La Messa nei primi secoli. Giustino e la Prima Apologia (150- 155 d.C.)

"Giustino, un avvocato cristiano del II secolo, ci offre della messa del suo tempo le seguenti descrizioni:

– (La messa che conclude l'iniziazione cristiana)... (Noi) dopo aver lavato chi crede e ha aderito, lo conduciamo nell’adunanza dei fratelli,come noi ci chiamiamo e facciamo in comune preghiere per noi, per l’illuminato (=battezzato) e per tutti gli altri, ovunque siano, allo scopo di meritare, dopo aver appreso la verità, di riuscire buoni nelle opere della vita, osservanti dei precetti e di conseguire così la salvezza eterna. Cessate le preghiere, ci abbracciamo con scambievole bacio. Quindi viene recato al preposto (= capo) dei fratelli un pane, una coppa d’acqua e una coppa di vino allungato con acqua. Egli li prende e loda e glorifica il Padre di tutti nel nome del Figlio e dello Spirito Santo. Quindi fa un lungo ringraziamento per averci fatti meritevoli di questi doni. Terminate le preghiere ed il ringraziamento, tutto il popolo presente acclama: «Amen!».

"Amen" in lingua ebraica vuol dire "Così sia". Quando il preposto ha reso le grazie e tutto il popolo in coro ha risposto, quelli che noi chiamiamo diaconi (= servitori ) distribuiscono a ciascuno dei presenti il pane, il vino e l’acqua consacrati («eucaristizzati») e ne portano agli assenti. Questo alimento noi lo chiamiamo "Eucarestia" e non è dato parteciparne se non a chi crede agli insegnamenti nostri, ha ricevuto il lavacro per la remissione dei peccati e la rigenerazione e vive secondo le norme di Cristo. Poiché noi non lo prendiamo come un pane comune e una comune bevanda, ma, come Gesù Cristo nostro Salvatore incarnato per la parola di Dio e carne e sangue prese per la nostra salvezza, così l’alimento consacrato (eucaristizzato) a causa della formula di preghiera che viene da Lui e di cui si nutrono carne e sangue nostro per assimilazione, abbiamo imparato che sono e carne e sangue di quel Gesù incarnato.

Infatti gli apostoli nelle memorie fatte da loro, che si chiamano "Vangeli", tramandarono che così diede loro il comando di fare Gesù, che, preso il pane e rese grazie, disse: «Fate questo in memoria di me; questo è il mio corpo»; e ne diede ad essi soli [...]– (La messa domenicale) Da allora sempre rinnoviamo tra noi la memoria di queste cose; e quelli dei nostri che posseggono, soccorrono gli indigenti tutti e viviamo sempre uniti. In tutte le nostre offerte benediciamo il Creatore dell’universo, per mezzo del Figlio suo Gesù Cristo e dello Spirito Santo.

E nel giorno chiamato del sole (= domenica), tanto quelli che abitano in città come quelli che abitano in campagna si adunano nello stesso luogo e si fa lettura delle memorie degli apostoli e degli scritti dei profeti, sin che il tempo lo permette. Quando il lettore ha terminato, il preposto tiene un discorso per ammonire ed esortare all’imitazione di questi buoni esempi. Poi tutti insieme ci leviamo ed innalziamo preghiere; indi, cessate le preci, si reca, come si è detto, pane, vino e acqua;e il capo della comunità nella stessa maniera eleva preghiere e ringraziamenti con tutte le sue forze e il popolo acclama, dicendo: «Amen». Quindi si fa la distribuzione e la spartizione a ciascuno degli alimenti eucaristizzati e se ne manda, per mezzo dei diaconi, anche ai non presenti. I facoltosi e volenterosi spontaneamente danno ciò che vogliono. Ciò che si raccoglie è consegnato al capo, il quale soccorre gli orfani, le vedove,i bisognosi per malattia o altro, i detenuti e gli ospiti sopravvenuti: egli soccorre, in una parola, chiunque si trovi in bisogno.

Ci aduniamo tutti il giorno del sole, perché è il primo giorno in cui Dio, mutando la tenebra e la materia, plasmò il mondo, e in cui Gesù Cristo, salvatore nostro, risorse dai morti. Difatti lo crocifissero la vigilia del giorno di saturno (giorno di saturno = sabato) e riapparve agli apostoli e ai discepoli l’indomani del giorno di saturno, cioè il giorno del sole, e insegnò loro le dottrine che abbiamo sottoposto al vostro esame (Prima Apologia, anno 150/155, n. 65-67)."

