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Il cardinale Müller è un eretico (Parte 3)

B) Citazioni e risposte alle dichiarazioni di Müller nel suo libro “Dogmatica cattolica” (continua)

Citazione: “Un simile evento non si verifica a livello di esperienza o conoscenza naturale. Da qui sorge il problema: come trasferirlo nell’ambito della conoscenza e del linguaggio umano in modo che la risurrezione di Gesù non sia reificata o diluita spiritualmente”.

Risposta: Questo non dà luogo a nessun problema. Quando le cose sono accettate come sono, rimangono completamente nel ambito della conoscenza e del linguaggio umano. Gesù morì davvero e risuscitò davvero dai morti, e quindi apparve agli apostoli in modo che loro potessero convincersi di quella realtà e poi rendere testimonianza della sua morte e risurrezione. Ma poiché Müller rifiuta di accettare questa semplice verità evangelica, allora inventa certi problemi artificiali. Degrada così, ancora una volta, la realtà della risurrezione di Cristo in una sorta di apparizione privata, e quindi, questo è davvero un problema di comunicarla alle persone “come trasferirlo nell’ambito della conoscenza e del linguaggio umano”.

In seguenti affermazioni della sua dogmatica Müller descrive il processo cognitivo o gnostico dell’uomo al fine di essere “in grado” di spiegare come questo “miracolo dell’apparizione” è avvenuto nella mente dei discepoli. Questo è, ovviamente, un approccio completamente eretico.

Citazione: “La formazione concettuale dell’uomo dipende sempre dalla sua esperienza del mondo che viene trasmessa e mediata dalla percezione sensoriale”.

Risposta: Questa strana frase dovrebbe probabilmente essere una conferma della classica concezione aristotelico-tomista della conoscenza umana. In altre parole, tutta la conoscenza umana inizia con i sensi. Tuttavia, questi sensi possono percepire solo accidenti (cioè le proprietà esterne, ma non dell'essenza delle cose). La cognizione stessa ha luogo al di là dell’ambito dei sensi, quando l’intelletto estrae i concetti generali dai fenomeni percepiti dai sensi, cioè “afferra” l’essenza delle cose. La seguente affermazione, tuttavia, testimonia che Müller devia da questa concezione classica (riconosciuta dalla Chiesa) del processo cognitivo alla concezione eretica kantiana.

Citazione: “Tuttavia, l’esperienza oggettiva presuppone sempre un orizzonte non oggettivo dell’intelletto umano”.

Risposta: Sembra, a dir poco, è una cosa da dubitare. Qui si parla dell’esperienza oggettiva, cioè di un fenomeno fisico e dei suoi effetti sui sensi umani, e della ragione umana e del suo “orizzonte non oggettivo”. In altre parole, Müller afferma che la realtà dipende da come essa viene vista dalla persona. Sottolineando unilateralmente la soggettività del processo cognitivo nella persona, nascondendo che la realtà è indipendente dalla nostra conoscenza. Egli crea l’impressione che essa come se dipendesse dalla nostra conoscenza, se non in generale, quindi almeno in questo caso della risurrezione di Cristo. Questo filosofare vuoto alla fine conduce a mettere in dubbio la testimonianza dei testimoni oculari. Müller sposta l’evento della risurrezione di Cristo dall’abito del mondo materiale all’ambito del processo cognitivo. Questa sua eresia - la negazione della risurrezione di Cristo nella carne - è collegata alla concezione eretica kantiana del processo cognitivo, cioè all’affermazione che l’uomo non può conoscere con certezza le cose del mondo che lo circondano. Di conseguenza, anche la rivelazione di Dio non è un fatto provato con esattezza; possiamo crederci, ma è solo una cosa soggettiva che non possiamo provare. È un'eresia, perché la risurrezione di Cristo è un fatto storico provato, come pure i miracoli descritti nel Vangelo, oppure i miracoli compiuti attraverso gli apostoli con cui Dio ha affermato la verità della loro missione salvifica. Questi sono tutti i fatti storici, e se essi sono realmente eventi storici, allora possono essere dimostrati come gli altri eventi nella storia umana.

Citazione: “La trascendenza della ragione umana è sempre un presupposto metafisico per formare una concezione generale”.

