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MESE MARIANO
- Beato Alano della Rupe: I SERMONI DI SAN DOMENICO RIVELATI AL BEATO ALANO DELLA RUPE

- Le quindici Regine delle Virtù.

- QUARTO SERMONE DI S. DOMENICO
“Cantate al Signore un Cantico Nuovo, perché ha compiuto meraviglie” (dal Salmo 97).


"Regnanti, Principi e fedeli del Popolo,
ascoltatori amatissimi, il Sermone che vi
propongo nell’odierna Solennità del
Santissimo Corpo di Cristo, è la spiegazione
del Salmo di Davide che ho letto.
Il tema pare esulare dalla Festa
odierna, e sembra perciò fuori luogo: in
qualcuno forse susciterà stupore.
Avete oggi ben compreso e conosciuto
attentamente le Realtà del Cielo che il
Nostro Signore Gesù Cristo si è degnato di
rivelarvi nella Santissima Eucaristia.
Oggi avete visto con i vostri occhi un
eccelso incanto, lo stupore ineffabile del
Nuovo Testamento: lo avete visto con gli
occhi dell’anima, e per questo lo credete
profondamente.
Avete visto nella visione il Redentore
del mondo Gesù Cristo, Figlio di Maria,
Vergine e Madre di Dio, per noi nato,
Crocifisso, e Risorto.
Se dunque è rimasta legata a voi
qualche scintilla dello Spirito di Gesù, se è
rimasto attaccato a voi qualche filamento
del Nome, dell’Onore, e della Gloria di
Cristo, ringraziate, lodate e celebrate le
meraviglie di Dio: “Cantate al Signore un
Cantico Nuovo, perché ha compiuto
meraviglie”.

(San Domenico sapeva che essi
avevano visto queste cose, che egli stesso
aveva contemplato nel loro splendore, senza
che alcuno di essi glielo dicesse,
avendoglielo rivelato il Signore Nostro Gesù
Cristo dopo la Messa).
Vi siete chiesti cosa sia questo
Cantico Nuovo di cui sto parlando?
E’ la duplice preghiera del Nuovo
Testamento: una è la preghiera che l’Angelo
annunciò a Maria, l’Ave Maria; l’altra
preghiera, è quella che Gesù Cristo ha
affidato agli Apostoli affinchè fosse
divulgata, il Pater Noster.
Mediante esse, voi lodate lo Sposo e la
Sposa, voi li lodate nel loro particolare
Salterio.
E’ bene portare il Rosario appeso alla
cinta, per lodare con il massimo onore ed
amarli con tutto il cuore.
Se appendete (il Rosario alla cintura),
voi portate il Sigillo:
1. Regale (di Dio Padre);
2. Imperiale (di Cristo Gesù);
3.Celestiale e Divino (dello Spirito Santo):
ovvero il Sigillo della Santissima Trinità, (il
Sigillo) del Nuovo Testamento.

Accanto alla Santissima Trinità,
dunque, stava assisa la Regina
accompagnata dalle (Regine) delle quindici
Principali Virtù: di Esse voglio parlarvi
attentamente, perché quanto più si ha
amicizia con Loro, tanto più si serve Dio
devotamente, e si è a Lui benaccetti.
Le (Regine delle Virtù) così belle, dolci
e graziose, se voi le accogliete, possono
diventare vostre Amiche.
Esse, per volere di Dio e della Madre di
Dio, desiderano essere le vostre
Soccorritrici, le vostre Guide e Protettrici,
per coronarvi qui di Grazia e, alla fine della
vita, nei quindici Regni dei Santi, coronarvi
di Gloria.
Guai a coloro che vivono in vizi e
bagordi, e a coloro che offendono la Maestà
di Dio con i peccati.
Non rimarrà impunito chi avrà
abbandonato l’Amore sconfinato di Dio.
Chi offende mortalmente (Dio), sarà
condannato alla dannazione eterna.
Sono dunque le Regine delle Virtù a
giudicare i peccati mortali, dal momento
che Esse sono il contrario delle
scelleratezze compiute deliberatamente.
Allora preghiamole, affinché Esse ci
facciano comparire degni davanti a Dio.
Esse avete visto che avevano tre
diverse Vesti, ed erano cinque per ogni
colore di Vestito.
Dal momento che le Virtù si sono
rivelate, siano anche pregate: è
l’insegnamento che ci viene dalle quindici
Regine.

