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Telebene, la Televisione Spirituale Cristiana, presenta il Vangelo di Domenica 5 luglio 2026: XIV Domenica del tempo ordinario.
Questo tempo d’estate sembra proprio ispirare la liturgia nel riportare la nostra immaginazione al tempo nostalgico della Missione, vissuta da Gesù e dai suoi discepoli nell’amata Terra di Galilea, e particolarmente in quella regione caratterizzata da colline e valli verdeggianti che a sud e a est sono lambite dalle acque del lago di Tiberiade, chiamato pure mar di Galilea. Lo storico ebreo Giuseppe Flavio descrive questa parte della Galilea come “ubertosa e ricca di pascoli e di alberi di ogni specie (…..), affermando che vi sono pure molte città e dovunque un gran numero di villaggi densamente popolati, a motivo del benessere…”.
In questa Terra amata da Dio, vediamo Gesù che annuncia il Regno dei Cieli, ma, in questo ambito particolare, loda il Padre e, nello stesso tempo, invita i suoi discepoli e le folle della Galilea a riporre in lui il loro cuore affaticato e oppresso.
Il testo evangelico è particolarmente caro a tutti noi cristiani che siamo stati chiamati a vivere una santità non costruita su gesti eclatanti e clamorosi, né su azioni straordinarie, ma una santità semplice, come il cuore di Gesù, riponendo in Lui la nostra stanchezza, fatica, oppressione, per trovare il suo fresco e divino ristoro.
Il tempo storico nel quale va inquadrato il brano evangelico è quello che rivela un Gesù molto umano che, dopo i successi iniziali della sua missione, prova un senso di disillusione e di amarezza, perché l’annuncio del Regno non pare essere ascoltato dalle folle di Galilea.
Alle folle Gesù non ha delineato un Regno politico. Non ha presagito, certamente, il trionfo sulle ingiustizie, la vittoria sul male, la liberazione del popolo dai grandi e piccoli tiranni: da Erode e dal potere romano, per scendere agli odiati esattori delle tasse per conto degli stessi romani.
Gesù ha indicato un nuovo cammino, una nuova vita, una nuova nascita, anzi una rinascita sotto l’azione dello Spirito di Dio. Una ricreazione dell’umanità che parta dall’interno dell’uomo e non dall’esterno, che è incapace di qualsiasi liberazione dell’uomo e di costruzione di un mondo nuovo.
Il Regno da Lui annunciato è già presente in mezzo agli uomini. Ma è una presenza che va accolta, vissuta, partecipata. È la presenza del Figlio del Dio vivente, che indica a ognuno la via più facile e difficile, nel contempo. Non la via della liberazione umana per mezzo della violenza, ma quella della liberazione dei cuori dal peccato, per mezzo dello Spirito di Cristo che ricrea a nuova vita.
La liberazione dell’uomo parte dal di dentro: dal suo cuore. È una lotta continua al male e al peccato, per lasciare spazio alla presenza di Dio, che crea, rinnova e santifica.
C’è un altro passaggio significativo di questo brano evangelico che rende Gesù così vicino al nostro cuore umiliato e oppresso. Prima, Egli ha lodato il Padre perché ha rivelato le cose più grandi ai più piccoli. Ora si rivolge direttamente ai piccoli, agli umili, a coloro che soffrono, agli oppressi: “Venite a me, voi tutti che siete affaticati e oppressi, e io vi ristorerò”.
Il brano evangelico è corredato dalle relative riflessioni di approfondimento.

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