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Il "segreto" del Beato Fulton John Sheen (con alcuni pensieri scelti)

Disse in tarda età, rispondendo ad una domanda:

“Il segreto del mio potere è che in 55 anni non mi sono mai perso di passare un’ora al giorno di Adorazione alla Presenza di Gesù Nostro Signore nel Santissimo Sacramento. Ecco da dove viene il potere. Ecco dove nascono i sermoni. È da lì che viene concepito ogni buon pensiero”.

L’impegno di Sheen nel mantenere un’ora Santa di Adorazione Eucaristica iniziò il giorno della sua ordinazione il 20 settembre 1919 e durò fino al giorno della sua morte, il 9 dicembre 1979. Morì durante l’Adorazione Eucaristica, davanti a Gesù nel Santissimo Sacramento.

Era chiaramente devoto alla pratica, ma non la considerava come una devozione ma come “Una partecipazione all’opera di Redenzione”. Per molti decenni ha esortato i fratelli sacerdoti, i religiosi e tutti i fedeli a fare un’ora santa quotidiana.

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ALCUNI PENSIERI DEL BEATO FULTON SHEEN


La persona allegra vede sempre in ogni male presente qualche futuro bene; nel dolore vede una croce da cui nascerà una risurrezione; nella prova, trova correzione e disciplina e un’opportunità per crescere nella saggezza; nel dolore, raccoglie pazienza e rassegnazione alla Volontà di Dio.

(Beato Fulton J. Sheen)

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Dio non disapprova la tua lamentela. Sua Madre al Tempio non chiese: “Figlio, perché ci hai fatto questo?”. E Cristo sulla Croce non si lamentava: “Mio Dio, perché mi hai abbandonato?”

Se il Figlio ha chiesto al Padre e la Madre al Figlio, perché non dovresti farlo tu? Ma i tuoi gemiti siano a Dio e non all’uomo.

E alla fine della vostra dolce preghiera lamentosa, direte: “Padre nelle Tue Mani affido il mio spirito”.


Coloro che si lamentano con gli altri non vedono mai i propositi di Dio. Coloro che si lamentano con Dio scoprono che la loro passione, come quella di Cristo, si trasforma in compassione.

(Beato Fulton J. Sheen, da “Ispirazioni per Quaresima e Pasqua”)

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Scriveva Fulton Sheen:

“Gesù Nostro Signore disse che alla fine dei tempi quando Satana sarà assiso sul suo trono (Apoc.2,13), apparirà tanto simile a Lui sì da ingannare, se fosse possibile anche gli eletti (Mt 24,24 ). Ma se Satana opera prodigi, se pone delicatamente le mani sul capo dei bambini, se appare benigno e benevolo con il povero, come faremo a distinguerlo dal Cristo? Ebbene Satana non porterà le stigmate sulle mani o sui piedi o sul costato. Egli apparirà come sacerdote, ma non come Vittima”.

“Accade che Satana appaia, variamente camuffato, simile a Cristo; e, alla fine del mondo, apparirà come un benefattore, un filantropo: ma con le stimmate non è mai apparso, e non apparirà mai. Perché solamente l’Amore Celeste può mostrare le cicatrici del supremo dono d’amore fatto in una notte ormai per sempre trascorsa.”


(Beato Fulton J. Sheen, da “La vita di Cristo”)

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Tanto Pietro quanto Giuda, quando rinnegarono Gesù Nostro Signore, si ribellarono contro la Vita; entrambi erano stati messi in guardia contro questa ribellione; entrambi erano stati chiamati “demoni” a cagione del loro peccato; ed entrambi si pentirono.

Ma Giuda “si pentì in se stesso” e nella futile agonia della sua disperazione rivolse il proprio ego contro sé medesimo. Pietro, invece, pentendosi verso il suo Signore, mediante l’umiltà si liberò dal peccato e riconquistò la gioia.

Soltanto la sottomissione dell’ego a qualcosa di superiore al proprio ego può guarire dalla disperazione, perché tale umiltà svuota l’anima tanto dell’orgoglio quanto del giudizio di sé, facendo posto all’influsso della Divina Verità, dell’Amore e della Misericordia.

“Chi si umilia sarà esaltato e chi si esalta sarà umiliato”… ma l’odio verso se stessi è un’esaltazione dell’ego in quanto giudice sommamente amaro e definitivo. Finché il cartello “Si Vende” resta affisso in un’anima colma della preoccupazione dell’ego, il Divino Occupante non può farvi il Suo ingresso.

