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Nazaret. I capitelli degli apostoli

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Guardiamo questi cinque splendidi capitelli di epoca romanica, esposti nel Museo dei Francescani a Nazaret, attiguo alla basilica dell’Annunciazione.

La fede e le forze del male

Li aveva scolpiti un artista di scuola francese per coronare le colonne della grande chiesa crociata di Nazaret. Ma la disfatta delle milizie cristiane del regno latino di Gerusalemme ai Corni di Hattin, nel luglio del 1187, consigliò a un prudente christifidelis di nasconderli per salvarli dalle distruzioni delle orde del Saladino. Fu il padre Prosper Viaud a ritrovarli otto secoli dopo, nel 1909, sepolti in una grotta nella zona della basilica. Oggi sono valutati tra i più alti esempi di scultura crociata non solo della Terra Santa, ma dell’intera arte medievale. Il tema iconografico comune è la missione degli apostoli in oriente (Terrasanta ed Etiopia), declinato nelle scene di Tommaso e di Pietro, e nelle sequenze dedicate a Giacomo e Matteo.

Il capitello della Fede

La fede e l’apostolo

Una donna con la corona sul capo e una croce astile nella mano destra sorregge un apostolo scalzo. Sui lati, due coppie di demoni armati di scudo, spada e arco, sono pronte ad attaccare le due figure inermi. La Fede sostiene l’apostolo e gli infonde il coraggio necessario per la predicazione e per reagire alle persecuzioni.

Il capitello di San Tommaso.

Gesù e l’incredulo Tommaso

Dopo la sua risurrezione, Gesù mostra la ferita sul costato a Tommaso, e invita l’apostolo incredulo a toccare con mano. Cristo è riconoscibile per l’aureola con la croce. Assistono alla scena gli altri apostoli: tra questi si riconosce Pietro, alla destra di Cristo, e i fratelli Giacomo e Giovanni nell’ultima arcata a sinistra.

Il capitello di San Pietro.

Pietro si getta dalla barca per raggiungere Gesù

Illustra due episodi della vita dell’apostolo. Nei tre archi a destra è rappresentata l’apparizione di Gesù agli apostoli, dopo la resurrezione, presso il lago di Tiberiade: Pietro, gettatosi dalla barca per raggiungere la riva, tende la mano verso Gesù che lo chiama a sé.

Pietro risuscita Tabita

Sotto le tre arcatelle di sinistra è rappresentata la scena della risurrezione della discepola Tabita, avvenuta nella città di Giaffa, per mano di Pietro: l’apostolo la solleva dal suo letto di morte, mentre tre testimoni osservano il miracolo.

Il capitello di San Giacomo

San Giacomo libera un’indemoniata e converte Fileto

Predicando agli Ebrei, Giacomo converte un certo Fileto che ha visto l’apostolo liberare una donna posseduta dai demoni.

San Giacomo battezza lo scriba Giosia e viene martirizzato

Giacomo fonda una chiesa locale, rappresentata sul capitello da un vescovo con tiara e da un diacono, ed è perseguitato da Ermogene, dal pontefice Abiatar e dallo scriba Giosia che però, vinto dai fatti, si fa battezzare. L’apostolo paga con la decapitazione tanto ardire.

Il capitello di San Matteo.

San Matteo consacra Ifigenia sotto gli occhi del pretendente re Irtaco

Nella città di Maddaver in Abissinia, l’apostolo Matteo, presentato dall’eunuco Candace, battezzato dal diacono Filippo, risuscita Eufranore figlio del re Eglippo che si fa battezzare insieme alla sua famiglia, moglie, figli (Eufranore e Beeor) e la figlia Ifigenia. Morto il re, gli succede Irtaco, il quale vuole sposare Ifigenia che però si è consacrata al Signore. Matteo conferma la fanciulla nel santo proposito concedendole il velo delle vergini consacrate da lei chiesto in ginocchio davanti a tutto il popolo. Ciò provoca le ire di Irtaco che, sobillato dal demonio, condanna a morte l’apostolo. A Irtaco succede il cristiano Beeor che riporta la pace nella chiesa. I demoni devono allontanarsi sconfitti.