Benedetto XVI: tattica di una geniale difesa della Chiesa. Bergoglio al capolinea: il papa è Ratzinger

20 luglio 2022

Gli ultimi tempi dell’antipapato in corso sono caratterizzati da una miseria intellettuale desolante. Bergoglio allude a fake news circolanti QUI (non l’ha capita nessuno l’allusione) dimentico di quelle da lui stesso propalate, come la finta visita "a sorpresa" al negozio di dischi QUI , la finta diretta da Fazio QUI , la mistificazione su san Francesco dal Sultano QUI e, soprattutto la bufala del millennio: la legittimità del suo pontificato.

Il commercialista neoariano Enzo Bianchi si rifà vivo su Repubblica con una pseudo-difesa di papa Ratzinger dando furbescamente per scontata la fola del pontefice abdicatario QUI .

Anche Massimo Franco, del Corriere, sponsorizzato da Mr. Bilderberg - Mario Monti ammannisce – inventando – che Benedetto avrebbe dichiarato “il papa è uno ed è Francesco”. Mai successo. QUI

Il clero omosessual-modernista tedesco raschia il fondo del barile, ottusamente, ripescando inutili storie di 40 anni fa, ormai ignorate da tutti, per tentare di screditare l’odiato Ratzinger. QUI

Poi ci sono gli una cum, i collaborazionisti di Bergoglio, che o non rispondono, o insultano criticando in modo offensivo il bestseller “Codice Ratzinger”, rigorosamente senza averlo neanche aperto e adducendo giustificazioni del tipo “ma se tutti ci credono, Bergoglio sarà il vero papa”. Non fa una piega: si va con l’applausometro, mica col diritto canonico. QUI

I sostenitori dell’assurda teoria dell’”errore sostanziale” (quelli che pensano che Benedetto XVI si sia sbagliato a scrivere la Declaratio) poi, sollecitati a render conto, fanno scena muta e sono spariti. QUI. Alcuni di questi tradizionalisti legittimisti di Bergoglio, come il vescovo Schneider, che non ha mai risposto alla nostra cortese lettera aperta QUI , raccontano che, a detta di qualcuno, ma non si sa chi, Benedetto celebrerebbe in comunione con Bergoglio. Prove, nomi, date, registrazioni: meno di zero. Peraltro, Benedetto privatamente celebra in latino, e nel vetus ordo la frase sulla comunione col papa regnante, si dice a bassa voce.

Insomma, queste fiacche, in vero mortificanti, resistenze all’affermarsi della verità – tanto più incomprensibilmente e colpevolmente masochistiche se provenienti da parte tradizionalista - appaiono come gracili reticolati travolti dai cingoli di un carro armato pesante: il Santo Padre Benedetto XVI non ha mai abdicato, il papa è uno solo ED E ‘ LUI e lo dimostra sia la questione canonica, sia quello che lui stesso ha affermato in decine di messaggi dal significato univoco in “Codice Ratzinger”.

Tanto per chiarire, vi illustriamo in modo super-sintetico – e coi fatti oggettivi - la tattica e la tempistica del piano incredibilmente geniale con cui Benedetto XVI ha “indotto in tentazione” (nel corretto senso teologico del Padre Nostro, cioè di “mettere alla prova”) i suoi nemici modernisti-eretici che volevano toglierlo di mezzo.

1983: il cardinale Ratzinger, in previsione di un golpe anticristico nella Chiesa annunciato dai tempi del profeta Daniele fino al terzo Segreto di Fatima (1917), importa dal diritto principesco tedesco la scomposizione dell’incarico papale fra titolo dinastico (munus petrino) ed esercizio pratico del potere (ministerium). Entrambi gli enti sono tradotti in italiano con la parola “ministero”, ma sono molto diversi: se si rinuncia in modo regolare e simultaneo al ministero-munus, c’è l’abdicazione; se si rinuncia in modo differito e non ratificato al ministero-ministerium, c’è la sede impedita, uno status in cui il papa è prigioniero, confinato, ma resta sempre papa, conservando il titolo di origine divina.

Così, l’11 febbraio 2013, ormai messo alle strette dalla Mafia di San Gallo che voleva farlo abdicare, uscito con Vatileaks il complotto per ucciderlo e subito dopo il misterioso resoconto dei cardinali della Commissione Herranz, papa Ratzinger applica questo piano antiusurpazione preparato da trent’anni e rinuncia al solo ministerium, differendo l’entrata in vigore del provvedimento alle 20.00 del 28 febbraio. In pratica, si lascia imprigionare, come Gesù Cristo, ma resta il Suo Vicario, resta papa. Dopo aver pronunciato il testo in latino della Declaratio, fa spiegare al card. Sodano cosa è successo, passandogli un biglietto, e questi, appunto, non cita minimamente una rinuncia al papato. Paradossale come la giornalista d’agenzia Giovanna Chirri, che diffuse affrettatamente la millenaria, tragica bufala dell’abdicazione, oggi si lamenti, in un libro, per la mesta fine della sua carriera. E cosa pretende, un premio?

