MESE MARIANO - Beato Alano della Rupe: I SERMONI DI SAN DOMENICO RIVELATI AL BEATO ALANO DELLA RUPE - Maria SS. rivela al (Novello) Sposo, che il Rosario salva dalle Streghe. (2° parte) “Prop…More
MESE MARIANO

- Beato Alano della Rupe: I SERMONI DI SAN DOMENICO RIVELATI AL BEATO ALANO DELLA RUPE

- Maria SS. rivela al (Novello) Sposo, che il Rosario salva dalle Streghe. (2° parte)


“Proprio come le cose erano state
preannunciate e prestabilite, così si
presentarono a San Domenico gli eventi.

1. Egli intraprese il viaggio insieme ai
confratelli, quand’ecco, appena giunto nei
pressi del Castello (non ardisco chiamare
per nome il luogo, solo per riguardo agli
abitanti attuali, perchè si dispiacerebbero di
essersi ricoperti di tale marchio infamante;
altrimenti sembrerebbe che anche oggi, ivi,
si commettano tali nefandezze), mentre
stavano nei pressi (del Castello), essi, fatta
una sortita, li presero.
Ed ecco, la Madre di Dio, per la
seconda volta apparve a San Domenico (egli
era l’unico che la vedeva), dicendo: “Ecco,
Io ti mando da gente peccatrice: sono,
infatti, più di trent’anni che essi non
confessano ed espiano i loro
peccati,
né vanno mai alla Santa Messa.
Essi sono tutti succubi delle Streghe
Infernali!
Insisti, predica il Rosario; presenta e
manifesta i quindici rimedi, che si
oppongono ai quindici peccati.
Insieme a Dio, vincerai”.

2. Si precipitarono, allora,
furiosamente su di essi, e, dopo averli presi,
li legarono, li portarono con loro,
deridendoli e percuotendoli; i Demoni si
scagliarono furiosamente contro di essi, ma
ancor più ferocemente contro San
Domenico, per l’odio che essi covavano
(verso di lui) già da lungo tempo.
Condussero i prigionieri al Castello, ed
certamente sarebbero stati uccisi
cruentamente, se Dio non fosse intervenuto.
L’uomo di Dio chiese di parlare da solo
al Principe.
Incontratolo, già alle prime parole
riuscì a conquistare l’animo del Dinasta,
rendendolo assai indulgente.
Così (San Domenico) a lui solo rivelò i
segreti, e gli manifestò quali mostri
mantenesse in casa, e gli promise che gli
avrebbe fatto vedere, con i propri occhi, le
Belve infernali.

3. Atterrito dalla paura, il Principe era
smarrito: ed ecco, chiamò gli Ufficiali,
davanti ai quali interrogò il Santo, quando
avesse conosciuto quei Mostri di cui
parlava!
E cosa bisognasse fare, perché essi,
quello stesso giorno, non morissero nella
catastrofe ordita!
E, il Santo gli rispose: “Preferisco
parlarvi più con i fatti che con le parole: vi
farò immediatamente toccare con le vostre
mani, vedere con i vostri occhi e udire con
le vostre orecchie, le cose che vi ho detto:
solo, o Principe, ordina che tutti coloro che
abitano il Castello si radunino tutti insieme
qui, senza discutere.
(Il Principe) ordinò come egli aveva
detto: erano presenti tutti, tranne le
Damigelle, che, fingendo, portarono la
scusante delle loro tante occupazioni.
Vennero chiamate, ma esse
rifiutarono
Allora S. Domenico disse: “Venite (qui)
nel Nome della Santissima Trinità, e per la
Forza del Rosario che io propago: ordino a
tutti, che esse siano fatte subito venire
qua”.
E, rivolgendosi a coloro che gli stavano
attorno, disse: “O uomini, perché voi
rimanete indolenti?
Proteggetevi la fronte e il petto con il
segno della Santa Croce: e abbiate fede,
contemplerete i terribili Mostri dell’Inferno.

4. E facendole venire a forza, si
udivano esse che erano sconvolte, e
urlavano e scappavano per ogni dove, ma
invano: era come se fossero trascinate da
una forza occulta, fin quando comparvero,
bestemmiando e maledicendo Dio, Gesù, la
Madre di Dio e i Santi, furiose, come delle
forsennate.
(San Domenico) intimò alle Streghe di
tacere, e, disse (agli uomini) per la seconda
volta: “Ognuno si armi del Segno della
Croce”.
Obbedirono tutti, ma esse in alcun
modo: anzi, infuriavano ancor più
astiosamente.

