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Decifrato l’elamita lineare, la prima scrittura fonetica del mondo

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“L’iscrizione B” in elamita lineare incisa su un frammento di roccia proveniente da Susa, Iran, attribuito al sovrano Puzur-Shushinak (2150-2100 a.C.), (Museo del Louvre) a sinistra; “Iscrizione K” su un vaso Gunagi in argento datato 1900-1880 a.C. (Iran), a destra (@ François Desset, Sylviane Savatier, Sciences et Avenir)
L’archeologo francese François Desset è riuscito a decifrare uno dei pochi sistemi di scrittura antichi ancora non compresi: l’elamita lineare, utilizzato tra il 2300 e il 1900 a.C. nell’odierno Iran. L’elamita lineare è di fondamentale importanza perché è la prima scrittura fonetica conosciuta nella storia, utilizza segni che rappresentano solo suoni (vocali, consonanti, sillabe) e non concetti come i geroglifici. Le poche inscrizioni sopravvissute menzionano nomi di re, regni e divinità. Desset ha impiegato quattordici anni a decifrarle.
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In verde, l’area di diffusione della scrittura elamita lineare (@ François Desset/Sciences et Avenir)

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I contenuti del corpus

La lingua elamica era parlata dagli Elamiti, una civiltà fiorita nell’Età del Bronzo sull’altopiano iranico, intorno alle importanti città di Susa e Anshan. «Ad oggi conosciamo 40 iscrizioni, non molte, risalenti a periodi diversi che vanno dal 2300 al 1900 a.C.», ha dichiarato Desset, ricercatore (chercheur associé) presso l’università di Teheran. «Le prime erano state scoperte a Susa nel 1901, ma per 120 anni non siamo riusciti a leggerle». La svolta nella decrittazione è avvenuta nel 2018 con la possibilità di studiare i “vasi gunagi” (2000-1900 a.C.), dei preziosi vasi d’argento con sequenze di segni molto ripetitive. Desset è riuscito ad indentificare i nomi di due sovrani – Shilhaha ed Ebarti II – e la loro divinità principale, Napirisha. Questa ricerca è culminata nella decrittazione completa, annunciata lo scorso 23 novembre durante una conferenza virtuale del Laboratoire Archéorient (Università di Lione), mentre lo studio scientifico – in collaborazione con Gian Pietro Basello, Matthieu Kervran e Kambiz Tabibzadeh – uscirà quest’anno sulla rivista tedesca Zeitschrift für assyriologie und vorderasiatische archaeologie. I testi provengono soprattutto da contesti funerari. «Non si tratta di poesia o letteratura», chiarisce Desset. «Spesso sono abbastanza ripetitive, riportano: “Io sono [nome], grande re di [nome], figlio di [nome del padre]”. Oppure sono dedicate a divinità: “Ho depositato questo artefatto per [nome di divinità]”. Diciamo che l’operazione di decifrazione è stata più interessante del significato di quelle scritte». Così, ad esempio, la decrittazione di un magnifico vaso d’argento scoperto nella regione di Marv Dasht negli anni ’60 recita: “Alla signora di Marapsha [un toponimo], Shumar-asu [il suo nome], ho fatto questo vaso d’argento. Nel tempio che sarà celebre con il mio nome, Humshat, l’ho messo come offerta per te con benevolenza”.
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Iscrizione nella parte superiore di questo vaso d’argento proveniente da Marv Dasht (Iran), datato al III millennio a.C. (© François Desset)

L’elamita lineare, utilizzato per 1.400 anni, si leggeva da destra verso sinistra e dall’alto verso il basso (© François Desset)

