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PER NON DIMETICARE. IL CASO ASSISTENTI SOCIALI Bambini ai gay, il sistema Reggio svela l'avversione alla famiglia. E il deus ex machina di questo sistema è una dirigente del servizio appartenente «a noti movimenti Lgbt» che si batte per l’affidamento dei bambini agli omosessuali. Il caso di Silvia, tolta ai genitori senza un motivo per essere affidata a due lesbiche militanti e squilibrate, le quali l’hanno maltrattata e hanno cercato di influenzare il suo orientamento sessuale. Bambini sotto il potere dello Stato: da Alfie all'educazione gender e oggi con il fiore all'occhiello del welfare targato Emilia rossa. Le frasi choc ai bambini. 29 giugno 2019

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La donna infatti - e leggendo le carte questo emerge chiaramente - appartiene per ragioni ideologiche ad un contesto che punta alla demolizione della famiglia come è appunto l’universo Lgbt. È lo …More
La donna infatti - e leggendo le carte questo emerge chiaramente - appartiene per ragioni ideologiche ad un contesto che punta alla demolizione della famiglia come è appunto l’universo Lgbt.

È lo stesso giudice a rimarcarlo quando dà conto di uno dei sei casi passati al vaglio degli inquirenti. Quello di Silvia (nome di fantasia), una bambina di 11 anni con crisi epilettiche data in affidamento ad una coppia di donne omosessuali unite civilmente da un anno. Due donne - una delle quale legata sentimentalmente in passato alla dirigente dei servizi sociali Anghinolfi - che prendono una bambina su cui ci sono dei sospetti mai dimostrati di abuso o maltrattamenti. Ebbene: alla fine è Silvia che viene maltrattata dalle donne, una delle quali presenta squilibri mentali evidenti.

«La bambina viene fatta oggetto di vessazioni psicologiche del tutto gratuite e nemmeno correlate a comportamenti indisciplinati della stessa, ma esclusivamente condizionati dall’esigenza di denigrare i genitori naturali ovvero dall’utilizzo della piccola come bersaglio di sfoghi o di rabbia dell’una o dell’altra affidataria». Insomma: la bambina viene allontanata dai genitori sulla base di presunti indizi di abusi, viene data in affido a una coppia di donne omosessuali, legate alla dirigente dei servizi, e viene - stavolta davvero - maltrattata dagli affidatari e fatta oggetto di utilizzo di elettrodi durante le seduta con la psicologa del centro Hansel & Gretel affinché riacquisti la memoria sugli abusi. Abusi di cui non ci sarà mai traccia né prova.

Viene inoltre rimarcato che le donne affidatarie hanno in comune con la dirigente del servizio «gli incentivi all’affidamento di bambini a coppie omosessuali nell’ambito del noto movimento Lgbt». In poche parole: le protagoniste di questa storia sono attiviste del movimento Lgbt che si battono per l’adozione - e l’affido - dei bambini alle coppie omosessuali. Un tema di stretta attualità e che è oggetto di vibrate critiche da parte del mondo psicologico e pedagogico. Ebbene: a Bibbiano e senza tanti problemi questo avveniva con il consenso del Comune. E, come abbiamo visto, avveniva con questi risultati. Un elemento in più per rimarcare che un minore non può crescere in un contesto famigliare con due omosessuali.

«Le due donne - scrive - attivissime nel campo della tutela dei diritti della comunità lesbica hanno condizionato la minore nell'imporre di non portare capelli sciolti ispirate ovviamente dal proprio orientamento sessuale».

D'altra parte la Anghinolfi della sua attività di militante Lgbt, anche in chiave di affido famigliare, non faceva mistero. Internet conserva ancora diversi suoi interventi pubblici (convegni, interviste, manifestazioni) proprio a favore della genitorialità gay. Il punto è perché un Comune si fidi a tal punto di una donna così militante da affidarle un servizio così centrale e delicato ed è su questo che il Pd è chiamato a dare risposte, vista la fiducia concessa a paladini di cause, la genitorialità gay, che è bene tenere lontano dai bambini.

Lo Stato onnipotente che prende i figli fragili o impotenti per farne cosa sua. Abbiamo visto questa ideologia totalitaria all'opera su altri casi legati all'educazione sessuale a scuola o alla precocità sessuale in ambito infantile. Ma anche con i tanti casi di bambini disabili - vedi Alfie Evans o Charlie Gard - in cui doveva prevalere il loro best interest che non ha coinciso con il restare in vita. L'inchiesta di Bibbiano apre uno squarcio inquietante anche su un altro modo di appropriarsi dell'infanzia. Col timbro dei servizi sociali e del "mitologico" welfare targato Emilia rossa.

www.lanuovabq.it/it/bambini-ai-gay-…

La foto dei regali

La foto è quella dei regali e delle lettere spediti ai figli da quei papà e quelle mamme che se li sono visti togliere senza che ci fossero state denunce alle forze dell’ordine. Pacchi dono ammucchiati (in genere per Natale e Pasqua ma anche per compleanni e promozioni) in una stanzetta dei Servizi sociali di Bibbiano, il comune travolto dall’inchiesta e il cui sindaco, il pd Andrea Carletti, è ai domiciliari per abuso d’ufficio e falso. Altre cinque persone rispondono di varie accuse tra cui compare in alcuni casi il reato di maltrattamenti ai minori. In un angolo si vedono una Barbie, degli scarpini da calcio, un pandoro, una console, altri giocattoli e dei vestiti. Una voce femminile intercettata nella stanza da una «cimice» piazzata dai carabinieri dice che «giacciono qua per mesi. Nessuno glieli consegna (ai bambini tolti e dati in affido, ndr) perché dicono che è meglio così...». «Il punto è che si voleva annichilire, direi annullare, qualunque forma di presenza dei veri genitori» è il ragionamento fatto da un investigatore che si è commosso alla lettura di lettere e bigliettini — «pensieri affettuosi e testimonianze d’amore» — mai arrivati a destinazione.

Il disegno contraffatto
E poi c’è il disegno contraffatto, il «caso pilota» da cui è partita l’inchiesta. Tratti ingenui a matita di una bimba che si ritrae accanto all’ex compagno della madre. Compaiono anche quelle braccia innaturalmente protese verso la piccola. Una modifica fatta «personalmente» dalla psicologa della Asl di Montecchio Emilia che seguiva la bimba, scrive il gip Luca Ramponi nell’ordinanza che ha disposto 16 misure cautelari. L’operatrice riferisce che la bambina le ha confidato che l’ex convivente della madre a cui era stata sottratta la toccava nelle parti intime. L’aggiunta serviva per avvalorare quanto affermato nella relazione.

Frasi manipolate

Nelle carte dell’indagine coordinata dal procuratore Marco Mescolini e dal comandante dei carabinieri Cristiano Desideri c’è anche il caso di un assistente sociale che, assieme a una dirigente comunale, inserisce tra virgolette delle frasi pronunciate da un’altra bambina. Parole però «frutto dell’elaborazione dei due indagati». Per esempio: «Mia mamma non fa più da mangiare perché papà non le dà i soldi per la spesa». E ancora: in casa «cibo avariato lasciato sui mobili da diversi giorni». Ma un sopralluogo dei carabinieri smentisce poi la circostanza.

www.corriere.it/…/facciamo-funera…