(Beato Fulton J. Sheen, da “Il Sentiero della Gioia”)

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Quando ricevo la Santa Comunione io ricevo Cristo. Cristo discende in me per vivificarmi con la Sua Vita e per trasformare le mie attività in maniera che io amo ciò che Lui ama, odio ciò che Lui odia, desidero ciò che Lui desidera. I Suoi interessi, i Suoi affetti e i Suoi desideri divengono i miei. In tal senso, posso esclamare con San Paolo: “Non sono più io che vivo ma è Cristo che vive in me”. Nel profondo della mia anima, è avvenuto un meraviglioso mutamento: mi son dato a Cristo. “Cristo vive in me!”.

(Beato Fulton J. Sheen, da “Biologia Soprannaturale”)

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Il Paradiso è come una città su una collina, per cui non possiamo addentrarci in essa; dobbiamo arrampicarci. Coloro che sono troppo pigri per arrampicare possono perdere la sua cattura.

Nessuno pensi di poter essere totalmente indifferente a Dio in questa vita e sviluppare improvvisamente una capacità per Lui al momento della morte.

Da dove verrà la capacità del Paradiso se l’abbiamo trascurato sulla terra?

(Beato Fulton J. Sheen, da “I sette peccati capitali”)

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Se c’è un argomento che offende il sentimentalismo moderno, questo è l’inferno. La nostra generazione chiede a gran voce un “decano morbido”, che non parli mai dell’inferno alle orecchie educate, e la nostra epoca vuole un Cristianesimo annaffiato per rendere il Vangelo di Cristo nient’altro che una gentile dottrina di buona volontà, un programma sociale di miglioramento economico, e uno schema mite di idealismo progressista.

(Beato Fulton J. Sheen)

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Non deridere Dio e i Vangeli dicendo che non c’è Satana. Il male è troppo reale nel mondo per dirlo. Satana non guadagna mai così tante anime come quando, nella sua astuzia, diffonde la voce che è morto da tempo e che non esiste.

Non respingere il Vangelo, perché dice che Gesù Nostro Salvatore è stato tentato. Satana tenta sempre i puri, gli altri sono già suoi. Satana colloca più diavoli e demoni sulle mura di un monastero che nei covi di iniquità, perché questi ultimi non fanno nessuna resistenza.

Non dire che è assurdo che Satana appaia a Gesù Nostro Signore, perché Satana deve sempre avvicinarsi ai devoti e ai forti mentre gli altri soccombono da lontano.

(Beato Fulton J. Sheen)

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Se Egli è quello che afferma di essere, cioè un Salvatore, un Redentore, abbiamo allora un Cristo virile, un condottiero degno di esser seguito in questi tempi terribili; Colui che agevolmente farà breccia nella morte, distruggendo il peccato, la tristezza e la disperazione; un Capo cui possiamo far totale sacrificio di noi stessi senza peraltro perdere la libertà, sebbene conquistandola, e che possiamo amare sino al giorno della nostra morte.

Oggi abbiamo bisogno di un Cristo che, composto con funi un flagello, scacci dai nostri nuovi templi coloro che lì attendono a comprare e a vendere; di un Cristo che biasimi gli alberi di fichi sterili; di un Cristo che parli di croci e di sacrifici e la cui voce somigli alla voce del mare in tempesta, e che, tuttavia, non ci permetta di piluccare e scegliere fra le Sue parole, scartandone le difficili e accettando soltanto quelle che compiacciono alla nostra fantasia.

Abbiamo bisogno di un Cristo che ristabilisca lo sdegno morale, che ci induca a odiare ardentemente il male e ad amare il bene al punto da poter bere la morte come l’acqua.


(Beato Fulton J. Sheen, da “La Vita di Cristo”)

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La chiave per il miglioramento sociale si rinviene sempre nel miglioramento individuale: rifate l’uomo e rifarete il mondo!

La società può essere salvata soltanto se l’uomo è salvato dai suoi conflitti intollerabili, e l’uomo può esserne liberato soltanto se è salvata la sua anima.