PRIMA CINQUANTINA DEL ROSARIO.

I. LA REGINA UMILTÀ.


I. (L’Umiltà) è base e fondamento di
tutte le Virtù: fu essa la Virtù che fece
innamorare grandemente Dio della Beata
Vergine Maria.
Secondo Sant’Anselmo ed altri
(Umiltà) deriva da humus, terra, dal
momento che gli umili si abbassano fino a
terra: essi a tutti si pospongono, e tutti
antepongono a sè, per Amor di Dio.
(Gli umili) hanno gli occhi fissi su se
stessi e sulle loro imperfezioni; (hanno gli
occhi fissi) sugli altri per contemplare la
presenza di Dio (in essi).
Questa Virtù esulta per le lodi (fatte)
agli altri, fugge la propria lode, eccetto la
lode che, dalle loro opere, salga a Dio.
(L’Umiltà) ama rimanere sconosciuta,
detesta stare ai vertici; essa ricerca cuori
pacifici e mansueti.
Scrive San Girolamo: “Se dunque la
stessa Santissima Trinità si abbassa fino ad
ogni creatura, e ama dimorare in questa
Virtù, perché la polvere e la tenue ombra
dell’uomo vuole innalzarsi al di sopra della
terra?
Come potrà (un uomo) essere così
dimentico di sé e di Dio nel riconosce la sua
piccolezza davanti alla Grandezza e alla
Maestà di Dio?
La Superbia, nemica (dell’uomo), lo
inganna fino alla morte.

II. (All’uomo) una dimora è stata
preparata nel Palazzo Regale del “Pater
Noster” (Padre Nostro).
Infatti, per Umiltà, la Santissima
Trinità ci ha donato la grazia di essere
Padre Nostro e di tutti: con intensa umiltà,
anche noi, suoi figli, dobbiamo ascoltare e
seguire la Sua Voce, onorandoLo, amandoLo
ed adorandoLo.
Scrive Sant’Ambrogio: “Non dovremo
umiliarci davanti al Dio che dalla terra ci ha
elevati a figli della Creazione?”.
La Dignità e la Bellezza della Regina
(Umiltà) è del tutto inesprimibile.
Al Novello Sposo di Maria, il Signore
diede la Grazia di contemplarLa: egli vide
una fanciulla in bianche vesti; sul capo
aveva una Corona con dieci gemme; ai
fianchi una cinta di meravigliosa bellezza,
decorata con quindici globetti d’oro; al collo
portava una meravigliosa collana, con
dodici lucentissime perle; nella mano destra
stringeva la Croce, Segno Vittorioso
dell’Umiltà del Cristo Sofferente; sulle
spalle un Manto di Stelle e di Gemme che le
discendeva incantevolmente, ed era avvolta
dalla luce; le dita erano adorne di anelli con
sopra la croce, a testimonianza del suo
Fidanzamento con Cristo.

III. In questo modo anche San
Domenico l’aveva descritta, e aggiunse:
“Nulla può compararsi al Suo Splendore,
neppure il fulgore e il bagliore di tutte le
stelle del cielo.
Vale più conquistare Lei, che
conquistare il Sole, la Luna e le Stelle.
Scrisse (San) Cirillo: “Ella, infatti, ha
un posto ragguardevole fra le Figlie di Dio
nel Regno delle Anime Beate”;
Scrisse poi (Sant’) Agostino: “Così
anche Dio nel mondo predilige più chi gli
dona un piccolo grazie, rispetto a chi
(sottomette) l’universo intero.
E voi, per vana superbia, avete quasi
del tutto dimenticato (di ringraziare Dio).
Eppure ora tutti voi che siete più di
300 persone, l’avete vista coi vostri occhi,
meglio di quando in preghiera avreste
potuto vederle con gli occhi dell’anima.
Allora, cantate al Signore un Cantico
nuovo”.