Il 27 febbraio, il giorno prima dell’”addio”, Benedetto saluta i cardinali dicendo che prometteva fin da quel momento “obbedienza e riverenza” al suo successore. Tale frase poteva riferirsi o a un legittimo successore, quando e se lui abdicherà regolarmente, oppure al successore illegittimo incombente al quale prometteva obbedienza e riverenza. In ogni caso non ha mai “giurato fedeltà” a un altro papa, tanto meno a Bergoglio in persona. Del resto, chi può dire che oggi Benedetto XVI non sia “obbediente e riverente” verso l’antipapa, nelle cui mani si trova? Non si ribella, sta lì, mite e tranquillo, nel Monastero Mater Ecclesiae, vestito di bianco, privo solo di due orpelli, la mantelletta e la fascia alla vita, simbolo dei due aspetti del ministerium cui ha rinunciato: predicare il Vangelo e governare la barca di Pietro. Obbediente e riverente, è sempre cordiale e affettuoso con Bergoglio: lo ama come Gesù Cristo amava Giuda e prega per lui, (perché si salvi l’anima). Papa Benedetto ringrazia e benedice sempre con la parola “Eucharistomen”, la stessa con cui Cristo trasformò il male in benedizione.

La sua Declaratio, in italiano, riportava dunque che, dalle 20.00 del 28 febbraio, “la sede di Roma, la sede di San Pietro”, sarebbe rimasta “vacante”. La versione italiana è però sbagliata (conta solo quella latina): tali “sedi” non esistono nel diritto canonico e non hanno alcuna personalità giuridica per essere lasciate vacanti, cioè pronte per un nuovo conclave. Questo avviene, infatti, solo per la ”Sede Apostolica”, mai citata, infatti. Così, il verbo vacet si deve tradurre non come “sede vacante”, ma, più correttamente, come sede VUOTA, sgombra, libera.

E infatti, perfettamente ligio a quanto annunciato, dopo aver lasciato ai cardinali (fedeli e infedeli) 17 giorni per riflettere, il 28 febbraio, alle 17.00 Benedetto prenderà l’elicottero, volerà a Castel Gandolfo lasciando la sede di Roma, la sede di San Pietro, VUOTA per le ore 20.00.

Inoltre, Benedetto ricorda nella Declaratio che il prossimo papa dovrà essere eletto “da coloro a cui compete”: certo, ovvio. In pratica lui dice: “io mi ritiro in sede impedita, resto il papa, voi fate come vi pare, ma sappiate che il prossimo vero papa mio successore dovrà essere eletto solo da veri cardinali, nominati da me o da papa Wojtyla e NON DA ALTRI. E infatti oggi, se si andasse a un conclave invalido post-Bergoglio con i 95 falsi cardinali nominati dall’argentino, uscirebbe un altro antipapa. Come vedete, Benedetto XVI ha detto sempre la verità, è riuscito nell’impresa sovrumana di non mentire mai, pur essendo in sede impedita.

Alle 17.30 del 28 febbraio, dunque, si affaccia a Castel Gandolfo e dice che “dalle otto di sera” non sarebbe stato più “pontefice sommo”, e non “Sommo Pontefice” come è il titolo papale. Dice il vero proprio grazie all’inversione soggetto-complemento: dopo poche ore, infatti, non sarebbe stato più “il pontefice al sommo grado”, perché ce ne sarebbe stato un altro più in vista di lui, anche se illegittimo. QUI

E svela anche l’orario a partire dal quale entrerà definitivamente in sede impedita. Fa riferimento al fuso orario pontificio dell’antico orologio situato sopra la sua testa affermando che il suo “giorno non è come quelli precedenti” e salutando tutti con un assurdo “BUONANOTTE” alle 17.30 di pomeriggio, corrispondenti, però, coerentemente, con le 23.30 di quell’antico fuso orario. Così, “dalle otto di sera” non sarà più il pontefice sommo. Giusto: le otto di sera, secondo l’antico orario pontificio, sarebbero state le 13.00 del giorno dopo, orario in cui sarebbe circolato il bollettino per convocare il nuovo conclave abusivo elettore di un antipapa e che sancisce, infatti, per Benedetto il non essere più il pontefice sommo, ma il pontefice nascosto. QUI

Infatti, quando arrivano le ore 20.00 “normali” del 28 febbraio, l’ora X della Declaratio, lui non firma e non dichiara niente per ratificare l’avvenuta rinuncia al ministerium. Ovvio: non avrebbe mai potuto dare una veste canonica a una rinuncia al ministerium, dato che questo ente, come conferma il canonista Mons. Sciacca, non può essere giuridicamente separato dal munus. Questo può aVvenire solo di fatto, nel caso di una sede impedita, quando il papa è, per forza maggiore, privato della possibilità di esercitare il potere pratico. E infatti i canonisti di Bologna hanno fondato, subito dopo la nostra intuizione, un gruppo di studio “sul papa emerito e il papa impedito”. Guarda caso, eh?

