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"La virtù della purezza" S. E. Cardinale Angelo Comastri. Disse Madre Teresa di Calcutta: "È dal cuore puro – diceva – che sboccia il miracolo dell’amore. Più si abbassa il livello della purezza e più diminuisce l’Amore nel mondo. Senza purezza non si è più capaci di relazioni autentiche, di relazioni luminose, nel rapporto educativo, nel rapporto dell’amicizia, nel rapporto coniugale: la Purezza è il terreno nel quale sboccia l’autentico Amore."

La purezza è ancora una virtù! La testimonianza di santa Maria Goretti ci permette di affrontare un tema che oggi è diventato un vero tabù: il tema della purezza! Chi ne parla più? Chi ha il coraggi…More
La purezza è ancora una virtù!

La testimonianza di santa Maria Goretti ci permette di affrontare un tema che oggi è diventato un vero tabù: il tema della purezza! Chi ne parla più? Chi ha il coraggio di parlarne ancora? E quei pochi che ne parlano, non sono subito tacciati di ingenuità o di immaturità o, peggio ancora, di impotenza sessuale? E allora…, silenzio: è meglio non rischiare!

Madre Teresa di Calcutta un giorno esclamò: «Il silenzio riguardo alla purezza è un silenzio impuro!». E lei, con la libertà di chi non si lascia imprigionare dalle mode del mondo, parlava spessissimo della purezza e ne parlava con entusiasmo e la collegava direttamente al tema affascinante dell’amore: «È dal cuore puro – diceva – che sboccia il miracolo dell’amore. Più si abbassa il livello della purezza e più diminuisce l’Amore nel mondo. Senza purezza non si è più capaci di relazioni autentiche, di relazioni luminose, nel rapporto educativo, nel rapporto dell’amicizia, nel rapporto coniugale: la Purezza è il terreno nel quale sboccia l’autentico Amore».

Gerald Kelly, noto educatore americano, ha scritto: «Noi siamo troppo portati a pensare alla virtù come a una cosa insignificante o, addirittura, noiosa e pesante, mentre attribuiamo al male tutte le attrattive del mondo. In questo modo finiamo nel vedere la pratica della virtù come una repressione. Leviamo la vernice che maschera il male e troveremo miseria e disgusto».

Vale la pena di ricordare le vibranti parole di Luigi Santucci, che coraggiosamente ha detto: «È tempo di strappare a Satana l’usurpata prerogativa di aver inventato e monopolizzato il godimento. I gaudenti devono sapere che noi cattolici rifiutiamo il loro edonismo pagano non tanto perché ci farebbe perdere l’anima, ma perché fra le loro file si gode mille volte di meno che tra le nostre file. Il Bene È BELLO! Il Male FA ORRORE!».

La Bibbia, a questo proposito, è chiarissima. Quando parla del peccato, la Bibbia più volte sottolinea l’amaro che esso contiene e che inevitabilmente viene fuori, dopo che esso è stato commesso. Scrive Geremia: «La tua stessa malvagità ti castiga e le tue ribellioni ti puniscono. Riconosci e vedi quanto è cosa cattiva e amara l’aver abbandonato il Signore tuo Dio» (Ger 2,19). E sempre Geremia riferisce queste parole del Signore: «Il mio popolo mi ha dimenticato; essi offrono incenso al niente [idolo vuoto]. Così hanno inciampato nelle loro strade» (Ger 18,15). Va ben notato un fatto: il peccato che, prima di tutto, la Bibbia condanna è il peccato di idolatria. Tale peccato consiste nel rifiuto di riconoscere Dio come il Signore della vita e come colui che dà significato a ogni espressione della vita (compresa la sessualità, che è nata da Dio e da Dio ha ricevuto un suo oggettivo significato, un suo oggettivo orientamento, una sua oggettiva finalità). Il rifiuto di riconoscere Dio come colui che dà significato a tutto, si accompagna – secondo la Bibbia – con l’operazione ineludibile di mettere qualcun altro e qualcosa d’altro al posto di Dio: questo è l’idolo (è un dio che non è Dio e, pertanto, fa sprofondare nel vuoto e nell’amarezza colui che ci si aggrappa accogliendolo come scopo e senso della sua vita). Dall’altra parte la Bibbia, con maggiore insistenza, sottolinea la bellezza appagante del riconoscimento di Dio come Signore della vita. La Bontà è bella! Ripetiamolo in continuazione: la Bontà è bella!

Il Salmo I, nella Sacra Scrittura, mette a confronto il Giusto, colui che si compiace della Legge del Signore, e il Peccatore, che è chiamato stolto. E dice il Salmo: “Il giusto è come albero piantato lungo corsi d’acqua, mentre il peccatore è come pula, che il vento disperde”. Il messaggio è chiaro!

Il Salmo 16 afferma categoricamente: «Si affrettino altri a costruire idoli, vadano altri per le strade del male, se vogliono andare: io non spanderò le loro libagioni di sangue, né pronunzierò con le mie labbra i loro nomi. Il Signore è mia parte di eredità e mio calice: nelle Sue mani è la mia vita. Per me la sorte è caduta su luoghi deliziosi, è magnifica la mia eredità».

Il Salmo 17 arriva a esprimersi così: «Sazia pure dei tuoi beni il loro ventre (il ventre degli empi), se ne sazino anche i loro figli e ne avanzi per i loro bambini. Ma io per la giustizia contemplerò il Tuo volto, al risveglio mi sazierò della Tua presenza». Chi scrive così è profondamente convinto che Dio è affascinante e, di conseguenza, il bene è bello e la virtù è appagante.

