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L'INVOLUZIONE DELLA MEDICINA

La tragica involuzione della professione medica. Verso una vera e propria perversione mentale e professionale? Il monopolio che questa nuova "casta sacerdotale" esercita con l’appoggio dello stato, in materia di salute pubblica.

di

Francesco Lamendola

Gli storici futuri avranno molto su cui riflettere per cercar di spiegare l’unanimismo con cui la classe medica mondiale ha accettato la Narrazione Unica sulla pretesa pandemia del Covid-19 e, quel che è peggio, con cui ha acconsentito ad attenersi ai protocolli sanitari stabiliti da sedicenti comitati tecnico-scientifici, astenendosi dal curare i pazienti secondo scienza e coscienza, cioè sulla base della loro esperienza professionale e del buon senso, e utilizzando i farmaci tradizionali che in simili casi hanno sempre dato buoni risultati, ma puntando tutto sull’attesa messianica d’un vaccino che, lo si sapeva fin dall’inizio, non è un vaccino, ma un siero genico sperimentale, le cui cavie sarebbero state milioni e milioni di persone indotte, e in alcun casi praticamene costrette, a farselo inoculare.

La classe medica, nel suo insieme, ha mandato giù una serie di menzogne inverosimili, e lo ha fatto senza batter ciglio, come se si fosse trattato della cosa più naturale del mondo; di più: se ne è fatta volonterosa propagatrice e strumento esecutivo quanto mai zelante e ligio alle direttive provenienti dall’alto.

Le menzogne sono state queste:

- che fosse in atto una terribile pandemia e non una semplice epidemia virale con una mortalità simile a quella di tutte le altre influenze stagionali;

- che per fronteggiare tale pandemia fosse necessario ricorrere a misure d’eccezione, vale a dire a una vera e propria emergenza sanitaria a tempo indeterminato e rinnovabile continuamente, a discrezione del governo;

- che tali misure comprendessero l’obbligatorietà della mascherina e del distanziamento sociale e la consegna forzata agli arresti domiciliari, per settimane e mesi, dell’intera popolazione nazionale e non, eventualmente, delle categorie più a rischio;

- che fosse giusto sostituire alla normale prassi medica, basata sulla tradizione e l’esperienza, e dunque alla somministrazione dei farmaci tradizionali come l’ivermectina e l’idrossiclorochina, delle nuove procedure basate sulla vigile attesa e sulla somministrazione di tachipirina;

- che fosse cosa buona e giusta astenersi dalle cure domiciliari dei pazienti ma ricorrere al ricovero ospedaliero (cosa che per lo Sato si traduce in una enorme moltiplicazione delle spese, ma in un guadagno netto per la singola struttura ospedaliera);

- che fosse giusto e naturale astenersi dall’eseguire le autopsie sulle vittime e provvedere d’imperio all’eliminazione dei cadaveri mediante la cremazione, anche in assenza di un’autorizzazione esplicita delle famiglie;

- che fosse cosa lecita e morale assistere al linciaggio mediatico del dottor De Donno e alla totale noncuranza nei confronti della sua terapia basata sull’utilizzo del plasma iper-immune, terapia che gli aveva consentito di guarire tutti i suoi pazienti già ricoverati in terapia intensiva, cioè in gravissime condizioni di salute;

- che fosse cosa logica e naturale puntare tutte le aspettative non sulla ricerca delle cure più efficaci, ma sull’attesa di un presunto vaccino ancora da fabbricare, e relativo ad un virus che non era neppure stato isolato in laboratorio;

- che fosse cosa normale presentare come vaccino un siero genico sperimentale basato su criteri totalmente nuovi e mai sperimentati sull’uomo, e usare i pazienti come cavie, vale a dire capovolgendo il normale rapporto fra sperimentazione e messa in commercio di un qualsiasi farmaco;

- che fosse cosa normale dover fare ricorso a una seconda, una terza e probabilmente una quarta dose di vaccino, avendo constato che la copertura offerta, peraltro assai limitata, non oltrepassava i tre o quattro mesi di tempo;

