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DIRITTO ALLA VITA "La Francia garantisca cibo e acqua a Vincent Lambert” Il Comitato Onu per i disabili chiede per la seconda volta allo Stato francese di rispettare il protocollo internazionale e continuare le cure a Vincent. Già domani il 42enne potrebbe essere sottoposto all’iter eutanasico. E da oggi la madre Viviane sarà davanti all’ospedale di Reims per chiedere che il figlio non venga fatto morire di fame e di sete. (video di repertorio)

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Il Comitato dell’Onu per i diritti dei disabili, venerdì scorso, ha nuovamente chiesto alla Francia di “prendere le misure necessarie per provvedere che l’alimentazione e l’idratazione” di Vincent Lambert “non siano interrotte”, interruzione programmata a partire da domani, 20 maggio. La richiesta del Comitato è ragionevolmente motivata dalla possibilità di avere il tempo per pronunciarsi sul caso, senza che nel frattempo vengano messe in atto quelle azioni per le quali viene domandato il parere del Comitato e che avrebbero conseguenze irrimediabili.

L’istanza era già stata fatta lo scorso 3 maggio, con la precisazione che la Francia avrebbe avuto a disposizione sei mesi di tempo per sottoporre al Comitato le proprie osservazioni. Lo Stato francese, il 7 maggio, aveva inviato le proprie osservazioni al Comitato, motivando di non poter “mettere in atto le misure preventive richieste”, in quanto la situazione di Vincent Lambert è già stata fatta oggetto di esame da parte delle istituzioni nazionali, che considerano la decisione del dottor Vincent Sanchez conforme alla legge francese.

La Corte europea per i diritti dell’uomo ha altresì “giudicato che questa interruzione dei trattamenti non viola gli obblighi della Francia riguardo alla Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali”. Inoltre, “rimettere in discussione la decisione di interrompere i trattamenti, con una nuova sospensione che priverebbe di efficacia il diritto del paziente di non subire un’ostinazione irragionevole, non è praticabile”.

Dopo questa risposta, il Comitato dell’Onu ha dunque ritenuto di dover rinnovare la richiesta di non procedere all’interruzione dei sostegni vitali. In effetti, la posizione dello Stato francese diventa sempre più problematica e contraddittoria: in primis perché è proprio nell’ultimo Rapport, rilasciato a seguito della perizia richiesta dal Tribunale amministrativo di Chalons-en-Champagne il 2 luglio 2018, che troviamo scritto nero su bianco che “corrispondere ai bisogni fondamentali primari (alimentazione, idratazione) non rientra per Vincent Lambert nell’ambito di un accanimento terapeutico o di una irragionevole ostinazione”. La stessa cosa venne constatata nella perizia del 2014. Poi, perché al Comitato per i disabili è stato chiesto, tra l’altro, di pronunciarsi proprio sul fatto che “l’alimentazione e l’idratazione tramite un sondino non costituiscono un trattamento suscettibile di essere interrotto in una persona disabile [...], ma costituisce una cura ordinaria, normale, dovuta a ogni persona”, come ha rivelato l’avvocato Jean Paillot nell’intervista che ci aveva gentilmente rilasciato.

Lo Stato francese pretende invece di rispondere esso stesso a questa richiesta; sarebbe come se, anziché il giudice, fosse l’avvocato difensore a emettere la sentenza. Infine, la Francia si è impegnata a osservare un protocollo internazionale che poi non rispetta, perché è sotto gli occhi di tutti che non esiste un’urgenza di uccidere Vincent, cosa che gli stessi esperti del Tribunale hanno riconosciuto.

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