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Francesco I
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Un centro di resistenza cattolica: la Minoritenkirche di Vienna - Corrispondenza romana

15 Settembre 2021 - 10:51
(Roberto de Mattei)

La FSSPX (Fraternità San Pio X) ha annunziato di essere divenuta proprietaria della Minoritenkirche, nell‘Innere Stadt di Vienna. La Fraternità potrà prendere possesso di questa chiesa, chiamata ufficialmente Italienische Nationalkirche Maria Schnee (Chiesa Nazionale Italiana di Maria delle Nevi) il 3 giugno 2022, anniversario della sua donazione alla congregazione italiana da parte dell’Imperatore Giuseppe II, il 3 giugno 1784.

Il significato di questa notizia non sfugge allo storico cattolico.

La Minoritenkirche non è solo una delle più belle e antiche chiese di Vienna, ma tra il 1780 e il 1815 ha rappresentato il cuore della resistenza cattolica contro le idee rivoluzionarie. In quell’epoca, giansenismo, gallicanesimo, illuminismo, forze diverse ed eterogenee, ma accomunate dall’odio verso la Chiesa di Roma, intrecciavano i loro sforzi all’ombra delle logge massoniche, per distruggere l’ordine religioso e sociale cristiano. Il padre Nikolaus Albert von Diessbach (1732-1798), un ex ufficiale svizzero che aveva appartenuto alla Compagnia di Gesù prima della sua soppressione (1773), tra il 1779 e il 1780 fondò a Torino, con il nome di Amicizia Cristiana, una organizzazione che si proponeva di resistere a questo progetto eversivo combattendolo con le sue stesse armi: la diffusione dei libri e il segreto che circondava i membri dell’associazione (cfr. Roberto de Mattei, La Biblioteca delle “Amicizie” : repertorio critico della cultura cattolica nell’epoca della rivoluzione 1770-1830, Bibliopolis, 2005).

Vienna, capitale del Sacro Romano Impero, su cui regnava Giuseppe II di Asburgo Lorena (1765-1790), era in quel momento la città europea in cui più fittamente si intrecciava la rete di contatti e di errori dei nemici della Chiesa. «A Vienna – divenuta nella seconda metà del secolo XVIII la capitale dell’anticurialismo – massonismo e illuminismo, giansenismo e cattolicesimo liberale sembrano confondersi talvolta nella stessa persona per combattere la stessa battaglia contro gli stessi avversari», scrive lo storico Carlo Francovich nella sua Storia della Massoneria in Italia (La Nuova Italia, 1979, p. 241).
Quando, nel 1782, papa Pio VI (1775-1799) decise di recarsi a Vienna come “peregrinus apostolicus”, padre Diessbach, accompagnato dal suo principale collaboratore, il venerabile Pio Brunone Lanteri (1759-1830), lo precedette di un mese per preparare, con prediche, contatti, diffusione di opuscoli, l’accoglienza dei cattolici austriaci al Papa. Il successo del viaggio fu tale che Diessbach decise di spostare il centro del suo apostolato da Torino alla capitale asburgica.

A Vienna la resistenza cattolica aveva il suo fulcro nella Minoritenkirche, di cui era prefetto il barone Joseph von Penckler (1751-1830). Penckler, diretto spiritualmente da Diessbach e poi da Lanteri, era stato educato al “Theresianum” di Vienna dai gesuiti ed aveva conservato stretti rapporti con alcune figure di spicco di essi, come il padre Maximilian Hell (1720-1792), astronomo di Corte, e con il teologo Luigi Virginio (1756-1805), che divenne rettore della Minoritenkirche. Alla stessa chiesa faceva inoltre capo un gruppo di esuli italiani, tra cui la marchesa Maria Maddalena Frescobaldi (1871-1839), fondatrice delle Suore passioniste di san Paolo della Croce e affiliata anch’essa all’Amicizia cristiana. Diessbach stabilì inoltre nella capitale austriaca strette relazioni con la Corte attraverso il principe Luigi Eugenio di Württemberg (1731-1795): ottenne l’abiura e divenne direttore spirituale della principessa Elisabetta di Württemberg (1767-1790) e curò l’educazione dell’arciduca imperiale Francesco, che nel 1788 sposò Elisabetta, prima delle sue quattro mogli.
Nell’inverno del 1790, quando morì Giuseppe II, Diessbach presentò al nuovo imperatore Leopoldo II un Memoriale che costituisce un vero e proprio “manifesto” di azione culturale e politica. Lo storico Ernst Karl Winter (1895-1859), che per primo ne ha avvertito l’importanza, ha voluto vedere in esso le linee di quello Staats Romantik che costituirà il modello del cattolicesimo politico austriaco dell’Ottocento (Romantik, in Zeitschrift für schweizerische Kirchengeschichte, 21 (1927), pp. 81-102).

