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Le persone competenti come L'Ammiraglio Nicola de Felice, difende Matteo Salvini. "I falsi aiuti umanitari"

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Non sono un giurista, ma reputo che quando si avviano iniziative giudiziarie che hanno a che fare con il rispetto delle leggi nazionali e delle norme internazionali ratificate dal Parlamento riguardante la sovranità di uno Stato nonché la tutela degli interessi nazionali – precipuo compito dell’Autorità politica di un Governo democraticamente eletto dal popolo – le competenze di un corpo militare dello Stato quale la GdF occorre stare cauti, non per altro per le conseguenze sociali, giudiziarie, politiche, diplomatiche ed istituzionali che ne derivano. Se nel giudicare dei provvedimenti legislativi gli stessi sono considerati incostituzionali, credo sia giusto per un giudicante sospendere il suo agire e richiedere delucidazioni alla Corte Costituzionale, verificando eventuali analogie su casi precedenti.

Non mi dilungo sulla dichiarazione nella sentenza in parola in merito alla non appartenenza a navi da guerra della motovedetta della GdF: già rispettabili giuristi hanno confermato “l’abbaglio” giuridico riscontrato nelle decisioni del GIP in quanto più volte la Cassazione ha insindacabilmente dichiarato le navi militari della GdF quali navi da guerra, a prescindere dalla tipo di acque di impiego (sarebbe peraltro paradossale ed illogico pensare a ritenerle da guerra nelle sole acque al di là di quelle territoriali: se si fa la guerra, la fa, si fa dovunque)!

Chiariamo molto sinteticamente come funziona in mezzo al mare: il Mediterraneo Centrale prevede 4 aree di Ricerca e Soccorso definite tra Italia, Malta, Tunisia e Libia, regolarmente registrate dall’ONU attraverso l’IMO, l’Organizzazione Marittima Internazionale specializzata nel promuovere lo sviluppo del trasporto marittimo rendendolo più sicuro ed ordinato. La convenzione dell’IMO adottata dai paesi membri prevede anche gli standard riguardanti la sopravvivenza ed il salvataggio (SOLAS). In sostanza esistono responsabilità ed il coordinamento nel soccorso in mare che devono far capo ad ogni singola Nazione detentrice della area nella quale avviene il soccorso. Le norme inoltre prevedono lo sbarco dei soccorsi nel porto più vicino, onde evitare di porre a rischio con una lunga navigazione le persone soccorse: nel caso di soccorso operato dalla nave Sea Watch il porto assegnato dall’autorità competente, chiamata a dare indicazioni, è stato Tripoli, ma ciò non è stato recepito. Va ricordato che la Libia, al di là della situazione contingente, ha notificato all’ONU (IMO) la propria area SAR nel giugno del 2018 secondo i dettami delle norme previste dalla Convenzione di Amburgo del 1979. La Libia ha assunto la responsabilità di coordinatore del soccorso in mare nella sua area SAR e lo ha comunicato all’IMO, organo pertinente dell’ONU, che ne ha preso ben nota. In Libia opera personale dell’Organizzazione Internazionale per i Migranti (OIM) che è attiva nei punti di sbarco, dove fornisce la prima assistenza ai migranti soccorsi in mare così come prevede la convenzione di Amburgo. Ma volendo sospendere precauzionalmente l’analisi sulla Libia, i porti più vicini e sicuri erano Malta o quelli della Tunisia quali Gabés, Sfax o La Goulette, porti sicurissimi – molto meglio, ahimè, di quelli siciliani, molto più lontani – visto che attraccano settimanalmente navi da crociera con migliaia di turisti occidentali. Le dichiarazioni dell’UNHCR richiamate dalla disposizione sentenziale del GIP fanno riferimento alla Libia e non alla Tunisia, come comprovato da esimi giuristi. Anche la Convenzione di Ginevra richiamata da alcuni si applica ai rifugiati e non a migranti clandestini, che fino a prova contraria sono tali.

Le navi militari, ferme in alto mare fuori dalle acque territoriali libiche, hanno offerto un “PULL FACTOR” di non poco conto, cioè vero “fattore di attrazione” per i scafisti e quindi per i migranti clandestini paganti, così come ora lo stanno offrendo oggi le navi ONG tramite l’annuncio continuo e strombazzato della loro presenza davanti le coste libiche, peraltro visibile su Internet con il tracciamento automatico AIS e con il PHONE ALARM.

“Per combattere gli scafisti occorre esse più scafisti di loro”, avrebbe detto Pompeo Magno nella sua guerra contro i pirati nel Mediterraneo, vinta dopo notevoli sforzi diplomatico-militari con l’impiego della flotta romana. La gestione si potrà risolvere quando Italia, Francia e Germania saranno in sintonia politica sul tema, spero presto.

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