Volevano aiutare i terroristi islamici: Fatto! Con 12 milioni dei contribuenti
di Domenico Cacopardo
«Missione compiuta» dovrebbero aver detto Vanessa Marzullo e Greta Ramelli a Roberto Andervill, il capo di «Horryaty», l'Onlus di cui sono, salvo novità, gli unici componenti. Già: l'obiettivo che i tre si proponevano era quello di dare aiuto alla rivolta anti-Assad, in particolare alla frazione «al Nusra», composta da qaedisti, cui una studentessa del primo o secondo anno di mediazione linguistica (presumibilmente nell'Istituto Universitario in Scienze della Mediazione Linguistica di Varese. Il corso di laurea accorpa, a Milano i dipartimenti di scienze della mediazione linguistica e di studi interculturali più altri solo associati: insomma una fuffa che produce gente destinata alla disoccupazione), una studentessa del primo o secondo anno di scienze infermieristiche e un fabbro di 46 anni con la passione della kefiah palestinese. Una scelta di campo inequivocabile, quest'ultima.
L'operazione è riuscita, infatti: quale miglior aiuto di quello fornito dallo stato italiano? Ieri, su ItaliaOggi, abbiamo mostrato quante incongruenze ci siano nella ricostruzione del rapimento di Greta Ramelli e Vanessa Marzullo. E sul misterioso ruolo di Roberto Andervill.Oggi onoriamo il noto detto del gesuita padre Ennio Pintacuda: «Il sospetto è l'anticamera della verità». Quindi, mettiamo in fila sospetti e indizi che potrebbero definire la patologia con la quale abbiamo a che fare.
Dunque, il giorno prima che se ne avesse notizia ufficiale, tale Mohammed Yaser Tayeb posta su Facebook la notizia del rapimento e riceve la telefonata di una certa Titti che lo invita a levare il post. La nota Ansa che annuncia la «cattura» viene battuta il 6 agosto alle 17.14, un giorno dopo. Come poteva sapere Tayeb del rapimento? A meno che, come i pesci che entrano nella rete, le nostre fanciulle non fossero sin dall'inizio della loro avventura destinate a «portare aiuto» alla frazione qaedista «al Nusra». E quale migliore aiuto dei 12 milioni in euro o in rifornimenti, anche militari, ottenuti?
Insomma, un'operazione concordata sin dall'inizio perché avesse l'evoluzione che poi ha avuto. Il complesso delle informazioni di cui disponiamo, con i buchi presenti nella ricostruzione, inducono a ritenere attendibile questa ipotesi. La mancanza di chiarezza sul primo viaggio e sulla cosiddetta «guida» del secondo, fanno immaginare il peggio e cioè che qualcuno in Italia (Andervill? Tayeb?) fosse d'accordo con qualcun altro legato, proprio in Italia, ad «al Nusra».
L'ulteriore dubbio che la vicenda suggerisce riguarda il duo Ramelli&Marzullo: lo sapevano sin dall'inizio? Cioè, sapevano di essere lo specchietto per le allodole, destinate a un'operazione concordata? Alla domanda, per ora, non c'è risposta. E il cosiddetto e poco attendibile «rispetto» di cui avrebbero goduto tra i guerriglieri non è collegato al beneficio imminente?
C'è un altro aspetto delicato, ancora da scoprire: come mai, al loro arrivo a Roma, le ragazze non sono state accompagnate, come di norma, all'ospedale militare del Celio per un controllo delle loro condizioni di salute? All'evidenza stavano bene, non aveva perduto un grammo, a dispetto dei quasi sei mesi di prigionia in zona di guerra e di bombardamenti. Di quali protezioni hanno, perciò, goduto laggiù? E il dottor Capaldo, procuratore aggiunto di Roma ha approfondito questi aspetti della «missione»? In definitiva, è incontestabile che la «missione di soccorso» ai ribelli messa in piedi da Andervill, Ramelli e Marzullo ha avuto pieno successo: nelle tasche o nelle giberne dei militanti di al Nusra sono arrivati 12 milioni di euro o 12 milioni di rifornimenti, o, cosa più probabile, un po' e un po'.
Di certo, se s'è trattato di armamenti, saranno stati di un livello migliore di quelli, scadenti, inviati ai «peshmerga».
Basta che in questo rapimento non ci siano state «rinvenienze» attive per qualche italiano dal cuore e dall'animo peloso. Si aspettano chiarimenti.
Domenico Cacopardo