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Tempi di Maria
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Apparizioni mariane a Ghiaie di Bonate: storia, messaggi e profezie

L’apparizione di Ghiaie di Bonate, nel Bergamasco, non è stata riconosciuta dal vescovo diocesano. Ma Pio XII ricevette in udienza privata la piccola veggente e il suo successore Giovanni XXIII manifestò in una lettera più di un dubbio sull’atteggiamento di chiusura della diocesi di Bergamo. A Ghiaie, dal 13 maggio (data significativa per Fatima) al 31 maggio 1944, Adelaide Roncalli, una bambina di sette anni, disse di vedere la Madonna.

In quei mesi, nonostante la guerra e i bombardamenti, un’ondata ininterrotta di pellegrini visitò questo paesino. La veggente fu costretta, da un sacerdote che esercitò su di lei una notevole violenza psicologica, a scrivere di aver mentito. Il 12 luglio 1946, Adelaide smentì però questa ritrattazione estorta, riaffermando per iscritto la veridicità delle apparizioni, come avrebbe ripetuto nel 1989. Padre Agostino Gemelli visitò la veggente nel 1944 e scrisse che «è da escludere che si tratti di soggetto anormale. L’osservazione prolungata di quattro giorni avrebbe permesso, special- mente mediante test mentali, di mettere in luce una tale personalità, nel quadro della quale sarebbe apparso in modo evidente e pronto il desiderio di ingannare o di presentare in maniera diversa dalla realtà la propria personalità».

Anche in questo caso è importante sottolineare il contesto. La Seconda guerra mondiale stava straziando l’Italia con lutti e rovine. La gente viveva nell’angoscia, c’era una povertà diffusa, mancavano i generi di prima necessità, la pace sembrava un sogno irraggiungibile. Proprio in quel periodo, inoltre, in Germania per ordine di Hitler si stava progettando di rapire e deportare il Papa. Un piano documentato da alcune autorevoli testimonianze, che venne poi accantonato. Le apparizioni di Ghiaie di Bonate saranno definite «l’epilogo di Fatima».

La Madonna predisse ad Adelaide: «Soffrirai molto, ma non piangere, perché dopo verrai con me in paradiso»; «In questa valle di veri dolori sarai una piccola martire...». Nel 1949, cioè un anno dopo la pubblicazione del decreto con il quale il vescovo Bernareggi affermava che «non consta» la soprannaturalità dell’evento, papa Pio XII ricevette in udienza privata la piccola Adelaide Roncalli che gli rivelò il segreto a lui riservato, confidatole dall’apparizione il 17 maggio 1944. Il gesto del Pontefice appare molto significativo, anche perché giungeva dopo la presa di posizione contraria del vescovo. Che cosa spinse papa Pacelli a incontrare Adelaide? Secondo Ermenegilda Poli, autrice del libro La fede della gente a Bonate, Pio XII aveva ricevuto da suor Lucia, la veggente di Fatima, questa notizia: «Verso la fine della guerra la Madonna apparirà in Italia a una bambina di sette anni di una famiglia povera, in un piccolo paese, per proteggere il Papa e aiutare il mondo». Non esiste alcuna conferma al riguardo. Ma in questo contesto potrebbe apparire sotto un’altra luce la decisione di Pio XII di accogliere la veggente.

Anche il successore di Pacelli, il bergamasco Giovanni XXIII, apparve possibilista sui fatti di Ghiaie di Bonate. In una lettera riservata del luglio 1960, inviata al vescovo di Faenza, scrisse che «circa l’affare Ghiaie comprendete che si ha da cominciare non dal vertice, ma dal piano: e non toccare chi deve pronunciare non la prima ma l’ultima parola. Più che di sostanza, qui devesi tenere conto delle circostanze, che vanno studiate e tenute in gran conto. Ciò che vale in “subiecta materia” è la testimonianza della veggente: e la fondatezza di quanto ancora asserisce a 21 anni e in conformità alla sua prima asserzione a 7 anni: e ritirata in seguito alle minacce, alle paure dell’inferno fattele da qualcuno. Mi pare che insista quel terrore di quelle minacce. Comunque ella comprende che non è pratico, né utile, che la prima mossa per una revisione venga dal sottoscritto a cui spetta il “verbum” per la Congregazione dei Riti, o di altro dicastero».