IV. L’uomo di Dio estrasse fuori dal
petto l’Ostia tre volte Santissima, che
mostrò, e così disse:
1. Giuro per la Sua Persona, che
vedete tra queste mani, che voi, qui, avete
Streghe furiose dell’Inferno: ora voi dite
davanti a tutti:
Chi siete?
Da dove venite?
E perché siete qui?
Parla apertamente, per prima tu, o
Bestia della Superbia.
Essa, furiosa ed deformando il volto
tra spaventose rabbie e minacce,
distorcendo i cupi occhi in direzioni diverse,
furibonda, urlò con grande ferocia:
“Maledetto il giorno che ti fece venire qui.
Maledetta sia Lei, insieme al Figlio, che ti
ha lasciato venire qui.
Ahimè, com’è possibile che un’ora
soltanto, ha distrutto le nostre fatiche di
tanti anni?
Sono costretta, ahimè, ahimè, sono
costretta a tradire il vostro segreto, o
mondane Principesse: noi, noi siamo orribili
demoni!
Già da moltissimi anni abbiamo fatto
perdere la ragione a costoro qui presenti;
abbiamo compiuto in lungo e in largo,
mediante essi, rovine e stragi, e, ahimè,
proprio in questo stesso giorno stavamo per
precipitarli nelle acque, e portarli con noi
nella pece dell’inferno.
Essi sapevano solo che erano pronte le
navi, per saccheggiare spietatamente, con
cinquecento uomini, una regione dalla parte
opposta del mare!
Invece, oggi sarebbero stati nostri per
sempre, perché sarebbero affogati tra le
onde”.

2. L’uomo di Dio domandò: “Perché non
avete compiuto questa cosa, prima?”.
Ed essa: “Ahimè, ci mancava
l’occasione, non la volontà!”.
Ma egli volle ancora sapere: “E come
mai è avvenuto così?”.
Ed essa rispose: “Hai ascoltato
abbastanza: perché ci tormenti ancora?”.
Egli disse ad essa: “Lo voglio, e te lo
ordino per la Potenza di Cristo: parla!”.
E la Strega, urlando: “Ahimè, Ahimè, è
stata quella falsa Cantilena di quella donna
giudea, Maria, che lo ha sempre impedito:
infatti tutti loro, per ordine del Principe,
ogni giorno la salutavano”.
E il Santo: “Quante volte la
pregavano?”
Ed essa: “Quante tu dici di recitare il
Rosario della nostra nemica”.

3. A San Domenico che insisteva:
“Dove lo avevano imparato?”, essa rispose:
“Non lo so. Perché domandi con insistenza?
Ahimè, è a causa di questa antica
preghiera, una volta presente in tutto il
mondo, ma oggi quasi estinta per i nostri
artifici.
Ora, tu l’hai nuovamente riportata per
la nostra rovina.
Sono tanti che portano addosso (la
Corona del Rosario), e oggi, come un tempo
la prediligono, e la recitano a bassa voce.
Che cosa in realtà facciano, non lo
sanno.
Fu un nostro nemico, il padre del
Principe, che, specialmente quando era
fanciullo, lo costringeva a recitarlo, per cui
gli rimase l’abitudine; per quanto fosse
correo di scelleratezze grandi a dismisura,
egli volle che ogni soldato portasse con sé
(la Corona del Rosario) e lo pregasse.
Oggi invece, stavano preparando il
necessario per la guerra, e non avevano
ancora potuto pregare.
Così, mostrandosi inermi davanti a noi:
sarebbero morti tra le onde, e (finiti) tra le
fiamme (dell’inferno).

Dopo queste parole, San Domenico
(disse): “La verità è uscita allo scoperto.
O uomini, io lo confermo: le cose che
ha detto sono la pura verità.
Ora ascoltate: se il Rosario ha avuto
tanta Forza presso degli scellerati, quanta
più Forza non penserete che esso abbia
presso i giusti?”.

4. Esse chiedevano con insistenza, tra
pianti e lamenti, che, appagato dalle cose
dette, le lasciasse allontanare di lì: nel
medesimo tempo, piegate le ginocchia a
terra, lo pregavano di lasciarle andare.
Tuttavia, ancora non avevano deposto
le maschere della forma femminile, ed erano
bellissime fino alla meraviglia; allora, per
convincerlo a lasciarle andare, assunsero
un volto così compassionevole, che quei
volti supplichevoli, bagnati di lacrime, erano
capaci di intenerire, fino alla commozione e
alle lacrime, i ferrei cuori di quegli uomini.
Essi, infatti, buttandosi supplichevoli a
terra, domandavano con insistenza a San
Domenico che esse, così orribilmente
tormentate dalla Potenza Divina della Sacra
Presenza (Eucaristica), egli le liberasse da
quelle afflizioni, e permettesse loro di
ritirarsi.
Essi dicevano: “Sono comunque
affabili e tanto care, e sempre disponibili e
riverenti verso i loro uomini, e stimabili
all’inverosimile”.

