«Prima di vendere le chiese la diocesi dovrebbe alienare parte del suo ricco tesoro immobiliare»

Redazione 0 13 Settembre 2022 - 15:19

Fra appartamenti, uffici, garage e terreni l'Istituto per il sostentamento del clero dispone di oltre mille immobili. Perché non pensa a metterli sul mercato anziché disfarsi delle chiese? E se la carità è la più importante delle virtù teologali, allora la solidarietà cristiana dovrebbe consigliare di attingere a prestiti dalle parrocchie più "ricche" o dalla chiesa di Bologna. O, ancora, di bussare alla Banca Popolare Etica.

Lettera.

In riferimento all’articolo riguardante la possibile vendita/svendita della chiesa del Suffragio di Santarcangelo, con la mia solita grazia da elefante nella cristalleria, da cattivo cristiano (ma non ipocrita e fariseo!) dopo aver letto sul Ponte la lettera del consigliere Fiori (Lega) indirizzata al Vescovo e la risposta dell’economo nelle veci di Sua Eccellenza, oltre alla vostra sintesi (qui), mi permetto di entrare in questo dibattito e osservare che la lettera del consigliere è pesantuccia e abbastanza squallida perché esce fuori da questo argomento, ma che la risposta è polemica, arrogante e disdicevole poiché credo che per un argomento serio come questo nessuno intenda dire sciocchezze.

I problemi economici della Chiesa in generale e di quella locale in particolare, sono arcinoti da tanti anni: quelli dovuti da una cattiva gestione delle donazioni e di alcuni investimenti – nuovo seminario senza aver alienato il vecchio, strano utilizzo del Vescovado di Via IV Novembre e quant’altro – sbagliati o poco redditizi.
Credo che il rapporto fra il patrimonio della Diocesi e l’Istituto per il sostentamento del clero dovrebbe seguire un percorso, sì parallelo, ma più efficace e trasparente e con bilanci altrettanto reali e trasparenti e non redatti da un economo (prete) e da un consiglio per gli affari economici composto da altri preti inesperti di manovre economiche e finanziarie.

Tornando alla chiesa del Suffragio, credo che prima di privarsene andrebbero:

1) esperiti tentativi di alienazione di altri beni di scarso interesse cristiano (sacro?), a partire dal Centro giovani, che si trova in aperta campagna e che per evidenti motivi non rientra fra le priorità della Chiesa. Inoltre, un centro giovani risulta maggiormente “appetibile” per un Comune rispetto ad un edificio sacro;

2) messi in vendita alcuni dei tantissimi immobili di proprietà dell’Istituto diocesano per il sostentamento del clero, che pare siano di molto superiori al migliaio fra appartamenti, uffici, garage, terreni, ecc.
Mi preme inoltre evidenziare la poca dimestichezza degli attori protagonisti delle vicende immobiliari e finanziarie della Diocesi in quanto se delle virtù teologali (fede, speranza e carità) la più importante è la carità, la solidarietà cristiana dovrebbe consigliare di accedere a prestiti dalle Parrocchie più “ricche”, da Banca Popolare Etica, quella vera, e non Eticredito, nato da un’idea del compianto Tadei per sviluppare un’azione di microcredito per finanziare gli…impossibili, e “patrocinata” in Banca d’Italia dal prof. Zamagni, sempre attento ai problemi sociali e del Terzo settore. Anche la Curia partecipò, con una minima quota, al capitale sociale. Questa “pseudo” banca etica è finita miseramente dopo essere stata “incorporata” in Banca Carim, e quest’ultima com’è noto è spirata, dopo quasi 180 anni di vita, nel 2017, e di ciò bisogna ringraziare coloro che sono stati maestri nel mandare in frantumi il salvadanaio della città.
Infine, sempre nell’ottica della carità, perché non bussare anche alle porte della Diocesi di Bologna, divenuta nel 2014 proprietaria della multinazionale FAAC che ogni anno distribuisce circa cinque milioni di euro di utili ai poveri e bisognosi?

O. B

Fonte: Riminiduepuntozero

Ecco l'intervista con il vescovo di Rimini il quale ci rende nota una cosa straordinaria, anzi miracolosa:

è infatti stato pubblicato un suo libro che egli "non sapeva di aver scritto" (sic)