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Danilo Quinto

"Se un regno è diviso in se stesso, quel regno non può reggersi" - Danilo Quinto - 28.11.2020

Il Signore è perfetto e fino all'ultimo momento cerca di salvarci. Oggi lo fa nella Liturgia delle Ore (lettura quotidiana obbligatoria per i sacerdoti, la Santa Messa è obbligatoria solo la Domenica e nelle Feste di precetto), dove fa pregare a tutta la Chiesa Militante con queste parole di Sant'Agostino (Discorsi 256,1.2.3; PL 38,1191-1193):

“Cantiamo l'alleluia a Dio che è buono, che ci libera da ogni male. Cantiamo qui l'alleluia, mentre siamo ancora privi di sicurezza, per poterlo cantare un giorno lassù, ormai sicuri. Perché qui siamo nell'ansia e nell'incertezza. E non vorresti che io sia nell'ansia, quando leggo: Non è forse una tentazione la vita dell'uomo sulla terra? (cfr. Gb 7,1). Pretendi che io non stia in ansia, quando mi viene detto ancora: «Vegliate e pregate, per non cadere in tentazione»? (Mt 26,41). Non vuoi che io mi senta malsicuro, quando la tentazione è così frequente, che la stessa preghiera ci fa ripetere: «Rimetti a noi i nostri debiti, come noi li rimettiamo ai nostri debitori»? (Mt 6,12).
Tutti i giorni la stessa preghiera e tutti i giorni siamo debitori! Vuoi che io resti tranquillo quando tutti i giorni devo domandare perdono dei peccati e aiuto nei pericoli? Infatti, dopo aver detto per i peccati passati: «Rimetti a noi i nostri debiti, come noi li rimettiamo ai nostri debitori», subito, per i pericoli futuri, devo aggiungere: «E non ci indurre in tentazione» (Mt 6,13). E anche il popolo, come può sentirsi sicuro, quando grida con me: «Liberaci dal male»? (Mt 6,13). E tuttavia, o fratelli, pur trovandoci ancora in questa penosa situazione, cantiamo l'alleluia a Dio che è buono, che ci libera da ogni male.
Anche quaggiù tra i pericoli e le tentazioni, si canti dagli altri e da noi l'alleluia. «Dio infatti è fedele; e non permetterà che siate tentati oltre le vostre forze» (1Cor 10,13). Perciò anche quaggiù cantiamo l'alleluia. L'uomo è ancora colpevole, ma Dio è fedele. Non dice: «Non permetterà che siate tentati», bensì: «Non permetterà che siate tentati oltre le vostre forze, ma con la tentazione vi darà anche la via d'uscita e la forza per sopportarla» (1Cor 10,13). Sei entrato nella tentazione, ma Dio ti darà anche il modo di uscirne, perché tu non abbia a soccombere alla tentazione stessa: perché, come il vaso del vasaio, tu venga modellato con la predicazione e consolidato con il fuoco della tribolazione : Ma quando vi entri, pensa che ne uscirai, «perché Dio è fedele». «Il Signore proteggerà la tua entrata e la tua uscita» (Sal 120,8).
Ma quando questo corpo sarà diventato immortale e incorruttibile, allora cesserà anche ogni tentazione, perché «il corpo è morto». Perché è morto? «A causa del peccato». Ma «lo Spirito è vita». Perché? «A causa della giustificazione» (Rm 8,10). Abbandoneremo dunque come morto il corpo? No, anzi ascolta: «Se lo Spirito di colui che ha risuscitato Cristo dai morti abita in voi, colui che ha risuscitato Cristo dai morti, darà la vita anche ai vostri corpi mortali» (Rm 8,10-11). Ora infatti il nostro corpo è nella condizione terrestre, mentre allora sarà in quella celeste. O felice quell'alleluia cantato lassù! O alleluia di sicurezza e di pace! Là nessuno ci sarà nemico, là non perderemo mai nessun amico. Ivi risuoneranno le lodi di Dio. Certo risuonano anche ora qui. Qui però nell'ansia, mentre lassù nella tranquillità. Qui cantiamo da morituri, lassù da immortali. Qui nella speranza, lassù nella realtà. Qui da esuli e pellegrini, lassù nella patria. Cantiamo pure ora, non tanto per goderci il riposo, quanto per sollevarci dalla fatica. Cantiamo da viandanti. Canta, ma cammina. Canta per alleviare le asprezze della marcia, ma cantando non indulgere alla pigrizia. Canta e cammina. Che significa camminare? Andare avanti nel bene, progredire nella santità. Vi sono infatti, secondo l'Apostolo, alcuni che progrediscono sì, ma nel male. Se progredisci è segno che cammini, ma devi camminare nel bene, devi avanzare nella retta fede, devi progredire nella santità. Canta e cammina”.

Domando: come si fa a leggere in privato quello che scrive Sant'Agostino e e poi aderire e mettere in pratica la nuova traduzione del Padre Nostro, che muta le parole dell'unica preghiera insegnata da Gesù, introducendo, al posto della dizione “non ci indurre in tentazione”, la seguente dizione: “non ci abbandonare alla tentazione”?

I sacerdoti sanno che la nozione introdotta è sacrilega, ma obbediranno, per la loro “tranquillità”. Così facendo, costringeranno i fedeli a compiere un atto sacrilego. Sono forse d'accordo con lo stesso Bergoglio, che tradendo l'intenzione della preghiera del Padre Nostro - così come spiegata da Sant'Agostino - afferma (nel libro di Don Pozza, "Padre Nostro"): "Quello che tu induce in tentazione è Satana, quello è l'ufficio di Satana".

Per tentare di eludere il sacrilegio – imposto da Bergoglio e dal suo “cerchio magico” - molti sacerdoti canteranno il Padre Nostro, mantenendo così la dizione originaria, che corrisponde alla parole dette da Gesù. Una decisione oltre che ipocrita, in evidente contrasto con il fatto che la Chiesa è Una, Santa, Apostolica e Romana ed in quanto tale dev'essere in comunione con Roma. Altrimenti, ciascuno si fa la Chiesa che vuole. Gesù dice (Mc 3, 24): “Se un regno è diviso in se stesso, quel regno non può reggersi”.

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