Risposta: Che cosa potrebbe significare questo in modo approssimativo? Con la trascendenza della ragione umana, forse, intende la capacità di rendere conto non solo i fenomeni sensoriali (che gli animali possono fare), ma anche ciò che sta dietro a questi fenomeni, l'essenza delle cose. Formare una concezione forse significa semplicemente capire cosa sta succedendo. Ad esempio, vedo un'alba e suppongo che il sole sta sorgendo, anche se non lo vedo ancora. Sembra che la frase in realtà non abbia alcun senso; dice semplicemente che alcune persone a volte usano la ragione ...

Con le sue frasi sofisticate Müller dà l'impressione di essere un estremamente forte esperto in teologia. Questo porta le persone a convincersi di non poter comprendere in genere le verità cristiane a un livello professionale così elevato come lui. Ma poi che succede? Quelli che hanno sempre conosciuto con certezza che Gesù risuscitò dai morti, improvvisamente iniziano a dubitare che forse lo capiscono male, perché lì esiste un livello più alto in base al quale il Signore Gesù in realtà non è risorto. Ma questo ovviamente è un'eresia!

Citazione: “Pertanto, nel concetto di un essere oggettivamente conosciuto, l’esperienza trascendente non oggettiva dell’essere è quindi sempre implicitamente considerata come l’orizzonte della conoscenza e l’origine di tutto l’essere”.

Risposta: Quando traduciamo l’affermazione di Müller parola per parola in un linguaggio normale, vediamo che probabilmente significa quanto segue: per “un essere oggettivamente conosciuto” apparentemente egli intende Dio, cioè un Essere che può essere conosciuto così come lo è. Tuttavia, prima dell'espressione “un essere oggettivamente conosciuto” mette la parola “nel concetto”. Quindi non afferma che un tale essere – Dio – esiste, ma solo, che alcune persone forse lo pensano così. A coloro che pensano che Dio esiste – che è sperimentabile come egli è – Müller attribuisce il concetto del “processo cognitivo”. Afferma poi che in questo concetto è “l’esperienza trascendente non oggettiva dell’essere”. Sotto queste parole “esperienza non oggettiva dell’essere” probabilmente si intende la “fede” modernista che non è oggettiva, non è dimostrabile e non può essere condivisa con altri, ma è un semplice sentimento interiore, oppure impressione senza la possibilità di verificare la sua veridicità. Questa fede modernista è chiamata “trascendentale”, perché il suo oggetto, apparentemente, è qualcosa di diverso che pura “l’esperienza oggettiva”, cioè qualcosa diverso che impressioni sensoriali causate dai fenomeni fisici del mondo. Quindi l’oggetto di questa pseudo fede modernista è qualcosa che non può essere provato.

“L’orizzonte della conoscenza” deve ovviamente significare la possibilità di conoscere, oppure ciò che può essere conosciuto. Con parole “l’origine di tutto l’essere” di nuovo si intende questo “dio” panteistico, kantiano e modernista, ma ora, per un cambiamento, non viene inteso come qualcosa di oggettivamente esistente, ma come elemento nel processo cognitivo dell'uomo. La filosofia kantiana, come veniva detto, elimina la differenza tra essere e conoscere. Kant considera che è senso parlare di essere solo come qualcosa che può essere conosciuto; semplicemente non pensa a cose al di là del nostro processo cognitivo. Le cose al di fuori della ragione umana non sembrano esistenti per lui.

Quindi, quando mettiamo insieme la frase, possiamo dire che Müller afferma qualcosa del genere: Supponendo che ci sia un Dio che vede direttamente l’essenza di tutte le cose, allora ne consegue che nella mente umana c’è sempre la possibilità implicita di sperimentare questo Dio come qualcosa che può essere conosciuto, qualcosa che è la causa efficiente di tutti gli esseri (ovviamente, nel contesto della filosofia kantiana senza alcuna possibilità di verificare l'autenticità o la veridicità di questa “esperienza interiore”).

Ma attenzione! In effetti, Müller non si riferisce qui al Dio vero e vivente, ma piuttosto a un’idea immaginaria di un dio carcerato nella ragione umana, un dio inventato dall’uomo che inizia ad esistere quando una persona lo “riconosce”, cioè quando lo inventa. Pertanto, Müller nuovamente conduce il lettore al pensiero che la “risurrezione di Cristo” sia avvenuta solo nelle menti degli apostoli.

