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Discurso de León XIV en Doctrina de la Fe
En un artículo publicado en MondayVatican, el periodista italiano Andrea Gagliarducci analiza el discurso que León XIV pronunció la semana pasada en la sesión plenaria del Dicasterio para la Doctrina de la Fe y puede dar algunas pistas sobre el futuro de este órgano eclesial y otras líneas del pontificado.
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Gagliarducci. “Leone XIV, la lunga transizione”
Gagliarducci. “Leone XIV, la lunga transizione” …

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La decisione di Papa Leone XIV di riportare la celebrazione della Missa in coena Domini – la Messa del Giovedì Santo della Cena del Signore – nella sua basilica cattedrale di San Giovanni in Laterano è un altro passo nel deliberato lavoro del nuovo papa per ristabilire le tradizionali usanze papali.
Ripristinando questa e altre pratiche, Leone XIV sta ricucendo il legame papale con la diocesi di Roma, un legame ampiamente percepito come indebolito sotto Papa Francesco.
È importante sottolineare che le azioni di Leone XIV non sono un rifiuto diretto di Papa Francesco, ma un consapevole ritorno alla tradizione. Pur evitando polemiche, Leone XIV rafforza la continuità onorando le iniziative del suo predecessore, anche se riporta la Chiesa alle norme consolidate.
Le scelte di Leone XIV, come l’uso di abiti papali tradizionali, sottolineano il suo rifiuto dell’eccezionalità e il suo impegno a ripristinare la tradizione. Queste azioni sottolineano il suo intento di servire la Chiesa sostenendo simboli e pratiche consacrati dal tempo.
La questione del legame con Roma era cruciale.
Leone XIV ha prima ripristinato il settore centrale della diocesi di Roma, che era stato giuridicamente eliminato da Francesco, il quale non voleva che un settore apparisse più importante degli altri.
Ora, Leone ha deciso di riprendere a celebrare il Giovedì Santo in Laterano, un’usanza che Francesco aveva abbandonato a favore della sua pratica personale durante il suo soggiorno a Buenos Aires, dove celebrava il Giovedì Santo per i detenuti.
Quando Leone XIV tornerà a vivere nel Palazzo Apostolico, il legame con Roma sarà ulteriormente rafforzato.
È importante capire che i romani amano vedere la luce accesa nell’appartamento papale sopra Piazza San Pietro e spesso passeggiano nella piazza sottostante per sentirsi vicini al pontefice.
Tutto questo è scomparso durante il pontificato di Papa Francesco, ma tornerà con Leone XIV.
Il concistoro del 7-8 gennaio, nel frattempo, avrebbe dovuto segnare l’inizio del nuovo pontificato.
I segnali, tuttavia, indicano ora una transizione più lunga di quanto previsto anche da osservatori di lunga data, compreso chi scrive.
Innanzitutto, le relazioni.
Messa in Latino ha pubblicato quattro relazioni distribuite ai cardinali durante il concistoro: una sulla sinodalità, del cardinale Mario Grech; un’altra sulle riforme della Curia, del cardinale Fabio Baggio; un’altra sulla dottrina, redatta dal cardinale Victor Manuel Fernandez; un’altra sulla riforma liturgica, del cardinale Arthur Roche.
L’unico relatore che non è ancora prefetto è il cardinale Fabio Baggio, e questo ha portato a ipotizzare che il Papa gli riservi un futuro brillante come capo del dicastero per lo sviluppo umano integrale (dove attualmente ricopre la posizione insolita nell’era di Francesco di cardinale-sottosegretario per la sezione migranti). Ma, naturalmente, si tratta solo di speculazioni.
Una cosa particolarmente sorprendente è che Leone abbia scelto cardinali con forti legami con il pontificato di Papa Francesco per preparare i documenti.
Il cardinale Grech è stato colui che ha portato avanti il processo sinodale voluto da Francesco, e di fatto ha difeso questo approccio nella sua relazione al concistoro, anche se ha prudentemente iniziato il suo testo riferendosi al primato del Papa e al suo potere totale sul processo stesso.
Il cardinale Baggio era l’uomo di Francesco sulle questioni dei migranti e dei rifugiati. Il suo testo sulla riforma della Curia dimostra soprattutto il desiderio di caratterizzare la visione missionaria della riforma, e non poteva essere altrimenti, dato che Baggio è egli stesso un missionario scalabriniano.