Dunque, il conclave 2013 era NULLO, in quanto convocato a papa non morto e non abdicatario; ha eletto un antipapa (come fu subito capito e pubblicato dal prof. Enrico M. Radaelli), e non potrà mai essere sanato. Si è creato, dunque, esattamente quella “sorta di ministero allargato” che ossessiona gli errorsostanzialisti, i quali non hanno capito che c’è un membro attivo illegittimo (antipapa Francesco) e un membro contemplativo, il papa legittimo, (Benedetto) che assume l’attributo di “emerito”. Ma NON è come il Vescovo Emerito, carica del tutto prevista dal diritto canonico: il papa emerito è giuridicamente impossibile, intendendolo come papa in pensione, (come ha confermato da poco lo stesso Bergoglio, parlando di dimissioni poco chiare) ma esiste solo intendendo emerito in termini descrittivi, cioè come “l’insigne”, il “meritevole”, il “degno”, “colui che ha diritto di essere papa” (es. “un emerito studioso”). Questo è l’aggettivo (scritto minuscolo, infatti, a differenza di Vescovo Emerito) che serve a distinguerlo dal falso papa usurpatore.

I nemici di Benedetto, divorati dalla brama di potere, appena hanno sentito odore di dimissioni hanno arraffato la Declaratio volendola interpretare a tutti i costi come un’abdicazione. Ma non lo era, e ci si sono strozzati da soli.

Coerentemente, Benedetto rimane in Vaticano, in stato di prigionia e siccome non può mentire (lui è il papa!) dice SEMPRE la verità con un linguaggio sottile e logico (il Codice Ratzinger) che parla solo a chi ha orecchie per intendere, come faceva Cristo con i suoi accusatori. Usa anfibolie, fraintendimenti, riferimenti alla Scrittura, come Gesù.

Papa Ratzinger, così, in modo tanto coerente con l’essenza dei fatti, quanto assurdo per la narrativa “abdicazionista” bergogliana, ancor oggi mantiene la veste bianca, il nome pontificale e impartisce la benedizione apostolica, caratteristica esclusiva del papa regnante. E allo scrivente ha fornito l’unica, gentilissima risposta che poteva dare dalla sede impedita, (senza smentire nulla), perfino corredandola del suo stemma da papa regnante. QUI

Bergoglio è, quindi, spacciato: con le sue stesse mani si è reso antipapa e ora non può più “dimettersi” perché dimostrerebbe di non avere il munus petrino. Il suo pontificato sarà annullato e la Chiesa sarà purificata con uno scisma: fuori massoni, omoeretici, neoluterani, modernisti, neoariani, neopagani etc.

La morale? Meglio non mettersi contro il Vicario di Cristo, il Verbo incarnato, il Logos, la ragione che svela la verità. Dio è amore infinito, ma anche giustizia infinita. Prima che sia troppo tardi, prima che tutto venga esplicutato ufficialmente, Bergoglio, Bianchi, mafiosi di San Gallo, una cum, errorsostanzialisti, accettate un consiglio: andate tutti a inginocchiarvi dal vero Santo Padre e implorate il suo perdono.

Questo è quanto. Troppo complesso? Provatevi voi a dire sempre la verità in uno stato di prigionia, minacciati di morte, e a mettere alla prova i cardinali infedeli salvando la Chiesa cattolica.

Ora, ve l’abbiamo riassunta in poche righe, brutalmente. Nelle conclusioni, come vedete, la vicenda è semplicissima: è stato tutto un grosso equivoco. Ma nella ricostruzione ci si trova di fronte a qualcosa di gigantesco, di perfetto, di millenario che coordina in modo pazzesco centinaia di elementi: le dichiarazioni di Benedetto, il diritto canonico, la storia della Chiesa, la teologia, la cronaca, le profezie, il latino, la precisione del linguaggio, persino l’araldica.

Solo leggendo l’intera inchiesta “Codice Ratzinger” (Byoblu ed.) si potrà avere il panorama completo. Ed è per questo che nessuno dei contestatori osa farlo.
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