Clicks5.3K

L’Apocalisse e il «quarto sigillo». Riguarda la Cina?

“Quando l’Agnello aprì il quarto sigillo udii la voce del quarto essere vivente che diceva: ‘Vieni’. Ed ecco mi apparve un cavallo verdastro. Colui che lo cavalcava si chiamava Morte e gli veniva dietro l’inferno. Fu dato loro potere sopra la quarta parte della terra per sterminare con la spada, con la fame, con la peste e con le fiere della terra” (Ap 6, 7-8)

Tutti sappiamo che San Giovanni scrive questa rivelazione di Gesù Cristo che riguarda gli ultimi tempi. Una parte di questa rivelazione riguarda i sette sigilli che l’Agnello (Gesù) apre, prima del giudizio finale. Ovviamente sto semplificando al massimo l’interpretazione.

Ma mi colpiva enormemente questo quarto sigillo, perché mi sembra riguardi il nostro tempo.

L’Apostolo scrive: “fu dato (alla Morte e all’inferno) potere sopra la quarta parte della terra”. Qual è la “quarta parte” della terra? Non è forse la Cina? Non sono forse un quarto della popolazione terrestre?

Fu dato loro potere di sterminare con la peste. Non si dice che probabilmente il Coronavirus è stato creato in laboratorio per chissà quale losco motivo dai cinesi?

La fame. Quanto saranno grandi le catastrofi economiche dovute al covid19? Ancora non lo sappiamo, ma il disastro si intravede.

La spada. Ecco. In questa “spada” ci vedo il famoso famigerato “accordo” Vaticano-Cina. E’ una spada che certamente trafigge il cuore della vera Chiesa, sottomessa al compromesso comunista, che come sappiamo è uno dei veleni più pericolosi della storia. Ne ha già parlato tanto Lei, presentandoci la testimonianza del grande Cardinale Zen.

Le fiere della terra. In queste fiere vedo tutti coloro che da dentro la Chiesa hanno creato e creano scandali finanziari, morali a servizio totale della massoneria.


Può darsi che io mi sbagli. Magari mi prenderete per pazzo. Forse sto azzardando troppo in questa interpretazione. Ma a me pare che tutto coincida. E che questo sigillo che riguarda la “quarta parte della terra” sia proprio la Cina. Che ultimamente si sta facendo sentire troppo.

Certamente è una prova per tutti noi. E a noi poveri fedeli non resta che aggrapparci alla Croce di Gesù Cristo e stare sotto il Manto della Vergine Maria, gridando “Vieni Signore Gesù, vieni presto”!

Fonte:

marcotosatti.com/…igillo-riguarda-forse-la-cina/

____________________

PER APPROFONDIRE...

Dal commento di don Dolindo Ruotolo al libro dell'Apocalisse


* * *

San Giovanni vide nuovamente quella grandiosa figura aprire il quarto sigillo, e il quarto animale, ossia l’aquila, la sintesi delle attività superiori dell’uomo, delle sue aspirazioni e dei suoi ideali terreni, gridò: Vieni avanti!

Un quarto turbine si slanciò avanti come per invadere la terra; era pallido, marcioso, putrescente, e faceva ribrezzo; spirava nel suo colore languore e debolezza, era il triste frutto dei traviamenti intellettuali, artistici e morali dell’uomo, che disorientano la sua vita nel vizio, palliato da amore, da arte, da scienza; era anch’esso come un destriero che si slanciava per conquistare la terra, e sopra di esso v’era trionfante la morte, scheletrito spettro che dalle orbite vuote guardava in ogni direzione della terra, e quello sguardo abissale sembrava sguardo di aquila che adocchia dall’alto la preda per ghermirla.

Dopo quel turbine marcioso e quello spettro andava l’Inferno; un vuoto agghiacciante nel suo tetro silenzio, un abisso profondo come oscura caverna, risucchiante come un ciclone, turbinoso, che pareva tutto attrarre e tutto ingoiare; mugolava nell’oscurissimo fondo, eppure era tutto silenzio di morte; era silenzio profondo, eppure sembrava un sommesso vociare di arcane parole, che come onde si ripercotevano tra quegli abissi, e come echi lontani giungevano all’anima da sterminate distanze: Vanità, nullità, stoltezza, delusione, disinganno... verità, verità, verità!...

Si sentiva vicino come un macabro scricchiolare di povere ossa, e lontano come un sospirare affannoso di spiriti gementi, ansiosi di luce e di vita; era come il gemito dell’onda tra le sabbie marine, come il sibilare del vento fra le gole dei monti... era la sintesi del sepolcro, del mistero dell’al di là, della dimora dei morti, dell’espiazione d’oltre tomba.

San Giovanni era come agghiacciato; un freddo arcano gli penetrava la vita, poiché vedeva passare al varco di quell’abisso la quarta parte degli uomini, sanguinanti, sparuti, pallidi e dilaniati da belve feroci. Era il corteo macabro della morte trionfatrice, che recideva le vite umane a milioni con ogni mezzo, mentre infuriava la guerra; era l’epidemia che malignava le piaghe, che consumava i consunti dalla fame, che dissolveva le ultime forze degli accasciati organismi, e che raccoglieva nell’abisso che la seguiva i dilaniati dalle belve umane, più crudeli delle belve dei deserti[1].

Innanzi alla morte, che cammina da trionfatrice per la spada, la fame, le epidemie e la crudeltà degli uomini, dobbiamo preoccuparci non del povero corpo che passa e si dissolve, ma dell’eterno avvenire che attende l’anima, poiché dietro la morte va l’Inferno.

Il mistero dell’eternità deve tutto comprenderci, e poiché Dio chiama alla vera vita attraverso i flagelli che ci colpiscono, dobbiamo ascoltare la sua voce paterna e convertirci sinceramente a Lui. Rimanere indifferenti innanzi ai castighi divini è stoltissima incoscienza, provocarli con nuove colpe è grandissima empietà. A che serve in fondo il peccato se tanti danni ci arreca? Non è più bello e più saggio cercare Dio in questo povero esilio? Che cosa possiamo aspettarci da una vita miserabile che passa, e che può chiudersi anche tragicamente? Cerchiamo Dio solo, amiamo Dio solo, serviamo a Dio solo, e sospiriamo all’eterna felicità vivendo da veri cristiani.


Note

[1] Queste belve della terra possono essere non solo gli uomini crudeli, ma anche le risorse spaventose della guerra batteriologica, ultima espressione di una crudelissima guerra. Il microbo che uccide infettando inesorabilmente un organismo non è diverso da una belva feroce che lo uccide dissanguandolo e divorandolo. Non è meno mortale e belluino il morso d’un leone dal morso invisibile d’un microbo che consuma gli organi vitali di un uomo. Il cavallo pallido – com’è chiarissimo dal contesto – non è solo il simbolo dell’epidemia che segue la guerra e la fame, ma di ciò che accompagna questi tremendi flagelli, ed esprime in un senso più completo e universale la morte.