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Tempi di Maria
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Trionfo e Restaurazione: le profezie di due anime mistiche

Jeanne Le Royer (Suor della Natività) († 1798)

Jeanne Le Royer era una donna incolta che trascorse tutta la sua vita nella città di Fougères. In giovinezza venne ammessa come domestica nel convento di Santa Chiara a Fougères, dove nel 1755 divenne suora. Faceva parte dell’Ordine delle Clarisse Urbaniste con il nome religioso di “Suor della Natività”. Ebbe numerose visioni profetiche e rivelazioni celesti. Poiché non sapeva scrivere, dettò le rivelazioni al suo padre spirituale. Ma qualche tempo dopo, assalita dagli scrupoli, distrusse le prime copie gettandole nel fuoco. Trent’anni più tardi, nel 1790, il suo nuovo direttore spirituale trascrisse nuovamente le rivelazioni in cui vengono descritte in grande dettaglio, tra l’altro, i terribili avvenimenti della Rivoluzione francese. Jeanne Le Royer morì nel 1798. Le rivelazioni di Suor della Natività vennero raccolte in tre volumi e pubblicate nel 1817.

«Quando le persecuzioni contro la Chiesa si saranno diffuse come un incendio incontrollabile, anche in luoghi dove si pensava che non ci fosse pericolo, allora il Signore, che sa come trarre gloria da ogni cosa, improvvisamente comanderà al potente fiume di fuoco e a satana di arrestarsi. Allora verrà proclamata una pace universale [...]. Dopo che la giustizia di Dio sarà stata soddisfatta, Egli riverserà un’abbondanza di grazie sulla sua Chiesa, diffonderà la fede e ristabilirà la disciplina della Chiesa in quei paesi dove era divenuta tiepida e accomodante (…).

Ho visto in Dio che nostra Madre, la Santa Chiesa, si diffonderà in molti paesi e produrrà i suoi frutti in abbondanza per compensare gli oltraggi che avrà patito a causa dell’empietà e delle persecuzioni dei suoi nemici. Ho visto che la povera gente, stanca dalle ardue fatiche e dalle prove che Dio mandava loro, allora fremerà per la gioia che Dio infonderà nei loro buoni cuori. La Chiesa, grazie alla sua fede e al suo amore, diventerà più fervente e più fiorente che mai. La nostra buona Madre, la Chiesa, assisterà a molte cose stupefacenti, persino dalla parte dei suoi persecutori di un tempo, perché essi si presenteranno davanti ad essa gettandosi ai suoi piedi, la riconosceranno e imploreranno da essa e da Dio il perdono per tutti i delitti e le offese che essi avevano perpetrato a suo danno. Essa non li considererà più come suoi nemici, ma invece darà loro il benvenuto come suoi figli.

Ora tutti i penitenti sinceri accorreranno alla Chiesa da ogni parte, che li accoglierà in seno a sé. L’intera comunità dei fedeli si profonderà in inni di penitenza e di rendimento di grazie alla gloria del Signore (…).

Vedo in Dio una grande potenza, guidata dallo Spirito Santo, che riporterà l’ordine attraverso un secondo sommovimento. Vedo in Dio una vasta assemblea di pastori che affermerà i diritti della Chiesa e del suo Capo. Essi ristabiliranno le discipline del passato. Vedo in particolare due servi del Signore che si distingueranno in questa lotta gloriosa e che, attraverso la grazia dello Spirito Santo, riempiranno di ardente zelo i cuori di questa illustre assemblea. Tutti i falsi culti verranno aboliti; saranno eliminati tutti gli abusi della Rivoluzione e ripristinati gli altari del Dio vero. Le regole del passato verranno fatte osservare nuovamente, e la nostra religione almeno sotto certi aspetti prospererà più che mai» (1).

* * *

Beata Elisabetta Canori Mora († 1825)

Elisabetta Canori nasce nel 1774 da un’agiata famiglia romana. A 22 anni sposa un giovane avvocato, Cristoforo Mora, il quale cede alle lusinghe di una donna di bassa condizione e riduce la famiglia all’indigenza, pur non abbandonando il tetto coniugale. Elisabetta decide allora di vivere in totale fedeltà al marito e alle due figlie che mantiene faticosamente col proprio lavoro. La sua forza scaturisce da una preghiera intensa, dalla propria fedele appartenenza al Terz’Ordine Trinitario e dalla persuasione che il sacramento del Matrimonio l’ha veramente legata a Cristoforo in maniera indissolubile. Dona se stessa per la conversione del marito, per il papa, la Chiesa e la sua città di Roma, dove muore il 5 febbraio 1825. Cristoforo Mora, convertitosi, divenne poi sacerdote e Francescano Conventuale. Elisabetta fu favorita di doni mistici eccezionali, tra cui il carisma della profezia. È stata beatificata il 24 aprile 1994 a Roma da San Giovanni Paolo II (2).

