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Un omaggio a san Girolamo, biblista e asceta

Terrasanta.net
29 settembre 2020

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Dettaglio di una tele seicentesa su san Girolamo conservata nel convento francescano di Santa Caterina, a Betlemme.

l 30 settembre di 1.600 anni fa moriva a Betlemme san Girolamo, dottore della Chiesa e traduttore del testo biblico dal greco e dall'ebraico in latino (Vulgata). La rivista Terrasanta gli dedica il Dossier di 16 pagine nel numero di settembre-ottobre.

Dal Dossier di Terrasanta traiamo questo articolo di Beatrice Guarrera, che vi proponiamo in una sintesi della redazione:



«Questo sarà il luogo del mio riposo per sempre: qui risiederò perché l’ho voluto». Sulle pareti rocciose di una grotta adiacente a quella in cui nacque Gesù, si leggono ancora oggi queste parole. A inciderle fu san Girolamo, che segnò così il luogo, nelle viscere della attuale basilica della Natività a Betlemme, dove furono poste le sue spoglie dopo la morte avvenuta il 30 settembre del 420. Proprio lì per oltre trent’anni il Padre e dottore della Chiesa visse come un eremita, dedicandosi a una vita di studio e lavoro intenso.

Ancora oggi è possibile visitare questo luogo, collegato alla grotta della Natività attraverso una porta a ovest, aperta una volta al giorno per la processione quotidiana dei frati francescani che custodiscono il santuario e pregano in esso. Anche attraverso una ripida scalinata che scende dalla navata destra della chiesa di Santa Caterina si arriva alle grotte adiacenti a quella della Natività.

Gli scavi condotti dall’archeologo padre Bellarmino Bagatti attestano che quelle grotte venivano già usate dal VI secolo a.C. e vennero adibite poi a tombe per i cristiani a partire dal I sec. d.C.

Era usanza per i primi cristiani, infatti, farsi seppellire nei Luoghi Santi. Come a Roma ci si faceva tumulare nelle catacombe accanto ai martiri, così in Terra Santa ci si faceva deporre accanto ai luoghi legati alla vita di Gesù.

Importanti iscrizioni attestano queste sepolture nella grotta di san Girolamo, restaurata tra il 1962 e il 1964 dal frate francescano siciliano Alberto Farina, insieme alle altre grotte attigue alla Natività, dedicate a san Giuseppe e ai santi Innocenti.

Nella grotta di san Girolamo si trovano 72 sepolcreti di diverse epoche, ora conservati tutti all’interno di un unico sepolcro. Ad essere seppellite lì anche la nobile romana Paola (morta nel 404) e sua figlia Eustochio (morta nel 419). Le due donne furono seguaci di san Girolamo e, dopo un pellegrinaggio in Terra Santa, decisero di stabilirsi a Betlemme e fondarono un monastero femminile.

«Vedi questa piccola tomba scavata nella roccia? Ospita Paola, che ora vive nel regno dei cieli – scrisse san Girolamo sul luogo della sua sepoltura –. Ha lasciato il fratello, i parenti, Roma e la patria, e anche le ricchezze e i figli: adesso riposa nella grotta di Betlemme. Qui alla tua mangiatoia, Cristo Signore, i Magi hanno portato mistici doni per farne omaggio all’Uomo-Dio».

Oltre alla nobildonna romana, in un angolo della stessa grotta si trova anche la tomba di Eusebio da Cremona, sempre discepolo di Girolamo, morto nel 421 o 422.

Poco prima di lui, nel 420 (qualche fonte attesta il 419), fu san Girolamo a tornare al Padre. C’è chi dice che la sua tomba si trovasse proprio all’ingresso della grotta della Natività. Effettivamente, se si considera dove si trovava anticamente la porta della grotta della Natività, questa era proprio nei pressi della tomba del santo. Le sue spoglie furono poi traslate a Roma, nella basilica di Santa Maria Maggiore, per volere dei crociati.

Da lì è iniziato il viaggio di fra Ananiasz Jaskólski, sacrestano della basilica della Natività a Betlemme, a cui va il merito del ritorno delle reliquie di san Girolamo nella città. «Nel 2018 ho deciso di andare a cercare il luogo dove era stato sepolto san Girolamo a Roma – racconta fra Ananiasz –. Così sono andato nella basilica di Santa Maria Maggiore e mi sono messo alla ricerca…».

Grazie all’aiuto di monsignor Luigi Falcone, della Segreteria di Stato vaticana, due frammenti di ossa di san Girolamo sono stati ritrovati e trasportati a Betlemme.

La fraternità di Betlemme per il XVI centenario dalla morte di san Girolamo, il 30 settembre 2020 ha deciso di organizzare un’altra celebrazione solenne, presieduta dal padre Custode di Terra Santa, Francesco Patton, anche se la pandemia di Covid-19 ha creato non poche difficoltà organizzative.

«Vogliamo coprire la tomba di san Girolamo con una lastra di marmo, sopra la quale posare un reliquiario – spiega fra Ananiasz –. Ho chiesto a un artista polacco di realizzare il reliquiario che sarà pronto a settembre. Speriamo che possa trasportare la sua opera in aereo, in tempo per la ricorrenza». L’idea è di lasciare una reliquia sulla tomba di san Girolamo e poter dare l’altra reliquia ai gruppi di pellegrini che la richiedono per le celebrazioni.

Intanto, nel chiostro crociato cui si accede dalla grotta, restaurato dall’architetto Antonio Barluzzi nel 1947, si eleva la statua del santo che dopo milleseicento anni sembra ergersi «a guardia» del luogo da lui tanto amato, dove il Redentore venne dato al mondo.

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Andrea Mancinella
Un grandissimo Santo e Dottore della Chiesa, che oltre che essere un grandissimo biblista (era spesso consultato da Sant'Agostino d'Ippona per questioni bibliche, appunto) ha difeso la Fede Cattolica Romana con energia incredibile.
L'unico suo difetto, che del resto riconosceva umilmente, era un certo 'caratteraccio'. Ma tutto ciò finisce per scomparire di fronte alla sua santità.
Preghiamo perc…More
Un grandissimo Santo e Dottore della Chiesa, che oltre che essere un grandissimo biblista (era spesso consultato da Sant'Agostino d'Ippona per questioni bibliche, appunto) ha difeso la Fede Cattolica Romana con energia incredibile.
L'unico suo difetto, che del resto riconosceva umilmente, era un certo 'caratteraccio'. Ma tutto ciò finisce per scomparire di fronte alla sua santità.
Preghiamo perché metta un po' di sale nella zucca vuota delle legioni di odierni biblisti rovinati al Pontificio Istituto Biblico a Roma, e traviati dalle false teorie protestanti della Formgeschichte e della Redaktiongeschichte methode, che stanno tradendo da sessant'anni a questa parte la Sacra Scrittura e le povere anime di moltissimi sacerdoti e fedeli.
don Andrea Mancinella, eremita della Diocesi di Albano