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Le catene di San Pietro, una “doppia reliquia”

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La tradizione afferma che le catene di San Pietro, custodite nella chiesa romana di San Pietro in Vincoli, corrispondono a due serie di catene usate per imprigionare l'apostolo in due occasioni diverse

La basilica minore romana di San Pietro in Vincoli è nota perché vi si può ammirare il Mosè di Michelangelo, ma ospita anche una reliquia molto speciale e spesso trascurata.

Nota anche come basilica eudossiana, la chiesa è molto antica. Venne ricostruita su una struttura più antica nel 432 per custodire le catene che secondo la tradizione vennero usate per legare San Pietro quando fu imprigionato a Gerusalemme.

L’imperatrice Licinia Eudossia, moglie dell’imperatore Valentiniano III e figlia di Teodosio II, aveva ricevuto queste catene (alcune fonti sostengono che fossero solo pochi anelli) in dono dalla madre, Elia Eudocia, poetessa estremamente dotata considerata santa sia dalle Chiese occidentali che da quelle orientali, che le aveva ottenute a sua volta da San Giovenale, all’epoca vescovo di Gerusalemme, dove le catene venivano venerate dai pellegrini. Le catene dovevano essere quelle menzionate nel passo noto come La Liberazione di Pietro, al capitolo 12 del Libro degli Atti degli Apostoli.

Il testo è relativamente breve e dice:
“Nella notte che precedeva il giorno in cui Erode voleva farlo comparire, Pietro stava dormendo in mezzo a due soldati, legato con due catene; e le sentinelle davanti alla porta custodivano il carcere. Ed ecco, un angelo del Signore sopraggiunse e una luce risplendette nella cella. L’angelo, battendo il fianco a Pietro, lo svegliò, dicendo: «Àlzati, presto!» E le catene gli caddero dalle mani. L’angelo disse: «Vèstiti e mettiti i sandali». E Pietro fece così. Poi gli disse ancora: «Mettiti il mantello e seguimi». Ed egli, uscito, lo seguiva, non sapendo che era realtà ciò che stava succedendo per opera dell’angelo: credeva infatti di avere una visione. Com’ebbero oltrepassata la prima e la seconda guardia, giunsero alla porta di ferro che immette in città, la quale si aprì da sé davanti a loro; uscirono e s’inoltrarono per una strada; e, all’improvviso, l’angelo si allontanò da lui.

Pietro, rientrato in sé, disse: «Ora so di sicuro che il Signore ha mandato il suo angelo e mi ha liberato dalla mano di Erode e da tutto ciò che si attendeva il popolo dei Giudei»” (Atti 12, 6-11).

Licinia Eudossia donò poi le catene a Papa Leone I , Dottore della Chiesa noto soprattutto per aver incontrato Attila l’Unno e averlo persuaso a non invadere l’Italia. La leggenda dice che quando il Papa paragonò le catene di Eudossia a quelle usate per incarcerare Pietro prima del suo martirio (probabilmente nel Carcere Mamertino, in cui fu recluso anche Paolo), le due si fusero miracolosamente.

Le catene sono ora custodite in un reliquiario posto sotto l’altar maggiore di San Pietro in Vincoli, ma un anello può essere venerato anche nella chiesa di St. Peter a Rutland (Vermont, Stati Uniti). La basilica, consacrata nel 439 da Papa Sisto III, è stata sottoposta a vari restauri nel corso del tempo, soprattutto sotto Papa Giulio II, una delle figure principali dell’Alto Rinascimento, nel Cinquecento.