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Sant'Apollinare: il patrono dell'Emilia-Romagna

12PORTE - 22 luglio 2021: Secondo la tradizione proviene da Antiochia di Siria, là dove - come scrivono gli Atti degli Apostoli - per la prima volta i discepoli furono chiamati cristiani. Sant’Apollinare è il patrono dell’Emilia-Romagna ed è considerato simbolicamente il primo evangelizzatore della nostra terra; simbolicamente, perché la nostra è una terra di passaggio dove il nome di Cristo si è diffuso nei traffici delle vie consolari. La tradizione dice che Apollinare si unì all’Apostolo Pietro nel suo viaggio a Roma e da questi venne inviato come vescovo a Classe, il quartiere militare della città portuale di Ravenna dove aveva importante sede la flotta imperiale che vedeva la presenza di alcuni cristiani. La storia dell’evangelizzazione in regione si collega così con il principe degli Apostoli. La splendida basilica sepolcrale del Santo a Classe merita una visita. Vi si può notare la particolare collocazione della tomba, in gremiu ecclesiae, direbbe una antica formula liturgica: nel grembo della Chiesa, cioè proprio nel luogo dove, negli antichissimi rituali liturgici comuni a oriente e occidente, il vescovo presiedeva i riti introduttivi della celebrazione eucaristica. Nel mistero soprannaturale della comunione ecclesiale, i santi non sono personaggi del passato ma sono sempre presenti nella vita della comunità, per questo Apollinare è raffigurato nel catino absidale nel momento di presiedere lui stesso la celebrazione, con le braccia alzate e rivestito della casula. Guardando con attenzione si può notare che il ricamo dell’abito liturgico è composto da tante api, simbolo di laboriosità e di comunione: insieme sotto la guida della regina, le api producono il miele, come i cristiani uniti sotto la guida del vescovo producono la dolcezza della comunione ecclesiale. Al di sopra il Cristo glorioso della Trasfigurazione, contemplato da Mosè ed Elia, e dai tre apostoli raffigurati come pecore, cioè come discepoli davanti al Maestro, così come la comunità dei cristiani ai piedi del vescovo: perché ciò che la comunità vive nella celebrazione liturgica è lo stesso incontro glorioso che i discepoli vissero sul Tabor, ascoltando la voce dell’unico Maestro e Signore.