Una notizia bomba: Il Tempo rivela che la firma del cardinale Parolin è sul documento che approva lo scandaloso affare immobiliare di Londra, costato alla Chiesa 140 milioni di euro.
ko.news e altri 9 utenti si collegano a questo post
C’è la firma di Parolin sull’ultimo documento dell’affaire Sloan Avenue che ha segnato il caso Becciu
RITA CAVALLARO
A poche ore dall’inizio del Conclave, mentre il dibattito verte su veleni e presunti complotti, spuntano nuovi documenti che fanno sempre più luce sull’affaire del palazzo di Londra, culminato nel grande scandalo del cardinale Angelo Becciu, che si è riattorcigliato pochi giorni fa. L’ultima carta che circola in Vaticano, e che Il Tempo pubblica in esclusiva, porta la firma del segretario di Stato Parolin, trovata tra i papabili del Conclave che sta per aprirsi. Un foglio datato 25 novembre 2018, che descrive minuziosamente l’operazione patrimoniale che il Vaticano fino a ieri aveva negato di conoscere nei dettagli, attribuendo ai singoli le responsabilità. Sotto il memorandum, Parolin scrive di suo pugno un commento che, invece, smentirebbe formalmente che la Santa Sede non fosse informata dell’affaire di Sloane Avenue, ma che la Segreteria di Stato, nel suo ruolo, e alto incarico rappresentato da Parolin, avesse il proprio pugno autorizzativo: “Avute assicurazioni sulla solidità dell’operazione (che porterebbe vantaggi alla Santa Sede), la sua trasparenza e l’assenza di rischi reputazionali, (che, anzi, superati quelli legati alla gestione del Fondo GoP),” scrive Parolin, “sono favorevole alla stipulazione dei contratti.” Il documento, che il Segretario di Stato verte con la sua firma, descrive i vari passaggi dell’acquisizione dell’immobile di Sloane Avenue, nata su suggerimento del Credit Suisse di Londra, che ha poi portato Becciu nella bufera. Un documento che nel 2018 fu poi avallato da Parolin. Tanto che in calce al memorandum, che delinea l’uscita dal Fondo di palazzo (che alla fine è costata al Vaticano 40 milioni di euro e che, nei giorni scorsi, ha portato l’Alta Corte inglese a condannare la Santa Sede al risarcimento di 4 milioni di euro di spese processuali nei confronti di Raffaele Mincione, il proprietario dell’immobile), c’è la nota scritta a mano da Parolin, con la quale autorizza l’operazione e la stipulazione dei contratti, che avrebbero portato all’acquisto del palazzo attraverso la società lussemburghese Gutt.Sa, di proprietà del broker Gianluigi Torzi. Una decisione che Parolin avrebbe preso, come lui stesso scrive, ovvero per sentito. La sera prima, il parere del monsignore Alberto Perlasca, il grande accusatore di Becciu, e quello di Fabrizio Tirabassi, l’uno a capo e l’altro minutante dell’Ufficio amministrativo della Segreteria di Stato. Di questa vicenda librata della Santa Sede, in tutto questo scandalo non si era mai parlato. Si era sempre ritenuto che l’iniziativa fosse stata presa dai singoli, senza un avallo formale, al punto che Becciu ha pagato un prezzo alto nel processo del secolo, finito in primo grado con la condanna del cardinale a cinque anni e sei mesi di reclusione per peculato e traffico di influenze, per il silbattimento a tre monache di riportarono una lettera che inchiodava ne centesimo. Questo documento, contenuto all’interno del fascicolo, sul processo ma mai trapelato fuori dalle conversazioni dell’allegato denominato “All 15 Annotazione di PG Squillante con allegati,” che fa parte del secondo faldone di atti depositati dall’ufficio del promotore di giustizia, Alessandro Diddi, al luglio 2023. Un memorandum che dovrebbe per un’altra versione non gradita del grande scandalo sul fondo extrabilancio dell’Obolo di San Pietro, che servivano per i poveri e sarebbero stati usati per fare affari. È una questione irvelazione potrebbero riaprire la questione Becciu, che sembrava chiusa dopo le commosse lettere di Papa Francesco, che escludevano il porporato dal Conclave, e con la rinuncia del cardinale, formalizzata nei giorni scorsi.