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Sant Antonio da Padova Guerriero di Dio - Film Completo. «Maledetti usurai, che nella rete dell’usura catturano grandi e piccoli, ricchi e poveri». Non le manda certo a dire sant’Antonio: nei suoi Sermoni tuona contro le angherie degli strozzini e sostiene le difficoltà degli indigenti, contrastando la pesante piaga sociale diffusa nell’Italia di inizio Duecento.

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9. Alle spine corrispondono le bestie feroci, con le quali, come abbiamo detto, intendiamo i perfidi usurai . Di essi dice il Profeta: «Ecco il mare grande e dalle braccia larghe e spaziose: lì ci …More
9. Alle spine corrispondono le bestie feroci, con le quali, come abbiamo detto, intendiamo i perfidi usurai . Di essi dice il Profeta: «Ecco il mare grande e dalle braccia larghe e spaziose: lì ci sono rettili senza numero, animali piccoli e grandi. Lo solcano le navi» (Sal 103,25-26). Fa' attenzione alle parole: Il mare, cioè questo mondo, pieno di amarezze, è grande per le ricchezze, spazioso per i piaceri, perché spaziosa e larga è la via che conduce alla morte (cf. Mt 7,13). Ma per chi? Non certo per i poveri di Cristo, i quali entrano per la porta stretta (cf. Mt 7,13), ma per le mani degli usurai , i quali si sono ormai impadroniti di tutto il mondo. Per causa delle loro usure le chiese sono depauperate, i monasteri sono stati spogliati dei loro beni; e quindi si lamenta di loro il Signore con le parole di Gioele: «Avanza sopra la mia terra una gente forte e innumerevole: i suoi denti sono come i denti del leone, i suoi molari sono come i cuccioli del leone. Ha ridotto a deserto la mia vigna e ha scorticato le mie piante di fico, le ha denudate e spogliate e i loro rami sono diventati bianchi» (Gl 1,6-7).
La gente maledetta degli usurai , forte e innumerevole, è cresciuta sulla terra, i suoi denti sono come i denti del leone. Osserva nel leone due cose: il collo inflessibile, nel quale c'è un solo osso, e il fetore dei denti. Così l'usurai o è duro, inflessibile, perché non si piega di fronte a Dio, e non teme l'uomo (cf. Lc 18,2); i suoi denti puzzano, perché nella sua bocca c'è sempre il letame del denaro e lo sterco dell'usura. I suoi molari sono come i cuccioli del leone, perché ruba, distrugge e ingoia i beni dei poveri, degli orfani e delle vedove.
L'usurai o riduce a un deserto la vigna, ossia la chiesa del Signore, quando con l'usura s'impossessa dei suoi beni; e scortica, denuda e spoglia la pianta di fico del Signore, cioè la casa di qualche congregazione, quando, sempre con l'usura, si appropria dei beni che ad essa i fedeli hanno elargito. Per questo i suoi rami sono diventati bianchi, vale a dire i monaci o i regolari di quella osservanza sono afflitti dalla fame e dalla sete. Ecco che sorta di elemosine fanno quelle mani: esse grondano del sangue dei poveri; di esse nel salmo è detto anche: «Lì», cioè nel mondo, «vi sono rettili senza numero», ecc. (Sal 103,25).
Fa' attenzione qui alle tre specie di usurai . Ci sono alcuni che praticano l'usura privatamente: questi sono i rettili, che strisciano di nascosto, e sono senza numero. Ci sono altri che esercitano l'usura pubblicamente, ma non su larga scala, per sembrare misericordiosi: e questi sono gli animali piccoli. Altri ancora sono gli usurai scellerati, dannati e impudenti, che praticano l'usura davanti a tutti, quasi in piazza: e questi sono gli animali grandi, più crudeli degli altri, che saranno preda della caccia del demonio e subiranno sicuramente la rovina della morte eterna, a meno che non restituiscano il mal tolto e non facciano una congrua penitenza. E affinché possano fare una penitenza adeguata, «lì», cioè proprio in mezzo a loro, «le navi», vale a dire i predicatori della chiesa, devono passare e spargere la semente della parola di Dio. Ma, a motivo dei peccati, le spine delle ricchezze e le bestie feroci delle usure soffocano la parola così assiduamente seminata, e quindi non fanno frutto di penitenza.

10. «E una parte della semente cadde in buona terra e, nata, portò frutto» (Lc 8,8), «dove il trenta, dove il sessanta e dove il cento» (Mt 13,8). E il quarto scomparto nell'arca di Noè fu quello degli animali domestici, e il quinto quello delle persone e degli uccelli. Voi dunque vedete, carissimi, che nei tre scomparti sopraddetti, sulla strada dei lussuriosi, raffigurati dallo scomparto dei rifiuti, sulla pietra dei religiosi superbi, raffigurati dallo scomparto dei viveri, e tra le spine degli avari e degli usurai , raffigurati dallo scomparto degli animali feroci, la semente della parola di Dio non ha potuto portare frutto. Perciò i fedeli della chiesa santa, nell'introito della messa di oggi gridano al Signore: «Àlzati, perché dormi, Signore?» (Sal 43,23).
Osserva che per ben tre volte gridano «Àlzati», ed è per queste tre cose: la strada, la pietra, le spine. Àlzati, dunque, Signore, contro il lussuriosi, che sono la strada del diavolo: essi, poiché dormono nei peccati, credono che anche tu sia addormentato. Àlzati contro i falsi religiosi, che sono come la pietra senza l'umore della grazia. Àlzati contro gli usurai , che sono come le spine pungenti, «e aiutaci e liberaci dalle loro mani» (Sal 43,26). In questi tre luoghi la semente della tua parola, o Signore, non ha potuto portare frutto; ma quando finalmente cadde in terra buona, il frutto lo produsse.

11. E osserva quanto bene si concordino tra loro la buona terra, gli animali domestici, gli uomini e gli uccelli, che stanno ad indicare i giusti e i penitenti, coloro che fanno vita attiva e i contemplativi. La buona terra, benedetta dal Signore, è la mente del giusto, della quale dice il salmo: «Tutta la terra ti adori e canti a te, canti un salmo al tuo nome» (Sal 65,4). E osserva che «tutta la terra» comprende oriente, occidente, settentrione e meridione. Pertanto lo spirito del giusto dev'essere terra orientale in considerazione della sua origine, occidentale nel ricordo della sua fine, settentrionale in considerazione delle tentazioni e delle miserie di questo mondo, meridionale per la prospettiva della beatitudine eterna. Quindi «tutta la terra», cioè lo spirito buono del giusto, «ti adori», o Dio, «in spirito e verità» (Gv 4,23) e nella contrizione del cuore: questo è il frutto al trenta per uno; «e canti a te», nella confessione del tuo nome e nell'accusa del suo peccato: e questo è il frutto al sessanta per uno: e per ottenere questi due risultati dobbiamo cantare a Dio nei sei giorni di una vita laboriosa; «e canti un salmo al tuo nome», nelle opere della soddisfazione (della penitenza) e nella perseveranza finale: e questo è il frutto al cento per uno, ed è quello perfetto.

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«Maledetti usurai, che nella rete dell’usura catturano grandi e piccoli, ricchi e poveri». Non le manda certo a dire sant’Antonio: nei suoi Sermoni tuona contro le angherie degli strozzini e sostiene le difficoltà degli indigenti, contrastando la pesante piaga sociale diffusa nell’Italia di inizio Duecento.

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