- che fosse cosa normale affermare che il vaccino dà la sospirata immunizzazione, mentre si è osservato che le persone vaccinate si ammalano tanto quanto quelle non vaccinate e che, inoltre, possono a loro volta contagiare altre persone;

- che sia cosa normale presentare la vaccinazione come un vero e proprio dovere sociale, e le persone che scelgono di non vaccinarsi, come degli untori e dei pericolosi nemici pubblici, responsabili del perdurare dell’emergenza;

- che sia cosa normale accogliere il famigerato green pass come una opportuna misura sanitaria per la protezione della popolazione, laddove è chiaro che non si tratta affatto di un provvedimento sanitario, ma politico, il cui scopo non è migliorare la protezione contro il virus, ma schedare e irreggimentare la popolazione, abituandola a sottostare a qualsiasi iniziativa sanitaria assunta dal governo, in deroga alla libertà di coscienza del singolo cittadino e contrariamente a quanto stabilito in modo esplicito dalla Costituzione;

- che sia cosa normale alimentare il pregiudizio, il sospetto e l’odio contro le persone non vaccinate, colpevolizzandole e rimproverando loro di essere dei cattivi cittadini, mentre già stanno pagando un prezzo altissimo, con la discriminazione e il licenziamento, per tener fermo il sacrosanto principio della libertà di scelta in materia sanitaria;

- che sia cosa buona e giusta, e scientificamente appropriata e sensata, procedere alla vaccinazione dei bambini sotto i dodici anni, sotto i sei anni e perfino di pochi mesi di vita: bambini che, statisticamente parlando, non corono assolutamente alcun pericolo nel caso contraggano il Covid, mentre di pericoli ne corrono eccome, sempre in base alla statistica, quanto agli effetti non previsti del vaccino.

Noi abbiamo udito con i nostri orecchi, in un grande ospedale italiano, un primario chirurgo, peraltro stimabile per la sua dedizione al lavoro e la sua competenza, commentare a voce alta, davanti a tutto il suo staff e ai pazienti di una camera del suo reparto, la volontà di un ricoverato, alla vigilia di un intervento che non c’entrava nulla con il Covid, e il quale rifiutava di farsi vaccinare: Noi medici abbiamo fatto la seconda dose e ora faremo la terza per tenere a bada la diffusione del virus, e voi lo seminate.

Ebbene, quel primario sapeva sicuramente di dire cosa non vera: non vera sul piano strettamente scientifico, perché è dimostrato che i non vaccinati non diffondono un bel nulla; e del resto se i vaccinati hanno davvero fiducia nel “loro” vaccino, perché mai dovrebbero temere il contagio da parte di quelli che hanno fatto una scelta diversa? Ma, soprattutto: è lecito a un medico entrare con simili giudizi, e in maniera così pesante, nella sfera della libertà personale di un paziente, esponendolo alla riprovazione generale, così come fanno certi insegnanti di fronte a dei bambini non vaccinati, che essi espongo al dileggio e all’ostilità dei compagni di classe, accusandoli di essere i colpevoli del perdurare dello stato di emergenza, con tutti i relativi disagi? Qui siamo di fronte ad una vera e propria perversione mentale e professionale, per cui dei medici, peraltro bravi e apprezzabili nel loro ambito specifico, si permettono di salire in cattedra e di fare la morale, con argomenti totalmente impropri, a quanti non condividono le loro idee sulla bontà del cosiddetto vaccino anti Covid. Una perversione della quale i diretti interessati non si accorgono neppure; anzi, si sentono più che mai nel giusto e pensano di avere non solo il diritto, ma addirittura il sacro dovere di redarguire e apostrofare severamente i “renitenti”, ovvero gli “evasori vaccinali”, come amabilmente li ha chiamati un giornalista che passerà alla storia per la rozzezza e l’ignoranza dell’espressione da lui inventata?