da Cristiani Cattolici

Notizie sul filosofo cristiano Giustino:
GIUSTINO nacque, probabilmente, nel primo decennio del secolo II a Flavia Neapolis, l'antica Sichem, ora Nablus in Palestina. Egli stesso ci descrive la sua formazione spirituale. Figlio di genitori pagani, frequentò i rappresentanti delle varie scuole filosofiche, Stoici, Peripatetici e Pitagorici, e professò a lungo le dottrine dei Platonici. Finalmente, trovò nel cristianesimo ciò che cercava e da allora con la parola e con gli scritti Io difese, come l'unica vera filosofia. Visse a Roma molto tempo e vi fondò una scuola; e a Roma subì il martirio tra il 163 e il 167. Delle opere che ci rimangono solo tre sono sicuramente autentiche: il Dialogo con Trifone giudeo e due Apologie. La prima e più importante di queste è diretta all'imperatore Antonino Pio e deve essere stata composta negli anni 150-55. La seconda, che è un supplemento o un'appendice della prima, fu occasionata dalla condanna di tre cristiani, rei soltanto di professarsi tali. Il Dialogo con Trifone giudeo riferisce una disputa che ebbe luogo ad Efeso tra Giustino e Trifone ed è diretto sostanzialmente a dimostrare che la predicazione di Cristo realizza e completa l'insegnamento del Vecchio Testamento.

La dottrina fondamentale di Giustino è che il cristianesimo è «la sola filosofia sicura ed utile» (Dial., 8) e che esso è il risultato ultimo e definitivo al quale la ragione deve giungere nella sua ricerca. Giacché la ragione non è che il Verbo di Dio, cioè il Cristo, del quale partecipa tutto il genere umano. «Noi imparammo – egli dice (Apol. prima, 46) – che il Cristo è il primogenito di Dio e che è la ragione, della quale partecipa tutto il genere umano. E coloro che vissero secondo ragione sono cristiani, anche se furono creduti atei; come fra i Greci Socrate, Eraclito e altri come loro; e tra i barbari, Abramo e Anania e Azaria e Misael ed Elia. Sicché anche quelli che nacquero prima e vissero senza ragione erano malvagi e nemici del Cristo e uccisori di coloro che vivono secondo ragione; ma quelli che vissero e vivono secondo ragione sono cristiani impavidi e tranquilli». Tuttavia questi cristiani avanti lettera non conobbero l'intera verità. C'erano in loro semi di verità, che essi non potettero intendere appieno (Ib., 44). Poterono certo, vedere oscuramente la verità mediante quel seme di ragione che era innato in essi. Ma altro è il seme e l'imitazione, altro è lo sviluppo compiuto e la realtà, da cui il seme e l'imitazione si generano (Apol. sec., 13). Qui la dottrina stoica delle ragioni seminali viene adoperata a fondare la continuità del cristianesimo con la filosofia greca, a riconoscere nei maggiori filosofi greci gli anticipatori del cristianesimo e a giustificare l'opera della ragione mediante l'identificazione di essa con Cristo. Questa stessa dottrina consente a Giustino l'identificazione completa tra il cristianesimo e la verità filosofica. «Tutto ciò che è stato detto di vero appartiene a noi cristiani; giacché, oltre Dio, noi adoriamo ed amiamo il Logos del Dio ingenito e ineffabile, il quale si fece uomo per noi, per guarirci delle nostre infermità partecipando di esse» (Ib., 13).
Dio è l'eterno, l'ingenerato, l'ineffabile: la conoscenza di Dio è un fatto inesplicabile, radicato nella natura stessa degli uomini (Apol. sec., 6). Accanto a lui e al disotto di lui vi è l'altro Dio, il Logos coesistente e generato prima della creazione, per mezzo del quale Dio creò e ordinò tutte le cose (Ib., 5). Come una fiamma non diminuisce quando ne accende un'altra, così è accaduto a Dio per la creazione del Logos (Dial., 48). Dopo il Padre e il Logos c'è lo Spirito Santo, detto da Giustino lo Spirito profetico, al quale gli uomini debbono le virtù e i doni profetici (Apol. prima, 6).
L'uomo è stato creato da Dio libero di fare il bene ed il male. Se l'uomo non avesse libertà, non avrebbe merito del bene né colpa del male compiuto (Apol. prima, 43). L'anima dell'uomo è immortale soltanto per opera di Dio: senza di questa, con la morte ritornerebbe nel nulla (Dial., 6). Ma anche il corpo è destinato a partecipare dell'immortalità dell'anima. Dovrà venire infatti, secondo l'annunzio dei profeti, una seconda parusia del Cristo; e questa volta egli verrà in gloria, accompagnato dalla legione degli angeli: risusciterà i corpi e rivestirà di immortalità quelli dei giusti, mentre condannerà al fuoco eterno quelli degli iniqui (Apol. prima, 52).
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Giustino, uno dei Padri Apologisti.