Citazione: “La conoscenza di Dio si basa sul suo desiderio di auto-espressione nella parola divina, grazie al quale egli è conosciuto attraverso i mezzi accessibili ai sensi”.

Risposta: Sì, Dio può essere conosciuto attraverso la sua creazione, perché ha dato l’ordine nel mondo creato, creando le cose di questo mondo „secondo la propria specie“, cioè secondo un certo ordine, secondo le idee nella sua saggezza. Ogni cosa creata è ciò che è, ciò che Dio voleva che essa sia. Pertanto ogni cosa è “intelligibile”, cioè può essere conosciuta con l’intelletto, poiché a ogni cosa è stata donata da Dio la propria sostanza. E grazie a queste idee di Dio “serbate” in teoria di “materia informe”, cioè grazie all’ordine di Dio nel mondo, Dio è accessibile alla nostra ragione. Le cose del mondo hanno anche la loro gerarchia: basso e alto livello della perfezione dell’essere. Conoscendo in modo graduale gli esseri sempre più elevati, l’intelletto umana arriva a “afferrare” le cose spirituali, e alla fine – illuminato dalla grazia dello Spirito Santo arriva con questa via alla conoscenza di Dio.

È quindi vero, e possiamo essere d’accordo con Müller su questo, che la vera conoscenza delle cose o meglio dire della loro sostanza, avviene al di là dell’ambito extrasensoriale, dell’atto della ragione che è nella sua essenza spirituale – immateriale. Ciò vale anche per le cose materiali ordinarie di questo mondo e tanto più per la cognizione di Dio stesso.

Ciò non significa, tuttavia, che la risurrezione di Cristo debba o non possa avvenire nell’ambito fisico, nel tempo e nello spazio, e che debba essere situata solo nel processo cognitivo dei discepoli, come viene fatto da Müller. Al contrario! Il fatto della risurrezione fisica di Gesù è conoscibile e accessibile alla nostra ragione e fede, perché ha avuto luogo nel nostro tempo e spazio da cui attingiamo naturalmente materiale per tutta la nostra conoscenza.

Ricordiamo che ci sono anche apparizioni divine che sono puramente soggettive e private; tuttavia, sicuramente ad essi non possiamo attribuire la risurrezione di Cristo ed apparizione agli apostoli!!! Ad esempio, Dio apparve diversamente quando parlò ad Abramo. Apparve anche in modo diverso all’apostolo Paolo alle porte di Damasco. Alcuni dei suoi compagni vedevano solo la luce, altri ascoltavano solo la voce, ma solo Paolo vedeva Gesù. Gesù apparve in modo diverso a san Giovanni apostolo nella visione apocalittica. È stata un'esperienza visionaria. Tuttavia, le apparizioni del Signore Gesù dalla sua risurrezione all’ascensione erano qualcos’altro. Erano apparizioni come nessuna di quelle sopra menzionate. È stato un vero incontro con il Signore risorto nel suo corpo glorificato.

Citazione: “L’esperienza pasquale consiste, quindi, nel fatto che Dio media se stesso sull’orizzonte cognitivo trascendentale dei discepoli per mezzo l’auto-testimonianza di Gesù, che si fa vedere ai discepoli in modo tale da poter renderlo conto come vivente in Dio”.

Risposta: In questa affermazione Müller ha già pronunciato una esplicita eresia! In tal modo egli conferma definitivamente che la risurrezione e l'apparizione di Gesù avvenivano semplicemente nelle coscienze dei discepoli. Secondo lui, „l’esperienza“ pasquale non consiste nel fatto che il Cristo risorto mostrò ai discepoli il suo corpo glorificato e li convinse della sua risurrezione fisica e storica (“un fantasma non ha carne e ossa” [Lc 24, 39]), ma piuttosto è stata una “esperienza” sull “orizzonte cognitivo”, cioè nelle menti dei discepoli. Questa blasfemia eretica si intensifica solo nelle seguenti affermazioni.

Citazione: “L’uso delle formule teofaniche dell’Antico Testamento (cfr. Es 3, 2) indica chiaramente che le apparizioni (apparentia) pasquali sono eventi che rientrano nell’ambito della rivelazione (revelatio)”.