Da parte nostra, siamo convinti che questa involuzione, o meglio, questa mutazione epistemologica, abbia avuto inizio non da ieri o da un paio d’anni, ma da almeno mezzo secolo, e probabilmente anche di più: da quando i medici, sotto la duplice pressione delle grandi case farmaceutiche e della sanità pubblica (quest’ultima a sua volta legata a filo doppio con quelle) hanno iniziato a guardare alla propria professione non più come una pratica, ossia un’arte, ma come una scienza, cioè essenzialmente una teoria. A partire da quel momento, il rapporto con il paziente è cambiato in maniera radicale, come è cambiata la stessa prospettiva etica e professionale del medico: egli non deve più rendere conto al paziente – cioè, dopotutto, al diretto interessato - dei propri successi o insuccessi, ma alla burocrazia tecno-scientifica di cui fa parte, e che, a sua volta, presenta tutti i caratteri che un tempo erano propri della Chiesa. In altre parole la scienza, o ciò che viene spacciato per tale, ha sostituito la religione nell’immaginario collettivo e nella funzione sociale, e la classe medica ha sostituito il clero: essa si occupa non più della vita eterna, ma delle condizioni che rendono possibile il continuo rinvio della morte fisica e che prevedono una battaglia incessante per tenere lontano lo spettro delle malattie. Di conseguenza, come il clero di un tempo aveva per scopo la lotta contro il male morale, contro il peccato, e naturalmente contro la sua conseguenza, la dannazione eterna, la nuova casta sacerdotale dei medici, che adora in maniera dogmatica, per non dire fanatica, la Scienza divinizzata, ha per scopo di esorcizzare le malattie e le loro conseguenze e di mantenere la popolazione al riparo dagli assalti del male (inteso questa volta in senso virale e microbico, ossia puramente fisiologico e materialistico). E come il clero cattolico aveva il dovere di essere severo per combattere le deviazioni dalla vera dottrina, cioè le eresie, al fine di preservare la salvezza eterna delle anime, così la nuova casta sacerdotale in camice bianco si è prefissata lo scopo di combattere ogni deviazione dalla vera scienza medica, dunque ogni forma di medicina alternativa e soprattutto ogni velleità del singolo individuo di provvedere da se stesso, nei limiti del possibile, alla difesa e al mantenimento della propria salute, sia in termini di stile di vita finalizzato allo sviluppo degli anticorpi naturali, sia in termini di decisione personale e responsabile riguardo all’assunzione dei farmaci e soprattutto di quel particolarissimo farmaco che è il vaccino, ideato non per combattere una malattia in atto, ma per prevenire qualsiasi possibilità d’infezione virale, e nel far ciò chiede e ottiene l’appoggio del braccio secolare onde stroncare qualsiasi forma di deviazione cioè di eresia, di pratica alternativa che potrebbe mettere in pericolo la “salute pubblica”, ma soprattutto il monopolio che la nuova casta sacerdotale esercita, con l’appoggio dello stato, in materia di salute pubblica e privata.

Scriveva nel lontano 1977 Ivan Illich in uno dei suoi libri migliori e più profetici, Nemesi medica. L’espropriazione della salute (titolo originale: Limits to medicine. Medical Nemesis: the expropriation of health, London, Marion Boyars Published, 1976; traduzione dall’inglese di Donato Barbone, Milano, Arnoldo Mondadori Editore, 1977, pp. 270-272):

Come scienza, la medicina si trova su una linea di confine. Il metodo scientifico contempla esperimenti eseguiti su modelli. La medicina, invece, fa i suoi esperimenti non su dei modelli ma sui pazienti medesimi. Ma sul vissuto significativo della guarigione, della sofferenza e della morte, la medicina non ci dice più di quanto l’analisi chimica ci dica riguardo al valore estetico di una ceramica.

Inseguendo l’ideale della scienza applicata, la professione medica ha in gran parte cessato di perseguire gli obiettivi propri di un sodalizio artigiano che mette a frutto la tradizione, l’esperienza pratica, la dottrina e l’intuito, e ha finito per svolgere un ruolo che una volta era riservato al clero, usando i principî scientifici a mo’ di teologia e i tecnici a mo’ di accoliti.

