La Domus Ecclesia di Cafarnao. La casa di Pietro.

La casa di Pietro

Affacciata alla spiaggia del lago l’abitazione formava la punta sud-orientale di un grande quartiere abitato. Il complesso aveva la porta principale sul lato orientale, davanti ad uno spiazzo aperto (cfr. “tutta la città era riunita davanti alla porta” Mc 1,32-34; Mt 8,16-17; Lc 4,40-41). Lo stipite della porta conserva le tracce dei battenti che venivano sprangati dall’interno quando a sera ci si ritirava per trascorrere la notte.

La casa doveva ospitare diverse famiglie dello stesso clan o parentela -Pietro, suo fratello Andrea, la suocera di Pietro- che vivevano in locali separati e aperti sui cortili comuni.
Oltrepassata la porta di ingresso si entrava nel primo cortile di nord-ovest, pavimentato in acciottolato e terra battuta, su cui si affacciavano diverse stanze. Alcuni ambienti servivano come ripostiglio delle derrate, altri potevano servire per stendere le stuoie dove dormire la sera e per svolgere piccoli lavori quotidiani. Un secondo cortile si trovava a sud. La maggior parte della giornata veniva trascorsa nei cortili che potevano essere ombreggiati da tettoie e comunicavano tra loro attraverso passaggi aperti nelle stanze. Nei cortili si trovava il forno in argilla refrattaria per cuocere il pane e non è difficile immaginare una quotidianità fatta di donne che chiacchieravano sbrigando le faccende di casa, bambini che giocavano, uomini che riposavano dopo la pesca notturna.

E’ attendibile ritenere che una parte specifica dell’abitazione, su cui si concentrarono tutte le successive trasformazioni, fosse abitata dai famigliari di Pietro, dove Gesù fu accolto ed ospitato.

Di questa stanza si sono conservate stralci di mura e pavimentazioni sovrapposte in acciottolato di basalto e battuto di terra. Frammenti di ceramica di uso comune specialmente di anfore, tegami e ciotole fanno pensare ad una stanza dove si svolgevano attività quotidiane, comuni agli altri ambienti della casa.

Casa di Pietro: prime trasformazioni

Dopo la risurrezione di Gesù, una piccola comunità di giudeo-cristiani iniziò ad incontrarsi presso le stanze dove aveva abitato il Maestro. Verso la fine del I secolo d.C. una stanza in particolare fu riservata ai raduni della chiesa nascente.

La stanza, forse prontamente ampliata, cominciò ad essere oggetto di particolari cure e miglioramenti: si costituisce una domus ecclesia, l’aula dedicata alle assemblee dei primi cristiani, che trova paralleli in altri luoghi dove si propagò l’annuncio degli apostoli.

In questa stanza, posta a fianco dell’ingresso principale dell’insula, una serie di piani pavimentali realizzati in battuto di calce bianca vennero successivamente rifatti in alcuni tratti fino a sei volte. Anche le pareti interne furono intonacate e dipinte e con l’arrivo dei pellegrini iniziò anche l’usanza di segnare gli intonaci con scritte e graffiti.

Indice di un cambiamento d’uso della stanza è anche la completa assenza di frammmenti di ceramica da cucina sui battuti di calce, che invece si sono trovati sopra i pavimenti più antichi. Gli unici frammenti di oggetti di ceramica ritrovati relativi a questo periodo appartengono a lucerne ad olio, utili ad illuminare la stanza durante le assemblee. Alcune lucerne di tipo erodiano sono state integre nascoste tra i muri interni. Le altre stanze continuarono ad essere usate come abitazione, come luoghi di condivisione dei pasti e delle diverse attività giornaliere.

Domus ecclesia: la sistemazione del IV secolo

Una trasformazione importante dell’intera area si verificò dopo la seconda metà del IV secolo: la sala venerata divenne il centro focale di un più vasto ed organizzato complesso sacro.

Attraverso un nuovo atrio costruito sul fianco orientale della sala e pavimentato in calce bianca i fedeli potevano accedere al luogo venerato, ripavimentato con intonaco policromo e suddiviso in due da una grande arcata mediana che sosteneva il nuovo tetto a terrazza. Una rinnovata decorazione pittorica ricoprì le pareti della sala: su uno sfondo omogeneo bianco-crema furono dipinti soggetti aniconici come pannelli geometrici, bande di colore e racemi con frutta e fiori.

I cristiani che giunsero a Cafarnao iniziarono a lasciare traccia del loro passaggio graffendo il nome o il monogramma di Gesù e alcune invocazioni liturgiche sulle pareti della sala. I pellegrini arrivavano anche da lontano: sono molti i graffiti in lingua greca ma anche in siriaco, aramaico e latino.
Tra questi pellegrini si annovera anche la famosa Egeria che attorno al 380 d.C. descrisse la stessa casa del “principe degli Apostoli” (Pietro) trasformata in chiesa.
Fatto eccezionale fu il ritrovamento dei frammenti di intonaci dipinti e graffiti all’interno della sala venerata poichè vennero riutilizzati per innalzare le quote del pavimento della successiva chiesa.

La sistemazione dell’area si concluse con la costruzione di un massiccio muro di protezione delle strutture che la isolò dal contesto cittadino e che comportò anche la demolizione di qualche vano. L’accesso a tutta l’area sacra avveniva da nord e si affacciava su una nuova arteria stradale.
Su due fianchi del nuovo atrio di accesso alla sala di preghiera si creò uno spiazzo pavimentato in terra battuta e calce, solida superficie per il traffico pedonale. Un paio di stanze addossate a settentrione della sala venerata probabilmente servivano a contenere accessori liturgici e le offerte dei fedeli. I reperti ritrovati nelle altre stanze dell’insula indicano il loro continuo uso di carattere abitativo.

