Eugenio Scalfari si sostituisce a Papa Francesco: "Chi è davvero Gesù". E il Vaticano muto
Ed ecco Eugenio Scalfari farsi avanti e rispondere senza incertezze: il Figlio di Dio era un uomo, solo uomo, mentre era vivo, e lo restò fino a quando fu crocifisso. Poi è tornato Dio, cioè uno spirito, un fantasma, dopo la sua morte. Dissolvendosi come un fuoco fatuo e lasciandoci il suo messaggio fraterno. Insomma, al diavolo Dostoevskij: non era Dio fattosi uomo, l'Eterno entrato nel tempo in una fattispecie umana, pienamente uomo e pienamente Dio. Ma prima Dio, poi uomo, dopo di che ancora Dio. Un simpatico trasformista. Un Oudini di vaste ambizioni.
E chi è Dio? Scalfari la sa lunga anche su di Lui. L'antico inganno delle molte religioni in competizione tra loro sta per finire. Sono tutte forme effimere dell'Unica Essenza che le profuma tutte: Dio è unico. La sua luce prende colori diversi a seconda del cristallo che attraversa. Tutte le religioni sono uguali, con sfumature diverse, riferite ad aspetti secondari quali le celebrazioni, che in realtà si equivalgono. I popoli purtroppo hanno diversificato il concetto di Dio, con grandi danni per la pace. Ora viene l' epoca di un nuovo affratellamento universale, dove ci sarà una sola grande religione con tanti fiumi dai diversi nomi ma dove scorre la medesima acqua. E grazie a chi? Grazie a papa Francesco.
Ciascuno ha facoltà di pensarla su Gesù e su Dio come crede. Eugenio Scalfari ha un'età veneranda, e può dire ciò che vuole reclamando rispetto. E glielo diamo. Ma c'è un problema. Il problema è che il massimo intellettuale laico del nostro tempo (così pare), nell'esprimersi come sopra non dice la propria opinione, ma si qualifica come portavoce del Papa, suo personale evangelista. Riferisce queste definizioni a proposito del Nazareno allo stesso Vicario di Cristo. Non è la prima volta. Sono anni che la storia si ripete. E francamente non ci sono più parole. Gutta cavat lapidem, la goccia scava la pietra, e ci domandiamo perché non gli si domanda privatamente, con una telefonata dall'alto, di chiudere questo rubinetto. Il fatto è che se Scalfari si sente autorizzato a farlo la ragione è perché si sente investito da una missione propostagli dallo stesso Santo Padre, il quale non ha mai sentito la necessità di smentirlo dicendo sì sì no no. Finora, anche dinanzi a virgolettati che - secondo ogni scuola di giornalismo - dovrebbero coincidere con le parole testuali, sono intervenuti pallidi portavoce le cui precisazioni assai comprensive e avalutative, neppure sono state riportate da Repubblica. Accadrà lo stesso stavolta?
Intanto registriamo quel che è accaduto ancora ieri, con il tradizionale editoriale domenicale di Scalfari, che ormai dobbiamo interpretare di precetto come a messa domenicale, a quanto pare. Non c'è dubbio che tutto questo sconcerta il semplice fedele, ma anche il fedele complicato. Non ci si capisce nulla. Chi era Gesù Cristo davvero? Il dogma è fluido? Gesù è bifronte come Giano? Viene da pensare che - autorizzato o almeno tollerato dalla Santa Sede - ci sia un credo cattolico apostolico romano buono per le élite, una specie di cremina gnostica, una sorta di scienza massonica del Dio Supremo, il Quale coordina dall'alto, insieme alle menti più elevate, un pensiero religioso progressista di fraternità universale. E poi, più sotto, un credo parallelo, buono per le prediche nei santuari e per l' Angelus domenicale, un messaggio popolare, in cui sono accettati vecchi dogmi sul Dio incarnato, fatto di Cristi sanguinanti, e di Madonne piangenti, di san Tommaso che infila la sua mano nel costato aperto e carnale di Cristo dopo la resurrezione. Nel mio piccolo, mi rifiuto di pensarlo. Chiedo di essere smentito. Non si smentisca Scalfari che è un semidio, ma almeno me che sono un pirla.
LA RISPOSTA DEL PAPA
Il brano centrale di questo nuovo capitolo del Vangelo secondo Eugenio è questo: «Desideravo conoscere il parere (di Francesco) su Gesù Cristo: qual era la posizione del Papa rispetto a quello che per i cristiani è il figlio di Dio. La risposta del Papa fu la seguente: «Quando Dio, che è Unico per tutte le genti di tutto il mondo, ad un certo punto decide di incarnarsi con l' obiettivo di aiutare l' umanità a credere nell'aldilà e a comportarsi adeguatamente, succede che nel momento in cui si incarna diventa un uomo a tutti gli effetti, un uomo in carne ed ossa, un uomo perfino nel pensare e nell'agire. Cioè è un uomo vero e totale e lo dimostra nell'ultima settimana trascorsa a Gerusalemme, nell'ultima cena, nell'orto dei Getsemani dove prega Dio di esentarlo dall'esser crocifisso ma Dio non gli risponde. Anche sulla croce è un uomo, il quale si rivolge a quello che chiama il Padre e quasi lo rimprovera dicendogli: "Padre, Padre mi hai abbandonato". Era un uomo fino a quando fu messo nel sepolcro dalle donne che ne ricomposero il cadavere. Quella notte nel sepolcro l' uomo scomparve e da quella grotta usci in sembianze di uno spirito che incontrò le donne e gli apostoli conservando ancora l' ombra della persona e poi definitivamente scomparve».
La citazione è lunga, ma necessaria. Non credo possibile che il Papa abbia detto questo.
Sono vecchie eresie di stampo ariano e gnostico, condannate già al Concilio di Nicea nel 325. Sarebbe davvero il capovolgimento dei vangeli, andrebbero sostituiti. Capisco che non si voglia offendere un amico, smentendolo. Ma che amicizia è se non si nutre di verità? Nell'Etica Nicomachea (libro I, 4, 1096), Aristotele, un intellettuale pagano forse persino all'altezza di Scalfari, scrisse: «Pur essendo care entrambe le cose , è dovere morale preferire la verità». Ma siamo degli illusi. Arriverà un comunicatino anodino. E tutti capiranno che si può credere al Cristo che si vuole. Alla maniera degli intellettuali o a quella del popolo bue. Sto con il popolo bue, quello del presepio.
di Renato Farina
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