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Eretici e apostati hanno occupato la Casa di Dio: cosa fare in questo marasma? – La Scure di Elia

Anche se non mancano di certo i ministri fedeli, seppur non sempre molto visibili, l’impressione più lampante è che la Chiesa rigurgiti di eretici e apostati che abbiano occupato la casa di Dio. È pur vero che la carità, spingendo a cercare tutte le attenuanti possibili, fa supporre che l’errore, in molti casi, sia inconsapevole, dato che perfino dei sacerdoti dimostrano, col tenore delle loro omelie, di ignorare finanche i rudimenti del catechismo. Soprattutto quelli di una certa età, paradossalmente, sembrano aver completamente rimosso ciò che da giovani avevano pur appreso, sostituendolo con un groviglio di idee balorde che determinano poi comportamenti aberranti. Il grado di responsabilità individuale è noto soltanto a Dio, cosa, questa, che ci proibisce di ergerci a giudici delle coscienze usurpando il Suo ruolo; ciò non toglie però che nei fatti sussista eresia, almeno materiale, se non apostasia, benché non dichiarata.

Queste considerazioni non intendono sottovalutare l’esasperazione di molti fedeli, che sento ripetere sempre più spesso: «Non ne posso più!». La raccomandazione che rinnovo è quella di andare in cerca di chiese dove non si odano sciocchezze troppo grosse né si vedano abusi troppo vistosi; il contesto attuale ci obbliga a scegliere con attenzione, anche per non far credere che approviamo ciò che è contrario alla sana dottrina, alla legge morale e alle norme liturgiche. Molti scappano dalle parrocchie e percorrono decine di chilometri per trovare una Messa tradizionale; ma, anche senza arrivare a questo, non è impossibile trovare celebrazioni dignitose a distanze ragionevoli, seppure non proprio sotto casa e tutti i giorni. Dobbiamo prendere atto che viviamo in una situazione del tutto eccezionale, che ci impone gravosi sacrifici, sì, ma nasconde in sé anche grazie speciali. In cielo, se lo avremo meritato, contempleremo le meraviglie che il Signore avrà operato nonostante, anzi proprio grazie a questa prova decisamente inedita.

Com’era facile prevedere, la ripresa del culto pubblico non ha riportato in chiesa folle di gente assetata dei Sacramenti, di cui pur così a lungo si eran dovute privare. Sarà per la paura, ancor viva, indotta dalla propaganda; sarà per l’errata convinzione di poter assolvere al precetto festivo anche con la Messa televisiva; sarà per semplice disaffezione a una pratica religiosa ormai considerata qualcosa di puramente accessorio, dopo che i preti stessi si sono defilati e, ora, trattano chi va in chiesa come un pericoloso untore, scoraggiando anche i più perseveranti… sta di fatto che, in molti luoghi, è il deserto anche di domenica. Le chiese in cui si celebra in rito antico, in compenso, sono quasi prese d’assalto, con un incremento di presenze mai visto. È proprio vero che la Provvidenza scrive sulle righe storte degli uomini, volgendo a vantaggio del bene anche le manovre dei nemici di Dio, che si trovano così a cooperare, loro malgrado, ai Suoi piani di infinita sapienza.

Tali osservazioni sono sicuramente fonte di consolazione, ma non possono tuttavia nascondere il triste dato di un’Italia che, per quanto punteggiata di luoghi sacri che testimoniano una miriade di apparizioni, di miracoli e di santi, è ormai per lo più scristianizzata. Il Signore ha prediletto la nostra terra ricolmandola di favori, scegliendola come sede del Suo Vicario, preservandola dalle peggiori eresie e dai flagelli del protestantesimo… e il nostro popolo Gli ha voltato le spalle per seguire la propria strada. Abbiamo corrisposto all’amore del migliore dei padri come figli viziati e capricciosi, così privilegiati da sentirsi al sicuro qualsiasi cosa facciano. Rimproveri e avvertimenti non hanno sortito alcun effetto se non quello di indurire ulteriormente i cuori, secondo la paradossale missione ricevuta dal profeta Isaia: parlare per provocare l’accecamento. Questo non è certo il fine perseguito direttamente da Dio, ma una conseguenza dell’ostinato rifiuto della verità, che tuttavia deve essere comunque proclamata, così che gli uomini, una volta ricondotti alla ragione dal castigo, si ricordino che il Signore li aveva pur avvertiti e ritornino, pentiti, a Lui (cf. Is 6, 8-13).

