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La forza di un gigante, Giovanni Paolo II e la modernità” Così Giovanni Paolo II riuscì a “convertire” la modernità dal nichilismo a un nuovo umanesimo cristiano. Lezioni di Cangiotti e Botturi sulla “forza di gigante” di san Wojtyla «Non si deve adattare il Vangelo alla cultura, ma al contrario cristianizzare le culture»

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Giovanni Paolo II ha richiamato tante volte, bisogna rendere sempre di nuovo cultura la fede, perché una fede che non diventa cultura, è una fede “non pienamente accolta, non interamente pensata, non fedelmente vissuta”, come disse in un suo intervento».

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«La nostra epoca è stata qualificata da certi pensatori come l’epoca della “post-modernità”. (…) Il termine è stato dapprima impiegato a proposito di fenomeni d’ordine estetico, sociale, tecnologico. Successivamente è stato trasferito in ambito filosofico (…) le correnti di pensiero che si richiamano alla post-modernità meritano un’adeguata attenzione. Secondo alcune di esse, infatti, il tempo delle certezze sarebbe irrimediabilmente passato, l’uomo dovrebbe ormai imparare a vivere in un orizzonte di totale assenza di senso, all’insegna del provvisorio e del fuggevole. Parecchi autori, nella loro critica demolitrice di ogni certezza, ignorando le necessarie distinzioni, contestano anche le certezze della fede. Questo nichilismo trova in qualche modo una conferma nella terribile esperienza del male che ha segnato la nostra epoca. Dinanzi alla drammaticità di questa esperienza, l’ottimismo razionalista che vedeva nella storia l’avanzata vittoriosa della ragione, fonte di felicità e di libertà, non ha resistito, al punto che una delle maggiori minacce, in questa fine di secolo, è la tentazione della disperazione». (n. 91)

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