PAPA GIOVANNI XXIII visitò in vita molti malati testimoniando la verità, testimoniando l' amore di Gesù Cristo per i malati, poiché compito del Concilio è diffondere e difendere la Dottrina. Riguardo Teresa di lisieux,
Giovanni XXIII diceva:
«La piccola Teresa
ci conduce alla riva»
Santa Teresa la Grande [Teresa d’Avila, ndr], io l’amo molto… ma la Piccola: ella ci conduce alla riva […]. Bisogna predicare la sua dottrina così necessaria». Così Giovanni XXIII (1958-1963) si rivolgeva a un sacerdote che gli aveva offerto una collezione di ritratti della piccola Teresa.
Invece oggi vediamo una chiesa spirituale nella vita delle persone volte ad accettare il modernismo senza dottrina di Cristo vissuta,ma solo parole purtroppo per piacere al mondo, finendo a rinnegare il Concilio Vaticano II, come se tutto esternamente deve apparire bello.
A Lisieux Angelo Roncalli si recò cinque volte, soprattutto nel periodo della sua nunziatura a Parigi, ma anche quando era ancora delegato apostolico in Bulgaria. Da pontefice si soffermò a lungo su Teresa durante l’udienza generale del 16 ottobre 1960. In quell’occasione disse: «Grande fu Teresa di Lisieux per aver saputo, nella umiltà, nella semplicità, nell’abnegazione costante, cooperare alle imprese e al lavoro della grazia per il bene di innumerevoli fedeli. A questo proposito il Santo Padre, volendo dare una adeguata similitudine, si compiaceva ricordare quanto più volte egli ebbe modo di osservare, nel porto di Costantinopoli. Giungevano colà ingenti navi da carico, che però non riuscivano, data la natura dei fondali, ad avvicinarsi alle banchine. Ecco quindi, accanto ad ogni grande nave, procedere presso i moli un battello, la cui presenza poteva, a prima vista, sembrare superflua, ed era invece preziosissima, poiché esso assolveva il compito di trasbordare le merci alla grande riva».
PAPA GIOVANNI XXIII è SANTO e in Paradiso. Lui disse anche:
[..] Ciò che assicura alle vostre opere di carità il suo vero valore, che rende tanta gloria a Dio e ne merita le predilezioni in terra ed in cielo, è lo spirito soprannaturale. [..]
Attraverso la carità il cristiano si avvicina di più a Dio, e santifica solidamente l'anima propria.
Commentando il Vangelo delle nozze di Cana, in occasione della Stazione in Santo Spirito in Sassia, nella prima Domenica dopo l'Ottava dell'Epifania del 1208, il Nostro antico e glorioso Predecessore Innocenzo III, usando amabilmente la forma allegorica, sottolineava: « Certamente, se l'opera di misericordia non è accompagnata dal sentimento di carità, solleva, è vero, colui che la riceve, ma non è di profitto a chi la compie. E perciò allora è solo acqua e non vino; perchè, come dice l'Apostolo, “ Se distribuirò tutte le mie ricchezze in cibo ai poveri, ma non avrò la carità, a nulla mi giova ” [3]. Diversamente, se la misericordia ha origine dalla carità, allora l'acqua si converte in vino, perchè l'azione della carità trasforma in caldo ciò che prima era freddo; rende saporito ciò che prima era insipido; e luminoso ciò che prima era tenebroso: così l'acqua si converte moralmente in vino; e una cosa, per natura sua buona, diviene ancor più buona, da meritarci il premio eterno » [4].
Questo vino della carità, diletti figli, sia alimento continuo, e insostituibile, di vita soprannaturale: nutrita dalla preghiera, dai Sacramenti, e specialmente da una profonda vita eucaristica, a contatto diretto con Colui che è carità , ed è diventato nostro Cibo soave.[..]
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Concludo,ricordando come dice nelle Sacre Scritture Giacomo,la Fede senza le opere è morta.
Quindi le opere di misericordia spirituali e corporali devono essere vissute da noi,
altrimenti il cammino della santità sembrerà solo conoscenza e quindi non si producono frutti celesti. IL CONCILIO VATICANO II non ha tolto il dovere di cristiani ha seminare buoni frutti con le opere di misericordia sia spirituali che corporali. Tutti i giorni il cammino della santità deve passare per seminare opere di misericordia spirituali oppure corporali. Non è una cosa del passato da conoscere. È uno dei passi per essere capaci a prendere la Croce tutti i giorni e ha testimoniare dal vivo la Fede. Il Vangelo va vissuto tutti i giorni.
"Compito del Concilio è DIFFONDERE e DIFENDERE la dottrina cattolica" - SAN GIOVANNI XXIII
Chi è che accetta il modernismo?
Le semplici persone, che se gli chiedi in cosa consiste il modernismo nemmeno sa rispondere?
Oppure piuttosto, dobbiamo ammettere che i primi ad accettare e ad insegnare il modernismo, fregandosene della dottrina sono i cardinali, i vescovi, i sacerdoti, i religiosi... Il papa (?) Francesco, il quale è solo l'ultimo papa che ha aperto le "finestre" della chiesa al modernismo e al mondo.
Giovanni XXIII, nel discorso per la solenne apertura del concilio, ne aveva parlato espressamente: “Non c’è nessun tempo in cui la Chiesa non si sia opposta a questi errori; spesso li ha anche condannati, e talvolta con la massima severità. Quanto al tempo presente, […] preferisce usare la medicina della misericordia […]; pensa che si debba andare incontro alle necessità odierne, esponendo più chiaramente il valore del suo insegnamento piuttosto che condannando”.
Non vi ricorda "qualcuno" questo riferimento alla pelosa misericordia?
Questo andare incontro alle necessità odierne?
Necessità che con il mutare dei tempi variano... Ieri era una necessità accogliere e andare incontro ad una cosa, oggi c'è la necessità di accogliere altre cose come ad esempio i... Vedete voi...
Questo non condannare l'errore, con la scusa della falsa "misericordia", non ha fatto altro che diffondere gli errori! Ed eccoci giunti all'apoteosi odierna del male chiamato bene.
Quando si apre una breccia sulla diga essa, prima o poi crolla.
Giovanni XXIII il buono, ha aperto la breccia!
Il primo compito della chiesa e quello di indicare la Santa e stretta Via!
Chiamare il male, Male! e il bene, Bene! Tutto il resto viene dal maligno. Condannare l'errore significa salvare il peccatore.