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Il capitolo più incompreso della vita di San Giuseppe: da non perdere (Settimanale di Padre Pio)

A maggio su "Il Settimanale di Padre Pio" iniziano le "Luci sul capitolo più incompreso della vita di San Giuseppe".

Una serie di articoli (4 puntate su 4 numeri di Settimanale), tratti dagli scritti di Servo di Dio Pier Carlo Landucci.


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Ecco a seguire un estratto da uno di questi bellissimi articoli:

Il punto di partenza di essa è questo: san Giuseppe era sicuro che la maternità della Madonna Santissima non era dovuta a cause naturali ma a un soprannaturale intervento. Perché dunque non prenderla senz’altro con sé?

Perché l’Angelo dovrà poi assicurarlo che l’opera era tutta divina, quasi che egli ne avesse per lo meno dubitato? Ci troviamo di fronte insomma ad un’apparente contraddizione. Giuseppe non sospettò minimamente, ma d’altra parte è certo che voleva rimandare Maria; e inoltre dall’Angelo venne rassicurato in modo da far pensare che avesse sospettato davvero: «Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere con te Maria, tua sposa; poiché il bambini che è generato – γεννηθὲν – in lei viene dallo Spirito Santo» (Mt 1,20).

Contro la fiducia piena di Giuseppe in Maria si oppongono cioè due gravissime difficoltà: il proposito di rimandarla e le parole dell’Angelo. Consideriamo subito la prima difficoltà, rimandando l’analisi delle parole angeliche al punto seguente.

Per risolvere tale difficoltà occorre fare un’accurata distinzione. San Giuseppe si trovava di fronte a una duplice questione: di fatto l’una, di diritto l’altra. La prima riguardava la causa della maternità di Maria Santissima, la seconda riguardava la legittimità e convenienza di prenderla con sé, in quelle condizioni.

La questione di fatto e quella di diritto erano evidentemente collegate, ma non in modo così semplice come potrebbe sembrare a prima vista. Il fatto poteva essere appurato con una conoscenza qualunque purché sicura. Il diritto richiedeva invece determinate condizioni, per dir così, giuridiche, affinché tale conoscenza potesse venire legittimamente utilizzata, in ordine alle pratiche decisioni da prendere.

San Giuseppe, in linea di fatto, conosceva per propria e sicura intuizione che Maria Santissima non aveva in alcun modo leso la sua immacolata verginità e che era stata quindi oggetto d’una misteriosa azione divina; ma, in linea di diritto, non aveva ricevuto di tale divina azione alcuna certa ed autentica rivelazione, la quale, nel caso, non poteva essere data evidentemente che da un inviato di Dio. Per un’opera umana sarebbe potuta bastare la sua indagine umana, ma per tale opera divina occorreva una certa dichiarazione divina.

E questa non solo era mancata, ma v’era stata anzi – nel misterioso profondissimo silenzio della Vergine – una positiva indicazione del disegno di Dio di mantener nascosto con lui, per il momento, il suo intervento. Tutto ciò, per quanto costituisse una sottigliezza, era sufficiente per l’estrema delicatezza del «giusto» Giuseppe a indurlo a regolarsi in ordine pratico, pur a costo di tanto dolore, contrariamente alla sua convinzione.

“Che niente mi venga autenticamente detto – doveva aver pensato il delicatissimo Giuseppe –, che la Vergine stessa taccia in modo così sorprendente e il Cielo resti
inflessibilmente muto, è un tacito invito divino a regolarmi per ora praticamente come se il fatto soprannaturale non sia avvenuto. Per cambiare atteggiamento devo attendere un avviso di Dio”.

Restando pertanto nel piano naturale la maternità di Maria, avvenuta indipendentemente da lui, costituiva una difficoltà insormontabile, per un giovane pio, a prenderla in sposa, qualunque ipotesi fatta, anche la più mite della sofferta violenza. Egli prese la sua deliberazione quindi come se la Vergine Sposa si fosse trovata in questa ultima che era la migliore delle ipotesi naturali, la quale suggeriva tuttavia anch’essa, come vedemmo, in base allo spirito della legge, la dimissione, fornendo però ben giusti motivi perché avvenisse in quel modo occulto che egli effettivamente deliberò.

Per riassumere dunque la nostra analisi, possiamo dire: san Giuseppe nel suo interno non sospettò male, e senza alcun dubbio credette a un misterioso intervento di Dio; ma si regolò in sede pratica, in considerazione del divino silenzio, come se non ammettesse tale intervento, o ne avesse per lo meno dubitato. E fu il perfettissimo suo spirito di obbedienza al divino volere che lo indusse a tale distinzione e a tale tragica decisione. Ma oltre lo spirito di obbedienza rifulse in Giuseppe una sconfinata fede – compagna ed essenziale sostegno dell’obbedienza e dell’abbandono in Dio – con la quale egli risolse ogni penoso timore circa le possibili conseguenze della sua dolorosissima decisione.

Egli si era preparato, è vero, ad allontanare l’innocente, la prediletta di Dio, ma per affidarne la sorte alla divina Provvidenza, nella piena fiducia che essa non avrebbe mancato di intervenire – come di fatto intervenne – quando e come sarebbe stato opportuno. Si noti come si corrispondono mirabilmente nelle gigantesche loro proporzioni, la fede e l’eroico abbandono in Dio, in Maria e in Giuseppe. Maria, nulla dicendo, lascia fare. Giuseppe, non interrogando, sta per fare. Ma l’una e l’altro sanno che al momento opportuno è Dio che tutto farà.