A Vienna, infine, Diessbach conobbe attraverso il barone Penckler il futuro santo redentorista Clemente Maria Hofbauer (1751-1820), che vi completava la sua formazione filosofica e teologica. Hofbauer, che fu debitore a Diessbach della conoscenza delle opere di sant’Alfonso de’ Liguori, entrò nella Christliche Freundschaft viennese e fondò poi a Varsavia un’associazione ad essa affine, gli “Oblati del SS.mo Redentore”. Odierno patrono di Vienna, san Clemente Maria Hofbauer, fu dal 1808 al 1813 il cappellano della Minoritenkirche e per questa ragione è stato eretto un monumento in suo onore davanti alla Cappella di S. Antonio.

Ultima cena

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Quasi alle soglie del secolo, il 2 gennaio 1799, la Wiener Zeitung comunicava il decesso del «Nobiluomo Nikola von Diessbach, sacerdote secolare ed ex gesuita, il giorno 22 dicembre 1798, all’età di 60 anni, in città, Seizergasse Nr. 460». Un’ombra di mistero vela la morte dell’ex-gesuita che i discepoli attribuirono ai postumi di un’aggressione subita sulla via del ritorno a Vienna da Praga, dove si era recato nell’ottobre 1798 per discutere con l’arciduchessa Marianna (1770-1809), figlia del Granduca di Toscana, i progetti di una nuova congregazione femminile di spirito ignaziano. L’arciduchessa con le due sorelle Luisa e Leopoldina, costituì il primo nucleo delle Dilette di Gesù, istituto da cui sarebbero fiorite tre congregazioni religiose: la Società del Sacro Cuore di Gesù, di Maddalena Sofia Barat (1779-1865); l’Istituto delle Sorelle della Sacra Famiglia di Verona, di Leopoldina Naudet (1773-1834); le Religiose dell’Istruzione Cristiana, di Agata Verhelle (1786-1838) (Eva Fontana Castelli, Marianna D’Asburgo Lorena, protagonista di una storia rimossa, (1770-1809), Gabrielli, 2016).
Padre Diessbach trovò finalmente il suo riposo nel cimitero viennese di Maria Enzendorf che già aveva accolto le spoglie dell’amico Maximilian Hell. Accanto a lui, vorranno in seguito esser sepolti i discepoli viennesi Virginio, Penckler ed Hofbauer. Dopo la sua morte, l’eredità della Christliche Freundschaft fu rinnovata dallo stesso Hofbauer, che al suo ritorno a Vienna, nel 1808 raccolse intorno a sé un gruppo di illustri convertiti, quali Friedrich Schlegel (1772-1829) e sua moglie Dorothea Veit (1763-1839), Adam Heinrich Müller (1779-1829), Zacharias Werner (1768-1823), Johannes (1790-1854) e Philip (1793-1877) Veit, figli di Dorothea Schlegel.
L’Hofbauer-Kreis esercitò una notevole influenza sulla restaurazione cattolica austriaca soprattutto durante il congresso di Vienna (1814-1815). Lo storico Rudolf Till definisce il 1808 l’anno decisivo per la restaurazione cattolica austriaca. Nell’agosto di quell’anno giunse infatti a Vienna Friedrich von Schlegel (1772 -1829), nel settembre Hofbauer: «Schlegel – scrive il Till – era la testa e l’anima del Circolo, Hofbauer ne era il cuore» (Rudolf Till, Hofbauer und sein Kreis, Herold, Wien 1951, p. 68).

Nel 1810, Friedrich von Gentz (1764-1832), segretario e principale collaboratore del principe di Metternich affidò la direzione del quotidiano viennese Der Österreichische Beobachter al conte Joseph Anton von Pilat (1782-1865), che stabilì stretti contatti fra la Cancelleria e l’Hofbauer-Kreis. Patrono di questi ambienti fu la principessa Carolina Augusta di Baviera, che nel 1816, sposò l’imperatore Francesco I (1792-1835), rimasto vedovo per la terza volta. Attorno a Carolina si raccoglierà il partito dei “devoti di Corte”, il cui modello religioso e politico era quello di padre Diessbach: l’ideale di una monarchia che liberandosi di ogni residuo di giuseppinismo tornasse alle fonti medioevali e contro-
riformistiche della dinastia.

La Minoritenkirche fu al centro di questi eventi. Il passaggio di questa chiesa ad una comunità religiosa che resiste contro il progressismo con la stessa forza con cui due secoli fa i cattolici viennesi resistevano contro gli errori della Rivoluzione, appare fortemente simbolico.
corrispondenzaromana.it

Francesco I
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