La chiesa ottagonale

La trasformazione in chiave monumentale dell’area sacra avvenne quando, in età bizantina, esattamente sopra alla stanza venerata si costruì una chiesa ottagonale, nuova forma architettonica usata per i luoghi sacri legati alle più importanti memorie cristiane in Terra Santa.

Tutte le abitazioni contenute all’interno del recinto furono abbattute e interrate per dare luogo alla pianificata costruzione di una chiesa ottagonale con portico aperto su cinque lati. Una serie di stanze accessorie vennero costruite addossate al muro orientale di cinta.

Se l’incuria del tempo che trasformò in rovina il villaggio ha segnato profondamente la chiesa di S.Pietro non lasciando molti resti, la sua ricercata forma architettonica e l’eleganza dei mosaici danno testimonianza del suo originario splendore.

Racchiusa nel recinto sacro l’accesso alla chiesa avveniva da un porticato aperto che circondava cinque lati della chiesa ottagonale. Dal porticato si poteva accedere anche alle stanze laterali, le dipendenze più prossime al luogo di culto. Il porticato, coperto da tettoia, era decorato con un mosaico a tessere bianche e nere che disegnavano un motivo a cerchi con bottone centrale.
Dalla porta principale posta ad occidente e dalle laterali si entrava nella chiesa, composta da un ottagono più grande con deambulatorio ad anello attorno all’ottagono centrale. Probabilmente era illuminato da una serie di finestrelle e coperto con tetto spiovente ad una falda. I pochi resti del pavimento musivo descrivono motivi floreali e racemi vegetali a tessete colorate su fondo bianco, che dovevano descrivere un ambiente naturale di tipo nilotico.

Esattamente al di sopra della sala venerata fu costruito l’ottagono centrale della chiesa, pavimentato con un raffinato mosaico con pavone con coda aperta a ruota e piumaggio iridato, simbolo della risurrezione e della vita eterna. Il pavone è posto al centro di un cerchio e circondato da fiori racchiusi in semicerchi sovrapposti. Un motivo a fiori di loto rossi e blu faceva da cornice al mosiaco. L’ottagono centrale con alto soffitto a travatura, doveva ricevere luce dalle finestre e dai grandi lucernieri in bronzo che pendevano dal soffitto. Si può anche ipotizzare che le pareti fossero intonacate a variamente dipinte. Non si conservano tracce di un altare stabile in muratura ma è possibile che la mensa liturgica fosse di tipo mobile.

L’aumentare dei fedeli richiese presto la realizzazione di un battistero. Il luogo prescelto fu il lato orientale, collegato a due nuovi ambienti a base triangolare, i pastoforia, che divennero sale accessorie per lo svolgimento del rito. Una breccia nel muro di cinta venne realizzata per costruirvi un’abside aggettante dentro la quale trovò spazio la vasca per il rito ad immersione del battesimo.

Memoriale di San Pietro

La necessità di costruire il Memoriale di San Pietro nasce dal desiderio di promuovere la ripresa del culto in continuità con quanto avveniva nei primi secoli. Ma è chiaro che il progetto tiene in considerazione l’esigenza di custodire e valorizzare il Luogo Santo, che conserva la memoria della casa dell’apostolo e i luoghi della predicazione e dell’azione del Cristo. L’edificio permette ai pellegrini e ai visitatori di godere dei preziosi resti della casa di Pietro e delle strutture liturgiche sviluppatesi intorno e in funzione di essa.

Oggi il pellegrino può osservare i resti archeologici della casa di Pietro e delle costruzioni successive sia dal basso, attraverso un camminamento a livello stradale che si sviluppa sotto il Memoriale fino a raggiungere un lato dell’ottagono bizantino, sia dall’alto, attraverso un oculus quadrangolare che si apre dall’interno del Memoriale sopra il sito.

Il progetto, ideato dall’architetto italiano Ildo Avetta e realizzata alla fine degli anni ’80, vuole mettere in risalto l’importanza del luogo, creando una struttura che possa rievocare il significato profondo del sito archeologico, la sua storia e soprattutto gli avvenimenti della vita di Gesù e di Pietro. Per questo il corpo del Memoriale è concepito come una nave la cui carena si libra sulla casa dell’apostolo, immagine che rimanda sostanzialmente alla chiamata dell’apostolo Pietro che da semplice pescatore diventa pescatore di uomini e capo della Chiesa di Cristo.
L'esecuzione del progetto, veramente audace e ultramoderno, ha richiesto studi lunghi e complessi da parte dell'ingegnere Cesare Pocci e la collaborazione del Technion (Israel Institute of Technology) di Haifa ed é stata affidata alla ditta israeliana Solel Bonneh, sotto il continuo controllo dell'ingegnere Anis Sruji di Nazaret.

Il Memoriale fu consacrato dal cardinale Lourdusamy il 29 giugno 1990 e questa data è incisa in facciata nella scritta in latino: BEATO PETRO APOSTOLO A. D. MCMXC DICATUM (Dedicato al beato apostolo Pietro nell'anno 1990). In quella occasione il papa Giovanni Paolo II inviò un messaggio speciale, di cui due brani sono riprodotti sui fianchi interni dell'ingresso
alda luisa corsini