(Beato Fulton J. Sheen, dalla prefazione di “Il Sentiero della Gioia”)

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La tolleranza si applica soltanto alle persone, e non mai ai principi, l’intolleranza vale per i principi e mai per le persone. Noi dobbiamo essere tolleranti verso le persone perché esse sono umane; dobbiamo essere intolleranti verso i principi perché sono divini. Dobbiamo essere tolleranti verso gli erranti, perché può essere stata l’ignoranza a farli traviare. Ma dobbiamo essere intolleranti verso l’errore perché la Verità non è opera nostra, ma di Dio.

È bene ricordarlo: l’unico vero motivo per cui Cristo fu condannato a morte fu precisamente l’intolleranza con cui Egli proclamò la Sua Divinità.


(Beato Fulton J. Sheen)

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Se ogni mattina noi portassimo le nostre piccole croci alla Santa Messa e le piantassimo a fianco della Grande Croce di Gesù sul Calvario, e al momento della Consacrazione dicessimo con Lui: “Questo è il Mio corpo, questo è il Mio sangue” noi scorderemmo i nostri mali nell’estasi del nostro Amore per Gesù Crocifisso.

(Beato Fulton J. Sheen, da “Ancore sull’abisso – Radiomessaggio del 5 Febbraio 1950”)

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Non c’è anima alla cui porta Dio non abbia bussato migliaia di volte.

La Sua Voce può anche identificarsi nella nausea che segue il peccato, nel disprezzo di noi stessi, nello scontento della vita, nella delusione e nella sofferenza.

Se in simili circostanze, piuttosto che lamentarsi, recriminare e ribellarsi, l’anima aprisse la sua porta alla Grazia di Dio, troverebbe la pace e la felicità che preludono al Paradiso.

(Beato Fulton J. Sheen, da “La Felicità del Cuore”)

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Non possiamo amare il peccato durante la vita e iniziare ad amare la virtù alla morte. Le gioie del Paradiso sono la continuazione delle gioie di Cristo sulla terra. Non sviluppiamo una nuova serie di amori con il nostro ultimo respiro. Raccoglieremo nell’eternità solo ciò che abbiamo seminato sulla terra.

Quindi non lasciamo che i nostri presunti moderni, i quali accumulano peccato su peccato, pensino di poter insultare Dio finché la loro vita non si sia esaurita e quindi aspettarsi un contratto di vita eterna in una delle dimore del Padre.

Colui che andò in Paradiso con una Croce intendeva che tu dovessi andarci peccando?

(Beato Fulton J. Sheen, da “Le sette virtù”)

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«Chi salverà la Chiesa? Non pensate ai sacerdoti, non pensate ai vescovi e ai religiosi. Sta a voi, laici. Sta a voi ricordare ai sacerdoti di essere sacerdoti, ai vescovi di essere vescovi e ai religiosi di essere religiosi».

(Beato Fulton J. Sheen, 28 Maggio 1972)

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Sii cosciente che ogni tua parola, pensiero ed azione si svolgono dinanzi a un Uditorio Divino. Come non infrangeresti le norme della velocità, se stesse sopraggiungendo un poliziotto, così non infrangerai le Divine Leggi peccando, non per timore di Dio, ma piuttosto perché Lo ami.

(Beato Fulton J. Sheen)

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Dico che per vivere in questi tempi problematici dobbiamo diventare santi. Santo è chi rende Cristo amabile. Questa è la definizione di un santo.

Voglio darvi solo questo insegnamento: non abbiamo bisogno di molto tempo per diventare santi, c’è solo bisogno di molto amore.

(Beato Fulton J. Sheen)

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La ricerca di ciò che è puramente temporale e secolare non può soddisfare questo desiderio, da parte dell’uomo, di un bene che è trascendente, al di fuori del tempo, e che soddisfa completamente le più sublimi aspirazioni della sua anima.

L’obiettivo dell’uomo deve trascendere ciò che è possibile stringere in un pugno.

Ciò cui egli tende, ne sia o no consapevole, è la Vita Perfetta, la Verità Totale e l’Amore Estatico: e tale è la definizione di Dio. Sicché, come dice Sant’Agostino: “I nostri cuori non avranno riposo finché non riposeranno in Te, o Signore”.

(Beato Fulton J. Sheen, da “Pensieri per la vita di ogni giorno”).

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Le conversioni non sono più difficili che in passato, ma l’approccio deve essere diverso. Oggi la gente cerca Dio, non per l’ordine che trova nell’universo, ma per il disordine che trova in se stessa. Oggi le persone arrivano a Dio attraverso un disgusto interiore.

(Beato Fulton J. Sheen, da “Il Sacerdote non si appartiene”)