Insomma, papa Roncalli era bene a conoscenza che la veggente era stata costretta a ritrattare in seguito a gravi e ripetute pressioni psicologiche e minacce. E mostra di sostenere la tesi di chi chiede di rivedere il caso. Un altro segno importante sull’autenticità delle apparizioni alle Ghiaie di Bonate arrivò dal santo padre Pio da Pietrelcina, il quale avrebbe risposto a un gruppo di pellegrini provenienti dal paese bergamasco: «Ma cosa ci venite a fare voi, quaggiù, voi che avete a casa vostra la Madonna di Bonate?».

Nel corso della decima apparizione parlò del Papa e delle sue sofferenze: «Prega pure per il Santo Padre che passa momenti brutti. Da tanti è maltrattato e molti attentano alla sua vita. Io lo proteggerò ed egli non uscirà dal Vaticano. La pace non tarderà, ma al mio cuore preme quella pace mondiale nella quale tutti si amino come fratelli. Solo così il Papa avrà meno da soffrire».

Sono parole che colpiscono, data la coincidenza temporale con il progetto di rapire Pio XII. Ha scritto Lucia Amour, nel libro Regina della famiglia a Ghiaie di Bonate: «Siamo nel mese di maggio del 1944. L’Italia è al quarto anno di guerra, la gente è sfinita, gli uomini più validi sono al fronte, molti di loro non torneranno più, il mondo intero è prostrato da una guerra che conterà oltre sessanta milioni di morti, proprio quella terribile guerra che la Madonna a Fatima, il 13 luglio 1917, aveva preannunciato ai tre pastorelli se il mondo non si fosse convertito. “La guerra sta per finire”, aveva detto allora Nostra Signora del Rosario, “ma se non cessano di offendere il Signore, nel pontificato di Pio XI, ne scoppierà un’altra peggiore”.

La pace è un bene ormai agognato da tutti, il miraggio che sarà oggetto di una delle prime domande poste alla Regina del Cielo dalla bimba sollecitata in questo dalla gente che, sempre più numerosa, accorrerà in quei campi del bergamasco nella speranza di trovare luce in mezzo a tanto orrore e a tanto dolore».

Prosegue il testo: «A Roma intanto, città dove vive il Santo Padre, il 10 maggio di quello stesso anno, Hitler impone tassativamente al generale Karl Friedrich Otto Wolff (capo supremo delle SS in Italia) di mettere in atto il piano che prevede, in seno alla grande offensiva su Roma, di rapire papa Pio XII per deportarlo in Germania (piano già precedentemente ordinato, nella primavera del 1943, allo stesso Wolff, ma fortunatamente disatteso dall’alto ufficiale, che era riuscito allora a distogliere Hitler dalle sue intenzioni).
E' un piano coperto dal segreto di Stato più assoluto e del quale il mondo verrà a conoscenza solo trentanni dopo, quando il generale Wolff, il 24 marzo del 1972, stenderà una memoria scritta depositandola a Monaco di Baviera, dove si svolgerà uno dei sette processi rogatoriali per la causa di beatificazione di papa Pacelli. Oggi la preziosa relazione si trova proprio tra questi documenti».


Scrive ancora l’autrice del libro sulle apparizioni a Ghiaie di Bonate: «Nella terza apparizione, il 15 maggio 1944, Adelaide aveva chiesto alla Madonna quando la guerra sarebbe terminata. Ella rispose: “Se gli uomini faranno penitenza la guerra finirà tra due mesi, altrimenti in poco meno di due anni”. Torna ancora il tema della penitenza come strumento prezioso per ottenere il grandissimo dono della pace. Sappiamo che purtroppo fu la seconda ipotesi a realizzarsi, anche se proprio di lì a due mesi, giovedì 20 luglio, avverrà il famoso attentato a Hitler che, se pur fallito, segnerà l’inizio di una lenta capitolazione delle forze tedesche. Perché si avverò l’ipotesi più triste? Forse la gente non prese sul serio le parole di Maria, non fece penitenza, non volle credere nella potenza di questo strumento che Maria già a Lourdes e a Fatima aveva raccomandato all’uomo con insistenza? La risposta potrebbe essere proprio di sì; il mondo, anche qui a Ghiaie, non la prese sul serio e le conseguenze furono davvero terribili, se solo ripensiamo alle atomiche sganciate su Hiroshima e Nagasaki». Ricordiamo, a titolo di cronaca, che la Seconda guerra mondiale è stata combattuta dal 1° settembre 1939 all’8 maggio 1945 in Europa e dal 7 dicembre 1941 al 2 settembre 1945 in Asia.

Tratto da:
Saverio Geata-Andrea Tornielli, La profezia che non finisce, Piemme, Milano 2011, pp. 139-145.
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