Risposta: Con l’espressione “formule teofaniche” Müller ci toglie anche il minimo dubbio in questo, che lui considera la risurrezione semplicemente un'invenzione degli apostoli. Distinguendo tra “l’apparizione” e “la rivelazione”, cerca di dare l’impressione di prendere in considerazione la rivelazione oggettiva di Dio, il cui contenuto è il deposito della fede. Tuttavia, appena ha fatto esplodere le sue fondamenta in atomi negando la capacità conoscitiva del mondo materiale (in cui avvengono queste apparizioni individuali) e negando esplicitamente il più grande miracolo di Dio che sia mai accaduto, cioè la risurrezione del Signore Gesù Cristo. Che assurdità! Perché non era possibile che costui “fu abbandonato negli inferi” (At 2, 31) il quale stesso è la rivelazione di Dio all’umanità.

Nel caso degli apostoli, loro non avevano una sorta di visione mistica (apparizione), ma piuttosto avevano visto la presenza reale di Gesù. “Guardate le mie mani e i miei piedi: sono proprio io! Toccatemi e guardate; un fantasma non ha carne e ossa come vedete che io ho” (Lc 24, 39). Collocare le apparizioni fisiche di Gesù risorto a un livello con le visioni mistiche è una manipolazione ed eresia.

Citazione: “Una telecamera accesa non sarebbe stata in grado di effettuare una registrazione degli avvenimenti della risurrezione, i quali sono in essenza il culmine del rapporto personale del Padre al Figlio incarnato nello Spirito Santo”.

Risposta: Questa affermazione è la soluzione all'intero enigma di ciò che l’autore intendeva dire. Se una telecamera accesa non sarebbe stata in grado di effettuare una registrazione degli avvenimenti della risurrezione di Cristo, né le sue singoli apparizioni fisiche ai discepoli, allora questo significa, sicuramente, che perfino nella risurrezione non è stata la risurrezione della carne. E quando poi Gesù apparve nel Cenacolo e disse ai discepoli: “Toccatemi… un fantasma non ha carne e ossa”, – questo Gesù, secondo Müller, ha mentito e influenzato i poveri apostoli con una specie di suggestione come David Copperfield. Egli non aveva un corpo, ma ha intossicato i sentimenti dei discepoli e ha fatto loro pensare che lui avesse un corpo. Müller conferma questa blasfema menzogna ed eresia nel suo testo. Ma se fosse così come dice Müller, allora dov’è scomparso il corpo dal sepolcro? Secondo Müller, probabilmente era forse una sorta di trucco magico, come lo fanno i maghi quando costringono di “scomparire” una persona rinchiusa in una scatola. Quindi, in quale dio Müller crede veramente? In un giocoliere che prende in giro le persone?

Citazione: “Contrariamente alla ragione umana, ai dispositivi tecnici ed agli organismi viventi manca capacità di vivere un'esperienza trascendentale, e quindi, anche la possibilità di percepire la Parola di Dio mediante i fenomeni ed i segni percepibili dai sensi. Solo la ragione umana, grazie alla sua unità interiore di categoricità e trascendentalità è determinabile dallo Spirito di Dio per la percezione dell’immagine cognitiva – suscitata dagli eventi di apparizioni – essa poteva rendere conto della realtà personale di Gesù come causa di questa immagine cognitiva sensoriale-spirituale”.

Risposta: Le ultime parole del brano sono davvero il punto nero che sta dietro questo fango di eresie. In tale modo, secondo il pensiero di Müller, la risurrezione è stata in effetti una “immagine cognitiva sensoriale-spirituale”. Non c’è niente da aggiungere. Pertanto, rispettivamente alla fede del cardinale Müller, Cristo non è risorto e tuttavia il cardinale Müller continua a rimanere nei suoi peccati.

Con la presente pubblicazione chiediamo il cardinale Müller di pentirsi pubblicamente delle sue eresie. In questo modo, egli potrà dare un esempio a tutti coloro che sono stati fuorviati dai suoi scritti.

(continua)

+ Elia
Patriarca del Patriarcato Cattolico Bizantino

+ Metodio, OSBMr + Timoteo, OSBMr
Vescovi segretari

Don Venceslao Don Davide

20 aprile 2020