in te la mia morte. O morte che dai la vita, possa io dissolvermi all’ombra delle tue ali! O morte, goccia di vita, arda per sempre in me la dolcissima scintilla della tua azione vivificante! (...) O morte d’immenso amore, in te sono per me riposti tutti i beni. Prenditi amorevolmente cura di me, affinché morendo io trovi dolcemente riposo sotto la tua ombra. O morte misericordiosissima, tu sei la mia vita felicissima. Tu sei la mia parte migliore. Tu sei la mia sovrabbondante redenzione. Tu sei la mia gloriosissima eredità. Ti prego avvolgimi tutta in te, nascondi in te tutta la mia vita, riponi in te la mia morte. (...) O morte amatissima, serbami allora in perpetuo per te, nella tua paterna carità, avendomi acquistata e dunque possedendomi per sempre.