Come impresa, la medicina ormai si occupa non tanto dell’arte empirica di guarire il malato curabile, quanto della ricerca razionalistica diretta a salvare l’umanità dall'assalto del male, dai ceppi della menomazione e addirittura dalla necessità di morire. Trasformandosi da arte in scienza, il corpo medico ha perso i suoi caratteri di una associazione di artigiani che applicano a beneficio di malati in carne e ossa le regole fissate per guidare i membri del mestiere. È diventato un apparato ortodosso di amministratori burocratici che applicano principî e metodi scientifici a “serie di “casi” medici. In altri termini, la clinica è ormai un laboratorio. Pretendendo di saper prevedere gli esiti senza considerare la prestazione umana di chi deve guarire e la sua integrazione col proprio gruppo sociale, il medico contemporaneo ha assunto la tipica posa del ciarlatano d’una volta.

Come membro della professione il singolo medico è un membro inscindibile di una squadra scientifica. La sperimentazione è il metodo della scienza, e lo schedario che egli tiene fa parte, gli piaccia o no, del corredo di dati di un’impresa scientifica. Ogni cura non è che la ripetizione di un esperimento, che ha una probabilità di successo definita statisticamente. Come in ogni operazione che costituisca una vera applicazione scientifica, l’insuccesso è attribuito a qualche specie di ignoranza: insufficiente conoscenza delle leggi che valgono nella situazione particolare, difetto di competenza personale da parte dello sperimentatore nell’attuazione dei metodi e dei principî, o ancora sua incapacità di padroneggiare quella variante sfuggente che è il paziente. Ovviamente, in un’attività medica di questo genere, quanto meglio si domina il paziente tanto più sarà prevedibile l’esito. E quanto più l’esito sarà prevedibile in riferimento a un’intera popolazione, tanto più si dimostrerà efficace l’organizzazione. I tecnocrati della medicina tendono a promuovere gli interessi della scienza, non a favorire i bisogni della società. I medici curanti nel loro insieme sono una burocrazia adibita alla ricerca. La loro responsabilità primaria è verso la scienza in astratto o, nebulosamente, verso la loro professione. La loro responsabilità personale per il cliente particolare è stata riassorbita in un vago senso di potere che si estende in tutti i compiti e a tutti i clienti di tutti i colleghi. La scienza medica applicata dagli scienziati della medicina fornisce il trattamento corretto, e non importa se ne risulterà la guarigione o subentrerà la morte o non ci sarà alcuna reazione da pare del paziente: quel trattamento legittimato da tabelle statistiche, le quali prevedono con una precisa frequenza tutti e tre gli esiti. Nel caso concreto il singolo medico potrà ancora ricordarsi che se ha avuto un buon risultato nell’applicazione della sua arte, deve alla natura e al paziente altrettanta gratitudine quanta il paziente ne deve a lui. Ma solo un alto grado di assuefazione alla dissonanza cognitiva gli permetterà di proseguire nei ruoli divergenti di guaritore e di scienziato.


Si mediti a fondo soprattutto questo concetto: Ovviamente, in un’attività medica di questo genere, quanto meglio si domina il paziente tanto più sarà prevedibile l’esito. E quanto più l’esito sarà prevedibile in riferimento a un’intera popolazione, tanto più si dimostrerà efficace l’organizzazione. Ebbene, questa è proprio la descrizione esatta di quel che sta accadendo oggi, sotto i nostri occhi: ciò a cui l’apparato sanitario mira non è la guarigione del singolo paziente, ma la sottomissione dell’intera popolazione sulla base di una previsione statistica dei probabili esiti terapeutici. La medicina non cura più la malattia del malato: ha di mira progetti assai più ambiziosi: vuole sconfiggere il Male, vuole mettere in sicurezza l’intera popolazione, e nel far ciò, accetta di pagare il prezzo di un certo numero di eventi avversi come quelli provocati dalla vaccinazione di massa. Non importa se alcune migliaia di persone avranno la vita rovinata o la perderanno; l’importante è che milioni di persone, considerate in maniera anonima, siano assicurate contro un virus che non fa più morti di una normale influenza stagionale, ma che i mass-media e i governanti hanno descritto come la peste nera del ventunesimo secolo, e del quale ci saranno innumerevoli varianti e nuove ondate.