Il Salmo 37 ammonisce con categorica sicurezza: «Non adirarti contro gli empi, non invidiare i malfattori. Come fieno presto appassiranno, cadranno come erba del prato. Cerca la gioia nel Signore, esaudirà i desideri del tuo cuore. Il poco del giusto è cosa migliore dell’abbondanza dell’empio».

Il Salmo 63 è un inno all’affascinante bellezza di Dio: «O Dio, tu sei il mio Dio, all’aurora ti cerco, di te ha sete l’anima mia, a te anela la mia carne come terra deserta, arida, senz’acqua. Così nel santuario ti ho cercato per contemplare la tua potenza e la tua gloria. Poiché la tua grazia vale più della vita, le mie labbra diranno la tua lode». Maria Goretti avrebbe sottoscritto tranquillamente queste parole: «la tua grazia vale più della vita»!

E il Salmo 84 esplode in un’ammirata affermazione di lode dell’amicizia con Dio e della comunione con Lui: «Quanto sono amabili le tue dimore, Signore degli eserciti! (Cioè quanto è bello essere buoni). Beato chi abita la tua casa: sempre canta le tue lodi! Beato chi trova in te la sua forza e decide nel suo cuore il santo viaggio. Per me un giorno nei tuoi atri è più che mille altrove, stare sulla soglia della casa del mio Dio è meglio che abitare nelle tende degli empi». A questo punto l’insegnamento è chiaro: la purezza (come ogni altra espressione di gioiosa adesione al progetto di Dio) non è una mutilazione della vita, ma è la condizione per vivere l’esperienza appagante e nobilitante dell’Amore. Se tanti lo potessero capire, oggi, crescerebbe di colpo la gioia nel mondo. Sentiremmo i canti per le strade, se ci fosse più purezza. Ritroveremmo il sorriso, il sorriso vero! L’amore, infatti, è dono di sé, ma può donarsi soltanto chi possiede i suoi sentimenti e, pertanto, possiede se stesso: l’egoista (in questo caso l’impuro) non può donarsi a nessuno, ma può soltanto usare gli altri senza poterli amare. Guardatevi attorno e avrete la prova di quanto sia vera questa affermazione.

Fatta questa doverosa premessa, entriamo nella vicenda di Maria Goretti e lasciamoci illuminare dalla luce che ancora traspare dalla sua eroica testimonianza: la testimonianza che la purezza è una virtù preziosissima, oggi più che mai!

È la testimonianza di Gandhi, apostolo della non violenza: “Non si pensi che la castità è impossibile perché è difficile. La castità è il più alto ideale, non deve quindi far meraviglia che richieda il più alto sforzo per raggiungerla. Una vita senza castità mi sembrerebbe insipida e animalesca: il bruto, per natura sua, non ha autocontrollo, l’uomo è uomo perché è capace di averlo” (GANDHI, La mia vita per la libertà, pp. 193-194).
Attorno ai 30 anni, insieme alla moglie, Gandhi fece voto solenne e perpetuo di castità: “Quando io guardo indietro mi sento pieno di gioia e di meraviglia. La libertà e la gioia che mi riempirono dopo aver fatto il voto di castità, non l’avevo mai sperimentata prima del 1906 (data del suo voto solenne).
Prima di fare il voto io ero in balìa di ogni tentazione impura a ogni momento. Ora il voto diventò per me uno scudo sicuro contro la tentazione.
La grande potenza della castità divenne in me sempre più palese. Ogni giorno che è passato mi ha sempre fatto comprendere di più che la castità è una protezione del corpo, della mente, dell’anima. Il praticare la castità non diventò il praticare un’ardua penitenza, fu invece una consolazione ed una gioia. Ogni giorno mi svelava una fresca bellezza: è stata per me una gioia sempre crescente” (Ib.).
Ed ecco come è nata nell’anima di Gandhi la decisione per la castità: “Io vidi con chiarezza che uno che aspira a servire gli altri in modo totale non può non fare a meno di fare il voto di castità. Il voto di castità mi diede la gioia: diventai libero e disponibile a ogni servizio del prossimo” (Ib.).

www.amicidomenicani.it/morale-sessuale…

Jean Vanier:

Nato nel 1928 a Ginevra (Svizzera), figlio di Georges P. Vanier, governatore generale del Canada, da giovane è ufficiale di marinait.wikipedia.org/wiki/Jean_Vanier. Ad un certo punto, la scelta di dare una svolta alla sua esistenza: " Decisi di abbandonare la vita militare, con il desiderio di conoscere il Vangelo e la pace. Così andai a studiare filosofia a Toronto ". Dopo alcuni anni, Vanier è insegnante: " Cercai di scoprire cos'è il vero e cos'è il falso, cos'è un essere umano. Nel 1963 conobbi la condizione di persone con grave disabilità. Un sacerdote mi fece mettere a contatto diretto con ragazzi che non erano studenti assetati di "studio", ma si chiedevano 'chi sono, perché sono così, perché nessuno mi crede, perché i miei genitori non sono felici che io esisto?'. Persone desiderose di sapere chi le vuole veramente bene "it.wikipedia.org/wiki/Jean_Vanier.

it.wikipedia.org/wiki/Jean_Vanier

Al centro della riflessione di Jean Vanier c’è la fragilità, con un paradossale affermare che proprio le persone più fragili sono le più importanti.
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