San Domenico, vide molte altre cose
sulle Regine delle Virtù, durante l’estasi,
nella quale ricevette l’ordine di predicare,
se non volesse morire.
A memoria di questa visione collettiva,
l’Uomo Santo chiese che fossero dipinte le
quindici (Regine) delle Virtù, così come
erano state viste, sia nella Sala del
Comandante, sia nella Chiesa Maggiore.

II. LA REGINA AMICIZIA

La concordia è l’unione degli amici in
un comune sentire.
Scrive (Sant’) Agostino che (la
concordia) agisce come l’unione delle
membra nel corpo.
San Remigio chiama (la concordia)
Aurea Catena, che lega i fedeli per renderli
invincibili.
Scrive Macrobio che (l’amicizia) non
conosce le invidie, le mormorazioni e gli odi,
che vi sono tra gli uomini.
(La concordia) rende (l’amicizia)
incrollabile.
Scrive Sallustio che con la concordia,
ogni realtà anche minima, prospera.
Per legge di natura, la concordia dona
benessere all’umanità, e, (instaurandosi) il
Regno di Dio, la concordia porta stabilità e
felicità, perché (con la concordia) ogni
uomo è legato a Dio.
Ad essa fa guerra l’invidia del
Nemico”.

Dopo queste cose, San Domenico
aggiunse:
“I. (La concordia) trova giusta dimora
nelle parole del Pater Noster: “Qui es” (Che
Sei), ovvero (Dio) che è l’Essere per
eccellenza, dal momento che Egli dona
l’essere a tutte le cose (Boezio).
Dio ci ha donato la (Sua) Amicizia:
forse non ricambierai Colui che così tanto ti
ha amato? Non saresti amabile con chi Egli
ama?

1. Suvvia rispondi: il tuo essere, forse
ti appartiene? Risponde di no, Dio, che dà il
suo Essere a tutte le cose che esistono.
E le cose che Dio ama, forse tu le
odierai?
Egli freme davvero per tutti gli uomini,
Suoi figli: e tu non li consideri fratelli, e non
li ami?
Allora chi o che cosa amerai, se non
ami colui, che ha ricevuto riceve come te
dall’unico Padre, il medesimo Essere?

2. Bene scrive Cassiodoro: “Se in base
al diritto naturale del sangue, i fratelli dello
stesso padre sono obbligati ad un
vicendevole amore: allora in base al Diritto
dello Spirito Santo, dei Sacramenti e dei
Doni Divini, non sarai ancor più obbligato
(ad un vicendevole amore) con il fratello
cristiano?
Guai all’uomo, che ama il prossimo più
in base alla carne che in base allo spirito.

3. Chi è, e dov’è uno che ama?
Sant’Agostino risponde: “L’Anima non
è generata dalla carne, ma è creata
direttamente da Dio: perché ami più il
fratello carnale e meno il cristiano che è
fratello spirituale.
Se tu contrariassi (il fratello carnale) ti
sentiresti in peccato: e verso (il fratello
spirituale), neppure ti sfiora il pensiero di
peccare!
O meraviglia! O amore! Meraviglia
tanta! Amore niente!”.

4. Chi potrebbe mai anteporre (il
legame) naturale al (legame) spirituale?
Solo uno stolto potrebbe, ovvero chi
manca o difetta d’umanità, e diviene
irragionevole!
Il peccato originale fu il rifiuto di Dio:
fu esso la rovina ed il disfacimento di tutta
la bellezza di cui (Dio) aveva rivestito gli
uomini: un degrado che di conseguenza (si
manifestò) nelle future generazioni.
L’Amicizia dell’uomo devoto con Dio
(riporterà, invece) l’Amore e la Bellezza.
Scrive (Sant’) Ambrogio: “Se per il bel
piumaggio di Elena combattè quasi la terza
parte del mondo, perché mai per la
Concordia, Madre di tutti i beni, nessun
uomo e nessun stato si dà pensiero?”.

