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LA BRESCELLO DEL VENETO

Conegliano la Brescello del Veneto? Tra commissari e lotte fratricide: cosa cova dietro al laboratorio politico Enologico di Conegliano? E perchè per la prima volta nella storia della città al ballottaggio vincerà il centro-sinistra.

di

Andrea Cometti

Quanti ricordi a “Conejan” sede della rinomata Scuola Enologica G.B. Cerletti, vero tempio della viticoltura mondiale: ovvero Conegliano, rigorosamente senza Veneto come alcuni foresti osano talvolta apostrofarla. Questa perla della pedemontana veneta è una realtà sociale molto singolare e in parte unica della Marca Trivigiana, in cui la componente tradizionale, legata ad una borghesia benestante ha sempre dettato una linea politica catto-liberale, rigorosamente di centro-destra. Indirizzo, come spesso accade in provincia, pilotato da poche famiglie influenti e in cui vige da sempre un silente patos, che prevede alle elezioni comunali un compattamento generale anti-sinistra.

Ricordiamo, che siamo pur sempre nel Veneto Bianco post-democristiano di quel leghista anomalo, un po’ radical-panelliano e un po’ doroteo, che è l’onnipresente governatore “Enologo”; e infatti ancora si respira, come in una “Brescello del Veneto”, quell’aria da competizione goliardica alla Beppone e don Camillo, fatta di basabanchi e tante ciacoe, che richiama anche, il celebre film del ’65 “Signore & Signori” di Pietro Germi, scritto da quel genio trevisano purosangue che fu Luciano Vincenzoni.

Tra contro-figure di Gastone Moschin, Virna Lisi e Gino Cervi e parecchie ombre di Prosecco, per la prima volta al ballottaggio, va in scena uno scontro politico tutto interno al centro-destra, con un giovane aitante Mastro bottaio, “Enologo” pure lui, appoggiato da Lega 17% al primo turno, Fratelli d’Italia 9% e Civica Renziana 13% per un totale del 39%, contrapposto all’ingegnere di Ogliano, segretario provinciale di Forza Italia e sindaco uscente “commissariato” al 32%: la sinistra piddina, novità assoluta per la città a fare da palo e da decisivo “Ago della bilancia” nella disputa con il suo 25% al primo turno.

Per la cronaca, a completamento numerico del primo turno: Elettori: 28.266 con votanti: 15.211 (53,81%) ovvero ben 13.055 coneglianesi che se ne sono rimasti a casa (Altre liste 4,12 schede nulle: 284 schede bianche: 96 schede contestate: 3).

Morale della favola, a prescindere da chi vincerà, nel laboratorio politico “Enologico” di Conegliano, per la prima volta vedremo Beppone e don Camillo governare ufficialmente insieme, come già accade nel Governissimo militarizzato del “Banchiere” e dei tutti dentro abbracciati, amorevolmente: Carta Costituzionale cercasi disperatamente!

Tante le domande per questo ballottaggio fratricida, tra l’altro, costumanza nata da queste parti, a Venezia per l’elezione del Doge: quanto sarà decisivo il don Rodrigo di Scomigo, già 3 volte sindaco o il don Abbondio di Collalbrigo e il Pd della Monaca di Monza si compatterà su Forza Italia, superando l’odio anti-renziano? Di contro, l’Innominato governatore “Enologo” saprà imporre le sue consolidate clientele, precettando i suoi Bravi sulla via del Mastro bottaio?

Ormai, anche a Conegliano, come in tutto il Paese regna la post-politica senza ideologia da “Compagni di merende” con il trionfo dei soliti doppi e tripli giochi di potere: un minestrone senza sale, in cui non si nascondono più neanche e scoasse sotto il tappeto.

A contorno quelli che dovrebbero essere i protagonisti della vera “Democrazia”: gli ultimi eroici elettori “Ex-sovrani”, sempre più costretti a scegliere il meno peggio, immersi in una spirale masochista, che ormai seleziona all’incontrario, solo gli amici degli amici, allineati e coperti sulla linea del capo.

Poveri Italiani, poveri veneti e poveri coneglianesi, illusi da vittoriosi e ormai lontani referendum, disorientati nelle mille “nuove rotatorie” della tangenziale: oggi Conegliano è una sbiadita cartolina, in cui svetta il solo mostro ecologico delle Torri gemelle in Pontebbana, che nascondono la vista dello storico e splendido Castello medievale, un tempo emblema della città.

Oggi, con il caso del Prosek croato, dopo il Tocai ungherese, neanche i nostri vini sappiamo più difendere e tutelare: forse, tra i tanti politici “Enologi” e alpini da parata in stile “Generale dal dittongo” l’unico Cerletti che servirebbe in città, non è l’illustre “Enologo” Giovan Battista, fondatore della rinomata Scuola, ma l’altrettanto illustre figlio, Ugo Cerletti psicoterapeuta di fama internazionale, poco noto inventore e promotore dell’elettroshock nei vecchi manicomi.

Comunque sia, cari liberi elettori, nel silenzio tombale dell’urna buon ballottaggio a tutti e l’ultima raccomandazione di non dimenticate il “Green Pass” a casa perchè: "Dio vi vede Stalin no!".

Del 09 Ottobre 2021

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