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La storia dell’elamitico


«Lavoro su questi sistemi di scrittura dal 2006», ha spiegato Desset alla rivista Sciences et Avenir. «Non mi sono svegliato una mattina dicendomi che avrei decifrato l’elamita lineare. Mi ci sono voluti più di 10 anni, e non sono mai stato sicuro di farcela». L’elamitico è una lingua “isolata” che attualmente non può essere ricondotta a nessun’altra famiglia linguistica, come il basco. «Fino a questa decifrazione, tutto ciò che sapevamo delle popolazioni sull’altopiano iraniano proveniva da scritti mesopotamici (odierno Iraq). Queste nuove scoperte ci permetteranno finalmente di accedere al punto di vista degli abitanti della regione stessa, che loro chiamavano Hatamti, mentre per i loro vicini mesopotamici era Elam». È importante sottolineare che l’elamita lineare era solo uno dei sistemi di scrittura: la lingua elamica veniva trascritta allo stesso tempo sia con l’elamita lineare sia con il più noto elamita cuneiforme. Inoltre, l’elamita lineare deriva da una forma più antica non ancora decifrata, il proto-elamita (3300 a.C.). Il proto-elamita risale alla stessa epoca della prima scrittura riconosciuta, il proto-cuneiforme nella vicina Mesopotamia. Secondo Desset, le due erano indipendenti, non uno derivato dall’altro: «La scrittura non è apparsa per prima in Mesopotamia, ma contemporaneamente in due regioni diverse. Non è che una sia la scrittura madre e l’altra la figlia, ma piuttosto che sono due scritture sorelle», ha dichiarato Desset a “Sciences et avenir”. Tuttavia, differenza del cuneiforme mesopotamico, che combina sia fonogrammi (segni esprimono suoni, come le lettere dell’alfabeto latino) sia logogrammi (segni che rappresentano concetti, come i geroglifici), l’elamita lineare utilizza solo fonogrammi. «Una caratteristica unica al mondo nel terzo millennio a.C.».
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François Desset, archeologo presso il Laboratoire Archéorient (Lione), professore all’Università di Teheran (Iran), tra due colonnette funerarie trovate nelle tombe del III millennio a.C. nel belucistan iraniano. La sua impresa ricorda quella di Jean-François Champollion, che nel 1822 riuscì a decifrare i geroglifici egizi (©François Desset)

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Prossimo obiettivo


François Desset si è già lanciato nella decifrazione della più antica forma di scrittura iraniana, le tavolette protoelamite, per le quali dice di avere ora “un’autostrada” davanti a sé. Al riguardo di ciò, non bisogna confondere la lingua (suoni parlati) e la scrittura (segni visivi). Un sistema di scrittura può essere utilizzato per trascrivere lingue diverse. È il caso dell’alfabeto latino, che attualmente si usa per francese, inglese, italiano, turco, ecc. Allo stesso modo, la scrittura cuneiforme dei Mesopotamici permetteva di trascrivere diverse lingue come l’accadico (lingua semitica), il persiano antico (lingua indoeuropea) e anche l’elamita cuneiforme e il sumero (lingue isolate, non legate ad altre famiglie). Al contrario, una lingua può anche essere trascritta da diversi sistemi di scrittura, come il persiano che al giorno d’oggi si può scrivere sia con l’alfabeto arabo in Iran (e talvolta l’alfabeto latino grazie al sorprendente fenomeno del fingilish) sia con l’alfabeto cirillico in Tagikistan, mentre nel passato era scritto con un sistema cuneiforme durante il periodo achemenide (540-331 a.C. circa, per il persiano antico) o l’alfabeto aramaico nel periodo sassanide (III-VII secolo d.C. per il persiano medio, il pahlavi). Nel caso della lingua elamica, fino ad ora era conosciuta solo attraverso la scrittura cuneiforme. Con la decrittazione dell’elamita lineare compiuta da François Desset, ora abbiamo accesso a questa lingua attraverso un sistema di scrittura probabilmente sviluppato appositamente per essa, e che quindi ne riflette meglio le sottigliezze fonologiche rispetto alla scrittura cuneiforme.

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Cono in terracotta con iscrizioni elamite, 2500-2300 a.C. (©François Desset)
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Alcune delle iscrizioni si trovano su dei vasi di argento del 2000 a.C. chiamati gunagi, collezione Mahboubian di Londra (©François Desset)
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(©François Desset)
Secondo Desset, il proto-cuneiforme mesopotamico e il proto-elamita iraniano erano contemporanei. «L’altopiano iraniano non dovrebbe più essere ignorato nelle ricostruzioni storiche che si occupano delle origini della scrittura», ha detto. Nel seguente video spiega la sua teoria.


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