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Esperienze straordinarie, le visioni del Paradiso e dell'Inferno avute dal veggente di Schio Renato Baron

La visione del Paradiso

«Gesù sul Monte Tabor si è trasfigurato, come spiega il Vangelo, e così, per darvi un’idea, ho visto le persone nel Paradiso: trasfigurate. Si vive in un’atmosfera straordinaria, in luoghi che non hanno riscontro su questa terra: è uno spettacolo, un mondo meraviglioso nella luce, senza confini, veramente celestiale, in quanto lo si può immaginare come una spianata senza limiti, sotto e sopra la quale non c’è che cielo. Si prova un pieno benessere che è musica, che sono suoni, parole... che è tutto! Mi è molto difficile spiegare questo perché noi non l’abbiamo mai provato in nessun momento della nostra vita; ad esempio, la musica che si sente, non si può definire simile alla nostra perché non ci sono i nostri suoni. Questo benessere che si notava sui volti delle persone, si sprigionava dalle loro anime, e lo si percepiva stando lì: è veramente eccezionale questa vita preparata da Dio per le sue creature! Guardando in alto e in basso, da tutti i lati, non vedevo che cielo, ma non mi sentivo nel vuoto, né appoggiato su qualcosa di materiale: mi sentivo solo dentro ad un’atmosfera di gioia, dì pace, di grande soddisfazione.

Questa vita non è più basata su cose materiali; non si pensa più alle difficoltà che si erano provate su questa terra: tutto è dimenticato! E' una vita completamente nuova nella quale si sta tutti assieme in piena armonia. E' una vita talmente nuova, che per immaginarcela non c’è che la possibilità di vederla, prima, e poi ritornare indietro e confrontarla con la nostra terrena. E io ho potuto, per grazia di Dio, fare questo. Quelle anime sono pienamente staccate dal mondo materiale, vivono solo nello Spirito, eppure devono sentire le nostre invocazioni di quaggiù perché ci sono Santi che fanno miracoli, e la Chiesa, infatti, parla di “comunione dei Santi”. Il Signore permette, sì, la loro intercessione, ma non è che quelle anime soffrano perché vedono le nostre sofferenze e sentano le nostre preghiere di aiuto: la loro è già piena beatitudine, e questa è già preghiera per noi, è lode a Dio e ringraziamento. In questa armonia meravigliosa, le persone non si riconoscono, come qui sulla terra, per i diversi lineamenti fisici, come ho visto nel Purgatorio; quelle anime eteree sono tutte uguali. E come avessero tutte lo stesso nome, la stessa età, la stessa gioia, lo stesso colore. Mi è particolarmente difficile spiegare questo: è tutta una cosa nuova, meravigliosa. I volti sono angelici, mentre le braccia e le gambe non le ho viste veramente: è proprio una cosa inspiegabile. Si prova una grande gioia nel guardare quei volti, quel cielo, e tutto quello che c’è attorno, ma non so se quello che loro vedono sia uguale a quello che io ho visto; so solo che è tutta una cosa meravigliosa, nella quale il nostro modo di pensare non si ritrova.

Ad esempio, non si pensa che si è lì in eterno, e quindi si gioisce per questo, oppure che si è giunti in questo luogo ma si sa che poi si dovrà tornare indietro (come è stato per me). Questo perché con la morte cessa la coscienza del tempo. Certo, per noi che siamo nel tempo, è difficile esprimere ciò che è eterno. Fuori dal tempo, Dio credo non ti conceda di pensare che tutto questo possa o debba finire; vivi così, nella gioia e basta, senza più acciacchi ed anni da vivere: c’è solo l’eternità. Ho provato anche, in quel luogo, una particolare sensazione, e cioè quella di essere stato notato da quelle anime, perché, rigirandomi, mi è sembrato che mi guardassero, anche se non si sono rivolte a me con la parola. Devo dire, però, che, avendo sempre la Madonna vicino, può darsi che quelle anime guardassero Lei e non me. Non ho riconosciuto alcuna persona, perché, per me, erano anime trasfigurate. Avranno ancora il loro nome, perché il nome è scritto nel cielo, e questo rimane, ma descrivere questa trasfigurazione è una cosa impossibile, perché esula dai nostri comuni sensi: è una cosa così grande, al confronto della quale noi capiamo di essere niente, solo pulviscolo, di fronte alla grandezza che Dio ci riserva quando, e se, saremo là.

