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Istruzione Cattolica

LA GRANDE PROMESSA DEL CUORE DI GESU'

IL CULTO AL SACRO CUORE

Il culto al Sacro Cuore di Gesù si può dire che segni il suo inizio il giorno del Venerdì Santo. Gesù, in quel giorno solenne, manifesta il suo Cuore e l'offre come oggetto di culto alle anime buone.
E' vero che la Santa Chiesa, nei primi secoli, non ha avuto un culto diretto al Sacro Cuore di Gesù, un culto liturgico, ma essa ha ricordato sempre l'amore infinito del Salvatore che è, poi, l'oggetto principale del culto liturgico, sorto più tardi.
Di tanto in tanto vi furono anime sante che penetrarono nel mistero di amore del Salvatore, di cui il suo Cuore è simbolo. Primeggiano in questa devozione S. Geltrude, S. Bonaventura, S. Giovanni Eudes.
S. Cipriano scrisse: «Da questo Cuore aperto dalla lancia discende la sorgente di acqua viva che zampilla fino all'eterna vita». S. Giovanni Crisostomo, cantando al Sacro Cuore, lo invocava come «immenso mare di inesauribile clemenza».
S. Agostino lo paragona all'Arca di Noè e afferma: «Come per la finestra dell'Arca entrarono gli animali che non dovevano perire nel diluvio, così nella ferita del Cuore di Gesù sono invitate ad entrare tutte le anime, affinché tutte si salvino».
S. Pier Damiani cantava: «Nell'adorabile Cuore di Gesù noi troviamo tutte le armi proprie per la nostra difesa, tutti i rimedi per la guarigione dei nostri mali».
E così, attraverso i secoli, la voce dei Santi ci convincerà che la devozione era viva nella Chiesa, nascosta, in attesa di essere solennemente annunziata al mondo.
Chi non ricorda la bella espressione di S. Bernardo: «O dolcissimo Gesù, quale tesoro di ricchezze voi adunate nel vostro Cuore; Oh! quanto è buono, e come è giocondo abitare in questo Cuore».
«Oh amabile piaga esclamava S. Bonaventura per te mi si aperse la via per giungere fino all'intimità del Cuore del mio Gesù e per stabilirvi la mia dimora».

Un terribile secolo.

Così potremmo prendere di secolo in secolo fino al XVI che segna l'alba gloriosa del culto pubblico e liturgico al Sacro Cuore che si fonda sulle insigni rivelazioni concesse a S. Margherita Maria Alacoque, religiosa della Visitazione a ParayleMonial.
Era il freddo secolo della ribellione protestante e dell'eresia giansenistica.
Il terribile secolo che vedeva intere Nazioni ribellarsi all'autorità della Chiesa e staccarsi dal centro della cristianità. Il gelido secolo dell'eresia di Giansenio, che, sotto veste di falsa pietà, allontanava le anime dall'amore filiale verso Dio.
Gesù allora mostra all'anima eletta di S. Margherita Maria il suo Cuore, come potente magnete che doveva attirare a sé le anime, e ardente fiaccola che doveva accendere nel cuore degli uomini la carità.
«Ho salvato il mondo con la croce le disse Gesù nella mia passione. Ora lo voglio salvare mostrandogli il mio Cuore, oceano delle mie infinite misericordie».
Gesù le chiese un culto, non solo individuale, ma pubblico e sociale, un culto liturgico con l'istituzione della festa nel giorno dopo l'ottavario della solennità del Corpus Domini.
La Chiesa accettò, dopo maturo esame, le rivelazioni di S. Margherita Maria Alacoque e gradatamente approvò la festa in onore del S. Cuore, nel giorno desiderato dal Signore, con messa e ufficiatura propria.
Sul principio essa fu celebrata nelle diocesi di Francia dietro le opportune approvazioni dei vescovi, secondo i regolamenti allora vigenti.
Più tardi papa Clemente XIII la estese alla Colonia con rito doppio maggiore e auelle Nazioni che l'avessero chiesto alla S. Sede.
Il S. Padre Pio IX nel 1856 l'estese a tutto il mondo cattolico. Lo stesso Pontefice, con decreto del sei maggio 1873 approvò la pratica del Mese di giugno consacrato al S. Cuore, largendo speciali indulgenze e nello stesso anno il 24 luglio approvò il voto dell'Assemblea Nazionale di Francia di elevare un Tempio al Sacro Cuore sulla collina di Montmartre.
Il 12 settembre del medesimo anno pubblicò il voto dei cattolici di dedicare in Roma una stupenda basilica in onore del S. Cuore. Il pontefice Leone XIII nella Lettera Enciclica "Annum Sacrum" proclamò solennemente, il S. Cuore nuovo segno di salvezza e volle la consacrazione del genere umano al S. Cuore, con speciale formula.
Il S. Padre Pio X elargi la generosa indulgenza plenaria "toties quoties" alle chiese dove si tiene la pia pratica del mese di giugno e il privilegio dell'Altare Gregoriano ad instar al Predicatore e al Rettore della chiesa, nel giorno in cui si chiude il pio esercizio.
Finalmente il S. Padre Pio XI, nell'anno della Conciliazione, elevava la festa in onore del S. Cuore alla massima solennità consentita dalla liturgia.
Era il trionfo completo del S. Cuore, sulle contraddizioni ricevute nel passato.

