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SAN FELICE DA CANTALICE - 18 maggio

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Felice Porro nacque a Cantalice, provincia di Rieti, nella parte laziale della Sabina, nel 1515 e da giovane lavorò come pastore e come contadino. Sentendosi portato a una vita austera, nell’…More
Felice Porro nacque a Cantalice, provincia di Rieti, nella parte laziale della Sabina, nel 1515 e da giovane lavorò come pastore e come contadino. Sentendosi portato a una vita austera, nell’ascoltare la lettura delle Vite dei Padri del deserto, verso i trent’anni decise di entrare fra i Cappuccini dopo aver donato ai fratelli la sua parte di eredità paterna. Compiuto il noviziato nel convento di S. Giovanni Campano a Fiuggi, dove professò i voti nel maggio 1545, prestò servizio nei conventi di Tivoli e di Viterbo-Palanzana e verso l’inizio del 1548 fu trasferito a Roma, nel convento di S. Bonaventura sotto il Quirinale, dove trascorse i restanti quarant’anni della sua vita con l’incarico di questuante. Girava per la città chiedendo pane, fave, frutta e vino per il convento, rispondendo sempre Deo gratis ad ogni donazione, tanto che ad un certo punto la gente cominciò a chiamarlo “frate Deogratias”. Egli approfittava della sua continua peregrinazione per dialogare con tutti, dai più poveri ai principi, dai bottegai al prelati, conquistandoli con la mitezza del suo carattere, con la semplicità del suo linguaggio che peraltro non era privo di originalità: infatti, pur non avendo studiato, fra Felice inventava poesie e proverbi in rima, sempre ispirandosi ai temi della fede e della devozione alla Vergine. Eccone un esempio: «Se tu non sai la via / d’andare in paradiso, / vattene da Maria / con pietoso viso, / ch’è clemente e pia: / t’insegnerà la via / d’andare in paradiso». Nei giorni festivi era solito fare la visita alle “Sette Chiese”, nonché agli infermi nei vari ospedali romani. Fu grande amico di san Filippo Neri e di Sisto V, al quale predisse il papato ammonendolo a comportarsi rettamente. Colpito da una grave infermità alla gamba, Felice si spense il 18 maggio 1587. Fu beatificato il 1° ottobre 1625 e canonizzato da Clemente XI il 22 maggio 1712. Le sue spoglie dal 1631 riposano nella chiesa dell’Immacolata Concezione, in Via Veneto a Roma.

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