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Govindo, mio figlio. Dio mi tese un agguato a Calcutta.

Da Madre a madre «Non abbiamo bisogno. Abbiamo un lungo elenco di genitori disponibili». «Bene, se non avete bisogno, meglio così. Io ho già quattro figli…». «Lei ha già quattro figli, il Signore …More
Da Madre a madre

«Non abbiamo bisogno. Abbiamo un lungo elenco di genitori disponibili». «Bene, se non avete bisogno, meglio così. Io ho già quattro figli…». «Lei ha già quattro figli, il Signore le chiede qualcosa di più. Prenda uno di quelli che nessuno vuole. Prenda un bambino handicappato». Cosa accadde dopo lo shock procuratole dai bimbi di Madre Teresa e la doccia di lacrime al telefono col marito Tommaso, Marina Ricci lo ha già raccontato nel libro www.amazon.it/…/8821598667 (San Paolo). Un libro uscito tre anni fa, durante la canonizzazione di Madre Teresa al culmine dell’Anno Santo della Misericordia. Un libro che da tre anni genera attorno a sé avvenimenti impensabili, grazie a un sì detto da una madre che, senza corazza, decise di scrivere cosa accadde il giorno che incontrò Govindo, e poi nei giorni seguenti, e nei mesi seguenti, e che riaccade anche oggi che il tempo ha tutto un altro significato. «Non è facile riconoscere Dio in uno scheletro. Eppure Dio mi ha teso un agguato in un piccolo scheletro in un angolo dell’infernale Calcutta», racconta a Tempi Marina Ricci – e “Dio” lo mettiamo in capo a tutto questo racconto, perché se non si capisce che questa è la storia della sua presenza tastata nel buio dell’anima e nel volto piagato dei più poveri, non si capisce l’arsura in preda alla quale Madre Teresa diventò la santa del XX secolo, e neppure quella di una madre afferrata per i capelli e annegata nelle lacrime a Calcutta che in una creatura piccola e mortale si trovò faccia a faccia con l’eterno.

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