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Bolla "Effraenatam perditissimorum"

Il testo della Lettera apostolica "Effraenatam perditissimorum" di papa Sisto V, del 29 ottobre 1588, emessa «contro coloro che procurano l'aborto, o che assumono o danno preparati che causano la …More
Il testo della Lettera apostolica "Effraenatam perditissimorum" di papa Sisto V, del 29 ottobre 1588, emessa «contro coloro che procurano l'aborto, o che assumono o danno preparati che causano la sterilità, e che li consigliano o li approvano». Segue traduzione.

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“Effraenatam perditissimorum”

Contro coloro che procurano l'aborto, o che assumono o danno preparati che causano la sterilità, e che li consigliano o li approvano.

SISTO V VESCOVO
Servo dei Servi di Dio
Ad perpetuam rei memoriam.

Notando la sfrenata audacia di uomini totalmente perduti, e la loro licenza di peccare contro il precetto della legge divina di non uccidere, audacia repressa da santissime leggi e più spesso da numerose costituzioni; anche Noi, che siamo stati posti dal Signore sul supremo trono della Giustizia, siamo costretti, mossi da giustissima causa, in parte innovando leggi antiche, in parte estendendole, a punire con le stesse pene la mostruosità di coloro che non temono di uccidere crudelissimamente i feti ancora nascosti nelle viscere materne.

Chi non odierà, infatti, un crimine così esecrando, dal quale consegue la sicura perdita non solo dei corpi, ma, ciò che è più grave, anche delle anime?

Chi non condannerà con la più severa punizione l'empietà di colui che ha escluso dalla beata visione di Dio un'anima, insignita dell'immagine di Dio, per redimere la quale Cristo nostro Signore effuse il suo Sangue prezioso, anima capace della beatitudine eterna, e destinata al consorzio degli angeli, e che ha impedito per quanto possibile la riparazione delle sedi celesti, e ha strappato dal servizio di Dio una sua creatura?

[Chi non condannerà l'empietà di colui] Che ha privato della vita i figli, prima che potessero vedere la luce secondo natura, o proteggersi con la custodia del corpo materno dalla efferata ferocia?

Chi non aborrirà la libidinosa crudeltà, o crudele libidine, di uomini empi, che è arrivata fino al punto di procurare perfino veleni per uccidere tra le viscere i feti concepiti, ed espellerli, proponendosi con un nefando crimine di eliminare i loro stessi figli, più che di farli vivere, o, se già vivi, di ucciderli prima della nascita?

Chi infine non condannerà con gravissime pene i crimini di coloro che, mediante veleni, o preparati farmacologici, o cattive azioni, indurranno la sterilità nelle donne, o impediranno con cattivi medicamenti che esse concepiscano o partoriscano?

“Non lascerai vivere gli stregoni” dice il Signore a Mosè: poiché si oppongono molto impudentemente alla volontà di Dio: coloro che, come dice san Girolamo, mentre la natura riceve il seme, nutre ciò che ha ricevuto, dà un corpo a ciò che ha nutrito, distingue in membra il corpo che ha dato, mentre la mano di Dio sempre lavora nella strettezza del ventre: e il Creatore del corpo, è lo stesso creatore dell'anima, empiamente disprezzano la bontà del vasaio, cioè di Dio, che plasmò l'uomo, lo creò, e lo volle; dato che, come attesta Sant'Ambrogio, non è un dono di poco conto, da parte di Dio, dare dei figli che propaghino il genere umano.

E' un dono divino la fecondità di una partoriente, e allo stesso tempo da questo crudele misfatto i genitori perdono i loro stessi figli, che avevano generato; i figli, che erano stati generati, perdono la vita; le madri perdono i premi del matrimonio; la terra perde chi l'avrebbe coltivata; il mondo perde chi lo avrebbe conosciuto; la Chiesa perde coloro che l'avrebbero allietata moltiplicandone piamente i fedeli.

Quindi non senza ragione al VI Sinodo di Costantinopoli venne deciso, che le persone che danno farmaci abortivi, e che prendono veleni che uccidono i feti, siano sottoposti alle pene di un omicida: e all'antico Concilio di Lerida fu disposto che quelli che si fossero applicati a uccidere i feti concepiti da un adulterio, o li avessero soppressi nel ventre materno con qualche medicamento, se in seguito avessero fatto ricorso alla misericordia della Chiesa, avrebbero dovuto continuare per tutto il tempo della loro vita a piangere [i peccati] e all'umiltà: e se fossero Chierici, non sia permesso loro di recuperare l'ufficio del loro ministero, e tutte le leggi tanto Ecclesiastiche quanto civili condannano con gravi pene coloro, che interrompono la gravidanza nell'utero della madre, o perfidamente tentano di far sì che le donne non concepiscano, o espellano i feti concepiti.

[da continuare]
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Ottima ispirazione a pubblicarla!
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TommasoG
Grazie, me lo salvo subito!