«Dio rivela a Elisabetta: “Rallegrati, o figlia, oggetto delle mie compiacenze. Non più disperso sarà il Cristianesimo, né Roma priva sarà di possedere il tesoro della cattedra dell’infallibile verità di Chiesa santa. Io riformerò il mio popolo e la mia Chiesa. Manderò zelanti sacerdoti a predicare la mia fede, formerò un nuovo apostolato, manderò il mio divino Spirito a rinnovare la terra. Riformerò gli Ordini religiosi per mezzo di nuovi riformatori santi e dotti, e tutti possederanno lo spirito del mio diletto figlio Ignazio di Loyola. Darò un nuovo pastore alla mia Chiesa, dotto e santo, ripieno del mio spirito, con il suo santo zelo riformerà il gregge di Gesù Cristo” [...].

Elisabetta spiega: “Mi diede a conoscere [il Signore] molte altre cose concernenti questa riforma [...]. San Pietro scelse il nuovo Pontefice, fu riordinata tutta la Chiesa secondo i dettami del Santo Evangelo, si ristabilirono gli Ordini religiosi e tutte le case dei cristiani divennero tante case religiose [...]. In questa maniera si formò in un momento il trionfo, la gloria e l’onore della Chiesa Cattolica. Da tutti era acclamata, da tutti era stimata, da tutti venerata; tutti si diedero alla sequela di Essa, seguendo tutti il Vicario di Cristo [...]. Vari sovrani che sosterranno la santa Chiesa Cattolica saranno veri cattolici. Depositando i loro scettri e corone ai piedi del Santo Padre, vicario di Gesù Cristo, vari regni lasceranno i loro errori e torneranno nel seno della cattolica fede. Intere popolazioni si convertiranno e riconosceranno per vera religione la fede di Gesù Cristo [...].

Questa grande opera non si farà senza un grande sconvolgimento di tutto il mondo, di tutte le popolazioni, ancora di tutto il clero secolare e regolare, di tutte le corporazioni religiose dell’uno e dell’altro sesso, dovendo tutte essere riformate, secondo lo Spirito del Signore e i dettami delle primitive regole dei loro santi Fondatori e Istitutori”» (3).

«Furono separati i buoni cattolici dai falsi cristiani. Molti di quelli che negavano Dio lo confessavano e lo riconoscevano per quel Dio che egli è. Tutti lo stimavano, lo adoravano, lo amavano. Tutti osservavano la sua santa legge. Tutti i religiosi e religiose si sistemavano nella vera osservanza delle loro regole. Il clero secolare era l’edificazione della santa Chiesa. Nelle religioni fiorivano uomini di molta santità e dottrina, e di vita molto austera» (4).

Note

(1) G. Culleton, The prophets and our times, pp. 179-180. Si veda anche: Y. Dupont, Catholic Prophecy, TAN Books, Rockford 1973 (testo reperibile in archive.org/details/CatholicProphecy).

(2) «La vita mistica di Elisabetta Canori Mora, nonostante la sua beatificazione, è rimasta comunque celata e le sue rivelazioni private, dove si evince tutta la problematicità di corruzione dentro la Chiesa, sia nei suoi insegnamenti che nei suoi costumi, non sono state finora oggetto né di attenzione né di studio. Il motivo di tale occultamento è riconducibile ad un’unica ragione: quando i documenti denunciano i mali della Chiesa viene scelta la via del silenzio [...]. Parlare di crisi della Chiesa è mettere il dito nella piaga, è sollevare una polvere che si vuole tenere nascosta sotto i tappeti, è tirare una tenda su uno scenario che offre scandalo e non edificazione. In realtà la piaga va curata, la polvere va eliminata, la tenda va calata per poter liberare la Sposa di Cristo dalla insipienza, dalla ignoranza e dall’infedeltà»: C. Siccardi, Fatima e la Passione della Chiesa, Sugarco Edizioni, Milano 2013, p. 133.

(3) Messaggio di Dio alla Beata (1821), riportato in: Beata Elisabetta Canori Mora, Diario. La mia vita nel Cuore della Trinità, Edizioni Segno, Tavagnacco 2012 (testo reperibile on-line qui: intratext.com/ixt/ita1070/).

(4) Visione del 7 giugno 1815, ivi.

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@cattolico non romano Si sbaglia. La dicitura è corretta: clarisse.it/ita/pagina.asp?id=99