Ho detto che questa era la prima volta che vedevo il Paradiso così; in effetti, in passato, c’è stata un’altra visione, durante la quale la Madonna mi aveva accompagnato lungo una strada in salita, al termine della quale c’era una grande luce che ci attendeva, e lungo il percorso vedevo ritornare indietro molte anime. Quella volta, però, non ero entrato in quel luogo di luce, mentre questa volta ho visto proprio l’interno. Questo è avvenuto durante l’intervento operatorio. Mi sono trovato che tenevo per mano la Madonna, mentre lei mi parlava. La Vergine sapeva delle sofferenze che io avrei patito una volta ultimata l’operazione e mi stava preparando a questo, ad accettarle”.

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Testimonianza della moglie di Renato Baron, Rita:

Questa ultima parte della vita di Renato è stata molto importante per me, sua moglie, ma anche per l’Opera voluta dalla Madonna e per tanti amici che hanno accolto e vissuto questa chiamata di un tempo straordinario, irripetibile, con la Vergine Maria, e sento doveroso far conoscere, per quanto mi è permesso, la parte più intima della sua malattia, della sua sofferenza. Quante anime come lui si sono offerte vittime a Gesù, nascoste agli occhi degli uomini ma visibili agli occhi di Dio! Questo farà bene a noi che Renato lo abbiamo conosciuto bene, pregato assieme, trascorsi tanti momenti belli e tristi e farà bene anche a tante persone che si trovano nella sofferenza e con difficoltà l'accettano. Ecco perché scrivo questo, per far capire quanto importante è la sofferenza donata. Così disse la Madonna: “Siate furbi, offrite la sofferenza e risparmierete tanto purgatorio e salverete tante anime”».

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La visione dell’inferno

«Non avevo mai visto, e non riuscivo ad immaginarmelo il terzo luogo che la Madonna mi ha fatto vedere, quello che noi chiamiamo Inferno. Cercherò ora di descriverlo per quanto mi è possibile. E' un altro mondo, nel quale non ho visto il fuoco, come noi pensiamo, ma dove vivono persone come allo stato primitivo. Non si vede il cielo sopra, ma solo una grande cappa (di cosa sia fatta non lo so) che copre questa cupa caverna e la bassa volta ti opprime, non ti fa sperare nulla: ti schiaccia per l’eternità. Mi sono trovato lì che giravo per questa immensità senza fine, e pensavo che qui cadranno le anime che vogliono cadere perché non vogliono Dio, e rimarranno per tutta l'eternità in questa scura spelonca. Mi ha talmente spaventato questa visione, che per giorni e giorni non sono più riuscito a dormire, anzi, quando chiudevo gli occhi, mi mettevo a piangere perché mi veniva alla mente quel terrore che avevo visto. Non è che questo Inferno sia una persecuzione di Dio per le anime che vi cadono dentro, ma è un abbandono di Dio per quelle anime che Lo hanno rifiutato su questa terra. E quello che più mi colpiva, e mi faceva pensare e piangere, era il fatto dell’eternità: da lì non si esce più! È, quella, una vita impossibile da vivere, perché non è come qui, dove vediamo la luce, il sole, i fiori, dove c’è l’amicizia, l’amore, e anche se questa è pur sempre una valle di lacrime rimane, però, la possibilità di essere gioiosi.