II. Ripensate in quale splendore l’avete
contemplata.
Si ergeva la figlia di Dio: (intorno al
capo) aveva un’Aureola Gloriosa; aveva una
veste aurea adornata di gigli primaverili; in
mano aveva un mazzetto di dieci rose, più
luminose del sole.
Ricordate le Compagne che le stavano
attorno, come Angeli di Dio: anch’esse sono
dieci.
Ricordate la (Sua) Bellezza
incantevole, il (Suo) Portamento leggiadro, il
(Suo) Splendore di Gloria?
Io non sarei in grado di ridirlo.
Ella si adopera instancabilmente per
portare la pace nel mondo.
Chi potrebbe valutare il valore (della
concordia)?
(E’ come) mettere a confronto tutti i
tesori e le ricchezze del mondo con i tesori
dell’anima, ovvero l’essere, l’esistere, il
pensare, il vivere, ecc.

1. Quanto tristi sono quelli che, covano
in sé, o seminano o fomentano inimicizie.

2. E’ una grande sventura perdere un
Regno; ma ancor di più (catastrofico) è aver
perso la concordia.
(Con la concordia), infatti, si potrebbe
anche recuperare un Regno perduto, ma
senza (concordia) un Regno non potrebbe
persistere.

3. Aggiungo che, chi perde la carità,
perde insieme con essa anche Dio! Perché,
se la morte porta via (l’uomo) dal Regno del
Mondo, invece l’Amicizia subito riporta
l’uomo nel Regno e lo corona di gioia.

4. Felice l’uomo, che muore in pace nel
suo giorno; infelice colui, nel quale muore la
pace.
Lì, la morte della carne; qui, lo
spegnersi dell’essere e dell’esistere.
Scrive e sostiene San Basilio: “Quando
subentra una tirannide, quanto più un
dignitario era stato potente, tanto più
crudele sarà la sua uccisione, sì o no?”.

Se già è un male la perdita di
qualunque bene, certo dovrà essere il
peggiore dei mali, perdere il Bene più
grande, quali la Carità, la Pace e la
Concordia.
Essi, infatti, provengono da Dio. Date a
Dio, quel che è di Dio, e per questo cantate
al Signore un Cantico nuovo nel Rosario."

(Beato Alano della Rupe o.p.:
I SERMONI DI SAN DOMENICO RIVELATI AL BEATO ALANO
Libro III: CAPITOLO VI )


www.beatoalano.it
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"E’ bene portare il Rosario appeso alla cinta, per lodare con il massimo onore ed amarli con tutto il cuore. Se appendete (il Rosario alla cintura), voi portate il Sigillo: 1. Regale (di Dio Padre); 2. Imperiale (di Cristo Gesù); 3. Celestiale e Divino (dello Spirito Santo): ovvero il Sigillo della Santissima Trinità, (il Sigillo) del Nuovo Testamento."
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I. LA REGINA UMILTÀ. - I. (L’Umiltà) è base e fondamento di tutte le Virtù: fu essa la Virtù che fece innamorare grandemente Dio della Beata Vergine Maria.
Secondo Sant’Anselmo ed altri (Umiltà) deriva da humus, terra, dal momento che gli umili si abbassano fino a terra: essi a tutti si pospongono, e tutti antepongono a sè, per Amor di Dio.
(Gli umili) hanno gli occhi fissi su se stessi e sulle …More
I. LA REGINA UMILTÀ. - I. (L’Umiltà) è base e fondamento di tutte le Virtù: fu essa la Virtù che fece innamorare grandemente Dio della Beata Vergine Maria.
Secondo Sant’Anselmo ed altri (Umiltà) deriva da humus, terra, dal momento che gli umili si abbassano fino a terra: essi a tutti si pospongono, e tutti antepongono a sè, per Amor di Dio.
(Gli umili) hanno gli occhi fissi su se stessi e sulle loro imperfezioni; (hanno gli occhi fissi) sugli altri per contemplare la presenza di Dio (in essi).
Questa Virtù esulta per le lodi (fatte) agli altri, fugge la propria lode, eccetto la lode che, dalle loro opere, salga a Dio.