Il cardinale Fernandez, prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, era un amico fedele e fidato di Papa Francesco. Nella sua relazione, dedicata all’esortazione apostolica Evangelii Gaudium, tiene particolarmente a sottolineare che la spinta profetica del pontificato di Papa Francesco non è finita.
Infine, il cardinale Roche, nominato da Francesco prefetto del Dicastero per il Culto Divino, ha aiutato il Papa ad attuare la sua repressione della celebrazione della Messa secondo l’uso antico. Nella sua dichiarazione, Roche ha difeso la sua decisione, sottolineando che le divisioni non dovrebbero essere “congelate”, ma piuttosto orientate verso l’unità.
Ci sono diverse ragioni per cui il Papa potrebbe aver scelto questi quattro relatori specifici.
La prima è eminentemente pratica: essi sono a capo dei dicasteri, assistono il Papa nel governo odierno e rappresentano la continuità con il pontificato precedente. Escluderli sarebbe stato un atto di guerra. Includerli significa cercare la comunione.
L’inclusione di questi cardinali chiave da parte del Papa riflette anche la sua valutazione strategica dell’attuale Collegio Cardinalizio, mentre valuta l’influenza persistente di Papa Francesco mentre Leone XIV guida la Chiesa attraverso questa transizione prolungata.
La terza è in qualche modo speculativa e più che un po’ machiavellica, ma potrebbe semplicemente essere che Leone XIV abbia voluto portare alla ribalta alcuni attori che altrimenti avrebbero potuto lavorare contro il suo pontificato per ragioni puramente ideologiche.
La quarta, ma non meno importante, è che questo è il materiale umano disponibile, e il Papa si fiderà della fedeltà e della buona fede di ciascuna persona fino a quando qualcosa non lo farà pensare diversamente.
Tutto suggerisce, tuttavia, che la transizione sarà lunga.
Nel frattempo, si moltiplicano le voci sui prossimi cambiamenti nella Curia. Il cardinale Michael Czerny, prefetto del Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale, compirà presto 80 anni e, come ho già detto, si parla già della possibilità che Baggio lo sostituisca.
Altri parlano dell’arrivo a Roma del cardinale Jean-Claude Hollerich, mentre un’altra voce suggerisce una promozione per l’arcivescovo Paul Richard Gallagher, il “ministro degli Esteri” del Vaticano.
Anche il cardinale Kurt Koch, prefetto del Dicastero per la Promozione dell’Unità dei Cristiani, ha raggiunto i 75 anni e sta per andare in pensione.
Anche i cardinali Farrell, Semeraro e Roche si avvicinano al pensionamento (tutti hanno più di 75 anni). Alla fine dell’anno, anche il cardinale You si aggiungerà alla lista dei potenziali pensionati.
Si parla anche di ristrutturare il Dicastero per gli Istituti di Vita Religiosa, attualmente guidato da un prefett0, suor Simona Brambilla, e da un pro-prefetto, il cardinale Angel Fernandez Artime.
Fernandez Artime, tuttavia, sembra aver assunto un ruolo sempre più centrale, e l’idea è che il Papa crei un dicastero “bicefalo”, con due prefetti: uno per le religiose e uno per i religiosi. Si tratterebbe di una soluzione “salomonica”.
Il ricambio generazionale, tuttavia, deve essere accompagnato anche da riforme. Senza contare che Leone XIV dovrà affrontare diverse questioni irrisolte. Una di queste è il cosiddetto “processo Becciu” sulla gestione dei fondi della Segreteria di Stato. Leone XIV ha deciso di non intervenire nel processo, ma di accettare il corso della giustizia, e la decisione di Leone di non fare nulla ha già prodotto alcuni sviluppi drammatici.
L’ultima è la decisione del Promotore di Giustizia Alessandro Diddi di ritirarsi dal ricorso. Diddi non solo ha visto respinta la sua richiesta di ricorso dalla Corte Suprema della Città del Vaticano, ma si è anche trovato sotto accusa per una serie di intercettazioni telefoniche che lo hanno visto in contatto con persone che stavano facendo pressioni su un altro testimone, monsignor Alberto Perlasca.
Diddi ha lasciato la scena, il tribunale ha già dimostrato come intende amministrare la giustizia e il clima all’interno del tribunale è completamente nuovo. Anche in questo caso, l’effetto Leone XIV è all’opera.
Resta da vedere se il Papa sarà in grado di estendere questo effetto a tutti i settori.