Strano che a nessuno, o a pochissimi di questi zelanti medici e scienziati, venga il sospetto che solo un indovino o un cartomante potrebbero predire con tale sicurezza che ci saranno molte altre emergenze simili a quella in atto. Strano che nessuno di loro mangi la foglia, specie dopo che è divenuto di pubblico dominio che un certo Bill Gates, massimo azionista delle maggiori case farmaceutiche produttrici del famigerato vaccino, andava conducendo da tempo esperimenti sugli effetti di una prossima pandemia da Covid (sì: proprio da Covid, pensa un po’ che combinazione!), e che da anni dicesse e scrivesse cose simili a quelle dette e scritte da Klaus Schwab e Jacques Attali, e prima ancora da Henry Kissinger, per i quali la pandemia è una “magnifica opportunità” per riorganizzare la società, per premere sul pedale della digitalizzazione, per procedere alle vaccinazioni di massa e alla schedatura sanitaria di tutti, ma proprio tutti, acquisendo al tempo stesso le informazioni sensibili circa i loro dati personali, stipendio o pensione e conto in banca compresi. E a che scopo quei signori vogliono sapere tutto di noi?

Una cosa è certa. La classe medica, come aveva previsto Ivan Illich, ha preso il posto del clero e sta creando una nuova liturgia e una nuova religione, alla quale tutti devono inchinarsi e prestare culto devoto. La vera scienza, con questa indecente pagliacciata, non c’entra nulla. Il suo unico scopo è esercitare una pressione sulla gente, con l’arma del ricatto, affinché si sottometta disciplinatamene ai Padroni Universali e faccia tutto ciò che vogliono. E noi siamo disposti a subire un simile ricatto?

Del 29 Novembre 2021

Vai all'articolo: accademianuovaitalia.it/…te-e-medicina/10468-involuzione-professione-medica
Christoforus78
Alla base di tutto questo sta solo la natura corrotta dell'uomo. I medici nella gran parte hanno più a cuore le loro carriere ed loro guadagni che la salute ed il benessere dei malati. Se la gran parte delle personalità non fossero dei corrotti assetati di fama, denaro e potere, la situazione attuale non sarebbe stata possibile. Il peccato dell'uomo e la sua adesione alle lusinghe di satana sono …More
Alla base di tutto questo sta solo la natura corrotta dell'uomo. I medici nella gran parte hanno più a cuore le loro carriere ed loro guadagni che la salute ed il benessere dei malati. Se la gran parte delle personalità non fossero dei corrotti assetati di fama, denaro e potere, la situazione attuale non sarebbe stata possibile. Il peccato dell'uomo e la sua adesione alle lusinghe di satana sono all'origine del disastro attuale. Contro questa deriva esiste una sola medicina la conversione che può essere solo prima individuale e poi collettiva. Non vi sono altri strumenti efficaci. Nessuna strategia o ragionamento può funzionare se non si nutre di una pura e retta intenzione. Se non si ha a cuore la Verità ogni nefandezza diviene lecita quale strumento per raggiungere il proprio tornaconto.
Diodoro
E soprattutto, caro amico, se lo Pseudopapa dice che va benissimo così, che le chiese vanno chiuse, l'Acqua Santa eliminata, il Santissimo Sacramento dato in mano -e non Lo adora MAI-, i poveri bimbi usati in laboratorio per la Ricerca (sempre sia lodata!)... allora non c'è scampo se non in un sano anticlericalismo. La Cupola della Chiesa è partecipe dell'azione per schiavizzare e depopolare il …More
E soprattutto, caro amico, se lo Pseudopapa dice che va benissimo così, che le chiese vanno chiuse, l'Acqua Santa eliminata, il Santissimo Sacramento dato in mano -e non Lo adora MAI-, i poveri bimbi usati in laboratorio per la Ricerca (sempre sia lodata!)... allora non c'è scampo se non in un sano anticlericalismo. La Cupola della Chiesa è partecipe dell'azione per schiavizzare e depopolare il mondo.