LA GRANDE PROMESSA

"Io ti prometto"

Fra le promesse del Sacro Cuore di Gesù a S. Margherita Maria Alacoque, vi è una fatta alla Santa nel 1689, un anno prima della sua morte, che merita di essere da tutti conosciuta. E' la dodicesima di quelle che vengono ordinariamente elencate nei libri di devozione ed è espressa così:
«Io ti prometto nell'eccessiva misericordia del mio Cuore, che il mio amore onnipotente concederà a tutti coloro che si comunicheranno ai primi venerdì del mese, per nove mesi consecutivi, la grazia della penitenza finale: non moriranno nella mia disgrazia né senza ricevere i sacramenti, il mio cuore sarà per essi, di sicuro asilo in quell'ora estrema».
Questa è la "Grande Promessa" del Cuore misericordioso di Gesù, che ci proponiamo di riflettere affinché si desti in tutti il più vivo desiderio di accogliere l'invito di Gesù che ci offre un mezzo straordinario per salvare la nostra anima.

Autenticità della Promessa

Per chi avesse qualche dubbio sulla realtà di questa "Grande Promessa", diciamo che è realmente autentica, come appare dagli scritti della privilegiata confidente del SS. Cuore di Gesù.
Difatti la Chiesa, con tutta la diligenza che usa quando innalza all'onore degli altari i suoi Santi, ha fatto un attento esame di tutti gli scritti di Santa Margherita e li ha pienamente confermati con la sua autorità, permettendone la divulgazione.
Nel Decreto di Canonizzazione il Sommo Pontefice Benedetto XV, riporta testualmente la "Grande Promessa" facendo notare che «tali furono le parole che Gesù benedetto rivolse alla sua Serva fedele».
E per noi il giudizio della Chiesa, maestra infallibile di verità, è più che sufficiente, perché ne possiamo parlare liberamente con la più profonda convinzione di fede.
Questa divina Promessa si è tenuta quasi nascosta fino al 1869, anno in cui il P. Franciosi incominciò a farla conoscere e i tanti timori si mostrarono infondati, giacché i fedeli da questa pratica escono sempre più infervorati nel bene, mentre i teologi hanno dimostrato che è pienamente conforme alla dottrina della Chiesa, la quale ci addita nel Cuore di Gesù l'oceano infinito delle divine misericordie. Confortati dalla sua autenticità e divina efficacia, procuriamo ora di comprenderne bene il profondo significato.
In tal modo Gesù, manifestandosi a Santa Margherita, pronunziò quelle solenni parole: "Io ti prometto", per farci comprendere che, trattandosi di una grazia straordinaria, Egli intende impegnare la sua parola divina.
E subito aggiunse: «nell'eccessiva misericordia del mio Cuore», affinché riflettiamo bene che qui non si tratta di una promessa comune, frutto della sua misericordia ordinaria, ma di una promessa tanto grande, che poteva venire solo da una misericordia infinita.
Cristo per renderci sicuri che saprà ad ogni costo mantenere quanto promette, fa appello al suo amore onnipotente, a quell'amore che tutto può a favore di quelli che in lui confidano.
Quando il Signore ci ricorda che concederà la grazia della perseveranza finale, intende dire quell'ultima grazia, più preziosa di tutte, da cui dipende la salvezza eterna; come viene confermato dalle parole che seguono: «Essi non periranno nella mia disgrazia», cioè raggiungeranno la felicità del Paradiso.
Qualora il moribondo si trovasse in peccato mortale, gli concederà di poter ricevere il perdono per mezzo di una buona confessione, e se un malore improvviso non gli permettesse più di parlare, o in qualche modo non potesse ricevere i santi sacramenti, la sua onnipotenza divina saprà allora indurlo a fare un atto di contrizione perfetta, e così ridonargli la sua amicizia; giacché, senza eccezione alcuna, il suo «adorabile Cuore servirà per tutti di asilo sicuro, in quell Ora estrema».

CONDIZIONI RICHIESTE

1. Fare nove Comunioni. E' quindi evidente che, chi avesse fatto solo un certo numero di Comunioni, ma non 1e avesse fatte tutte e nove, non sarebbe in regola.
2. Nei primi Venerdì del mese. E qui giova far bene attenzione che queste nove comunioni bisogna assolutamente farle in nove primi venerdì del mese, e non ci darebbero diritto alla "Grande Promessa" se venissero fatte in altro giorno della settimana, per esempio di domenica, o anche di venerdì, ma che non fosse il primo venerdì del mese.
3. Per nove mesi consecutivi. E' questa la terza condizione; e vuol dire che le nove comunioni devono farsi al primo venerdì di nove mesi consecutivi, senza che vi sia alcuna interruzione.
4. Con 1e dovute disposizioni. A questo fine basterà che le comunioni siano fatte in grazia di Dio, senza che si richieda un fervore speciale.
Ma è evidente che chi facesse qualcuna o tutte queste comunioni, sapendo di essere in peccato mortale, non solo non si assicurerebbe il paradiso; ma, abusando in modo così indegno della misericordia divina, si renderebbe meritevole dei più terribili castighi.