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Bello lo “slow travel” alla Greta Thunberg (se sei ricco e non hai un tubo da fare) Carlo Rubbia, Nobel per la fisica, smonta la bufala dei cambiamenti climatici

Secondo l’antropologo socio-culturale Noël Salazar, studioso della mobilità e specializzato in flussi turistici all’Università cattolica di Lovanio, lo slow travel è strutturalmente incompatibile …More
Secondo l’antropologo socio-culturale Noël Salazar, studioso della mobilità e specializzato in flussi turistici all’Università cattolica di Lovanio, lo slow travel è strutturalmente incompatibile con una delle esigenze più importanti di chi va in vacanza: economizzare il tempo. «I francesi dispongono di 36 giorni di ferie pagate all’anno, i tedeschi e gli irlandesi di 29, gli statunitensi solo di 15. Per non parlare di cinesi e indiani, che si affacciano solo ora sul mercato turistico». Destinare una parte importante del tempo delle vacanze all’utilizzo di un mezzo di trasporto più lento sembra essere un lusso che poche persone possono accordarsi. Non è un caso che a manifestare interesse per i benefici dello “slow travel” risultino essere i componenti dello spezzone più alto del mercato turistico: nel 2017 il network Traveller Made, che riunisce 250 agenzie turistiche di lusso che si occupano di organizzare le vacanze dei super-ricchi (non si fanno più chiamare agenzie di viaggio o agenzie turistiche, ma “Travel Designers”) ha diffuso delle statistiche secondo cui il 29 per cento dei loro clienti indicano lo “slow travel” fra le caratteristiche imprescindibili della vacanza che chiedono all’agenzia di organizzare per loro. Beati loro.

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Invano ricercatori autorevoli, di fama mondiale, come, per limitarci all’Italia, il professor Carlo Rubbia, premio Nobel per la fisica nel 1984, e il professor Franco Battaglia, docente di chimica, da anni smontano le teorie ecocatastrofiste, dimostrano con dati e fatti che i cambiamenti climatici sono una costante nella storia del pianeta Terra così come il variare delle temperature, che i fattori antropici non sono determinanti, che il numero e l’intensità dei fenomeni atmosferici estremi non sono aumentati, al contrario.

Global warming e cambiamenti climatici di origine antropica sono i fondamenti irrinunciabili dell’ideologia ambientalista che, come altre ideologie, mira a demonizzare e demolire la civiltà cristiana occidentale accusandola di condannare la Terra a diventare presto una roccia arida, sterile e rovente a causa del modello di sviluppo che ha “imposto” al pianeta. Global warming e cambiamenti climatici antropici esistono e hanno un impatto distruttivo e destabilizzante – asseriscono i cosiddetti ecocatastrofisti, nonostante che la comunità scientifica sia tutt’altro che unanime in merito – provocano inaridimento dei terreni, innalzamento dei livelli delle acque e frequenti, sempre più estreme calamità naturali, quali siccità, inondazioni, uragani, frane, che lasciano chi le subisce con risorse insufficienti o privo del tutto di mezzi di sussistenza. Nel primo caso comunità prima in buoni rapporti tra loro diventano ostili, in concorrenza per l’accesso alle risorse divenute scarse, insorgono i conflitti e si moltiplicano. Nel secondo caso, senza speranza di sopravvivere, inizia l’esodo verso la salvezza, verso territori rimasti indenni i cui abitanti però vivono con apprensione i flussi migratori: e di nuovo è guerra, con i nuovi arrivati che cercano spazio e modo per vivere e le comunità locali che reagiscono con atti di chiusura e intolleranza.

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