V. Allora, San Domenico, di gran lunga
infiammato dallo zelo di Dio, disse loro:
1. “O insensati e stolti nel cuore,
perché ancora non credete e non vi rendete
conto degli immani pericoli?
Pentitevi delle vostre scelleratezze, e
non abbiate timore a smascherare le
Streghe, macchinatrici di così terribili
scelleratezze e pericoli mortali?
Io ho tentato, con l’aiuto di Dio, di
togliere, fin dalle radici, il vostro amore e
desiderio verso di esse.
Perciò, vi ordino nel Nome di Gesù e
del Rosario della sua Madre: siate forti e
non vi allontanate da qua, fino a quando non
vedrete l’immensa oscenità di quei Mostri, e
voi stessi avrete pietà della vostra sorte.
E voi, Mostri Infernali, terribili Belve,
deponete ora le maschere, e fatevi vedere
da loro nel vostro vero volto, in tutta la
vostra malignità.
Così, dico, ordino a voi, per la forza di
Nostro Signore Gesù Cristo qui presente, e
per il suo Rosario.

2. Ed ecco: in meno che che non si
dica, esse si tramutarono nei Mostri Bestiali
più tetri dell’Inferno.
E se una particolare Grazia di Dio non
avesse dato la forza a coloro che
guardavano, sarebbero caduti esanimi
davanti all’orrore, al clamore e al fetore
delle Streghe.
E non dava ancora loro tregua l’uomo
di Dio: “Vi ordino, parlate: chi siete voi
quindici?
Parla tu che sei la Prima, o
superbissima principessa delle Bestie.
Essa, sollevato un immane ruggito,
così grande da quasi divellere le anime dai
corpi, urlò: “Noi, ahimè; siamo le quindici
Regine dell’Inferno, le seduttrici del Mondo,
e le insidiatrici di questo Principe, affinchè
egli, che è di sangue Reale e Imperiale,
fosse uno strumento favorevole per i nostri
scopi, per trascinare molti popoli nella
nostra rete, per far venire meno la fede
cristiana.
E abbiamo avuto buon esito, almeno
fino a questo momento.
Noi, inoltre, insegniamo le nostre arti
ai maghi e ai prestigiatori, e siamo note e
tenute in considerazione dagli Astrologi, i
cui presagi, che essi fanno credere di
predire veramente dagli astri, sono
invenzioni dei nostri inganni”.
E raccontava a profusione molte altre
cose, come esse incantavano i Principi,
seminavano le guerre e tramavano i
seicento mali.

3. Stavano intanto ferme le altre Belve
maestre di scelleratezze, simili nell’aspetto,
ma uguali nella malvagità.
Ad esse San Domenico disse:
“Allontanatevi subito di qui e precipitate
nelle parti più basse dell’Inferno”.
Esse allora svanirono improvvisamente
nel fumo e in un tetro fetore; allora essi,
portarono le navi in mare aperto, le misero
vicine, e buttarono in acqua le armi, e poi
bruciarono le navi, alla presenza di tutto
l’esercito delle milizie, che guardava
attonito lo spettacolo.

VI. 1. Ancora terrorizzati, il
Comandante e la sua schiera di malfattori
(ve ne erano più di cinquecento),
abbandonato ogni piano di incursione, si
inginocchiarono supplichevoli ai piedi del
Santo, e lo pregarono di comandare loro ciò
che desiderava e di dare loro consigli di
salvezza, e lo assicuravano di portare a
compimento tutte le cose prescritte.

2. Ma egli diede solo questo
(comando): “O uomini, purificate i vostri
templi con la confessione, desistete dalle
azioni disonorevoli che avete fatto finora,
praticate il bene.
E, per tutta la vita, lodate il Signore
Gesù e la sua Madre Vergine, nel loro
Rosario”.
Poi, mandò i convertiti a riposare per
tutto il giorno.
Erano, infatti, attoniti e impressionati,
perché non erano abbastanza forti
nell’anima e nel corpo.
Veramente era stato tanto anche per
Domenico aver visto in un solo giorno una
realtà così inimmaginabile, aver
smascherato i colpevoli, e aver portato a
compimento il disegno di Dio.

3. Il giorno dopo, ritornarono
nuovamente tutti da San Domenico, il quale
descrisse, nel lungo Sermone che segue, le
figure, le varie specie e la natura propria dei
Mostri dell’Inferno, che essi avevano visto
nella visione riportata."


(Beato Alano della Rupe o.p.:
I SERMONI DI SAN DOMENICO RIVELATI AL BEATO ALANO
Libro III: CAPITOLO III )


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