Lì questo non è possibile, lì c’è solo oppressione, c’è solo un “mangiarsi l’un l’altro”: è una cosa terribile, e la Madonna forse me l’ha fatto vedere perché mi stava preparando ad una risposta che io dovevo dare ad una sua domanda. Ad un certo momento, infatti, la Vergine mi ha detto: “Tu che hai chiesto di poter soffrire, di donare - io avevo infatti promesso alla Madonna di offrire tutte le mie sofferenze per il bene dell’Opera, della Chiesa, delle anime di tutti i fratelli -, adesso che sei nella grande sofferenza, e lo sarai ancora di più nei prossimi giorni - ed infatti, la mia sofferenza è continuata poi, ed è ancora in atto -, adesso che hai visto tutte queste grandi cose, belle e brutte, ti è piaciuto? Ho risposto di sì, moltissimo! E allora Lei: “E possibile anche per te; ma tu che mi hai promesso tante sofferenze donate, sai quanto è preziosa la sofferenza donata? Te l’ha detto Gesù quanto è preziosa, e allora tu non ti tirerai indietro, vero? Perché tirarsi indietro vuol dire qualche volta perdersi, cioè non essere più quelli di prima; allora è difficile entrare in quei posti meravigliosi che hai visto”. “Allora decidi tu - mi ha detto - cosa vuoi fare, perché ci sono tutte e tre le possibilità, e tu sei libero di scegliere. Tu sei un’anima che mi ha detto di sì molte volte, ed io ti dico che sarà possibile per te viverle queste cose, e sappi che il posto più bello, il Paradiso, è sicuro se saprai soffrire ed offrire. Sei ancora convinto di mantenere la tua promessa?...”.

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Considerazioni finali di Renato Baron

Quanto detto dalla Vergine ti aiuta a sopportare e dare uno scopo alla tua sofferenza donata; e penso a quanta ce ne vorrebbe per salvare le anime! Non è possibile che una persona possa salvare tutti; dovremmo tutti donare spontaneamente le nostre sofferenze, facendo così un grande dono a Dio, che le userà per la salvezza dei fratelli. Se si pensa, ad esempio, a quanti ammalati ci sono negli ospedali, a quanta sofferenza questi racchiudono, ci si può porre la domanda: quanti di questi donano la loro sofferenza? Ce ne sono, sicuramente, di ammalati che sanno offrire i loro patimenti pensando a Gesù che ha chiesto di unire alle sue le nostre sofferenze, ma quanta sofferenza andrà perduta, piangendo e gridando solamente! Dobbiamo credere di più a queste cose; dobbiamo stare molto attenti perché ogni nostra piccola sofferenza ha un significato, un valore, e Gesù, la Madonna, sanno dove tramutarle in bene, sanno quali anime aiutare. Se pensiamo a quello che succede nel mondo, ci arrabbiamo qualche volta con Dio, e pensando, ad esempio, alla Bosnia, alla guerra in atto, a quella povera gente che piange, che soffre, che è torturata e muore, diciamo: Signore, perché permetti queste cose, perché te la prendi con questi innocenti? Noi dobbiamo capire che non è Dio, ma sono gli uomini che se la prendono con questi innocenti.

Pare proprio che Dio accetti questa sofferenza, non la esiga, ma la accetti volentieri e ne attribuisca grande valore proprio perché, come Lui sulla Croce, essendo il più grande sofferente e il più grande innocente, ha salvato il mondo, così Egli userà queste sofferenze causate dagli uomini nei confronti di esseri innocenti per salvare nuovamente il mondo. In fondo la nostra vita vale veramente se l’avremo consumata per gli altri, con la nostra sofferenza donata: saremo salvati e avremo l’eternità davanti. Quello che ha voluto farmi capire la Madonna in quei giorni di ospedale è stato proprio questo: ne vale la pena! Anche se ti tagliassero a pezzi, se la tua sofferenza fosse al massimo livello, sappi che c’è qualcosa di più grande che nessuno può toglierti: al di là di questa vita non c’è più dolore, c’è solo gioia immensa. Il mondo è diventato cattivo e, ricordiamocelo, il Signore accetta tutte queste sofferenze donate per salvare le anime. Attraverso ogni tipo di tribolazione, di malattia, di dolore che passa non solo per il corpo, ma che arriva anche all’anima, noi potremo essere salvati: quindi immenso è il valore della sofferenza donata! Ci sono certo sofferenze anche spirituali, oltre alle fisiche, e talora più pesanti di queste, ma, nel mio caso, mi trovo in una situazione tale che non so quanto potrò resistere ancora. Né di notte, né di giorno mi passano i dolori, ma io vorrei sopportare e donare ancora».


Tratto da

Rita Baron, La nostra vita con la Regina dell'Amore, Edizioni Associazione Amici di Maria Regina dell'Amore, Schio 2011
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Molto bello, specialmente quando parla della sofferenza donata.
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