Il bambino ama i genitori in maniera involontariamente interessata, dato che non può fare a meno di loro; poi, crescendo, deve imparare ad amarli in modo più gratuito, facendo la propria parte in casa per cooperare al buon andamento della vita familiare. Da adulto, quindi, manifesterà il suo affetto soprattutto prendendosi cura dei genitori anziani o ammalati; questa sua dedizione, quanto più sarà cordiale e spontanea, tanto più rivelerà la volontà di ricambiare il bene ricevuto. Anche nella vita interiore cominciamo ad amare Dio perché abbiamo un bisogno assoluto della Sua grazia e della Sua protezione; a mano a mano che ci avviciniamo alla maturità dello spirito, tuttavia, si fa più viva l’esigenza di corrispondere alla Sua immeritata benevolenza. L’anima, sopraffatta dallo stupore per tanta degnazione verso i peccatori, si infiamma del desiderio di immolarsi per Lui in contraccambio, sebbene si senta ancora – anzi ancor più – radicalmente dipendente dalla grazia.

Se ci domandiamo qual è l’azione più urgente e necessaria in questo triste frangente, la risposta è semplice, anche se non di facile attuazione: l’immolazione continua, perseverante, ardente d’amore per Cristo e per la Chiesa. Non si tratta di ignorare la realtà, sempre più preoccupante, rifugiandosi in atteggiamenti spiritualistici, bensì di reagire in maniera soprannaturale; altrimenti si rischia di lasciarsi dominare dall’astio e dalla rabbia. Le modalità della ripresa del culto pubblico, imposte dal governo e accettate dai vescovi senza colpo ferire, sono indubbiamente offensive nei confronti di Dio e dei credenti; tuttavia, tra la sottomissione supina e la ribellione che inclina al peccato, c’è la possibilità di applicare le norme con intelligenza ed elasticità, senza dannose provocazioni, spesso dettate dall’orgoglio, ma pure senza obbligarsi a un lealismo esagerato che scada nel ridicolo. La nostra fantasia e destrezza italica non manca di risorse in questo senso: tutte le occupazioni straniere che abbiamo sopportato nella storia ci hanno insegnato l’arte di aggirare gli ostacoli, piuttosto che l’imperativo categorico di andare al massacro in nome di un principio.

Neanche in questo caso intendo trascurare un significativo dato che si impone all’attenzione: ai riti cristiani, istituiti dal Signore e fissati dalla tradizione apostolica, si sta sostituendo una ritualità di sapore mondano, composta di gesti determinati da un’autorità estranea. Il sacramentale dell’acqua santa è rimpiazzato da un disinfettante; la bocca di chi invoca e loda il Salvatore è imbavagliata in nome della salvezza materiale; il farmaco dell’immortalità è trattato come un veicolo di germi letali… e, se ciò non bastasse, in molti casi si impedisce ai fedeli di inginocchiarsi davanti a Dio, andando così addirittura oltre le prescrizioni. È lampante che tutto ciò sia assolutamente illegale e privo di ogni forza obbligante per la coscienza; dato però che, in generale, è mancata una resistenza decisa e generalizzata, siamo costretti ad agire con scaltrezza, con tattiche diversificate da terreno a terreno e strategie mutevoli da guerriglia. Anche nella vita spirituale l’attuazione dei princìpi va adattata alle differenti condizioni di ogni persona.

Ci sarà dunque chi si immolerà resistendo apertamente, per l’onore di Dio, ai decreti governativi e ne affronterà le conseguenze legali; ci sarà chi sosterrà una penosa lotta con il parroco per veder rispettati i propri diritti di battezzato; ci sarà poi chi macinerà chilometri per raggiungere luoghi in cui la Messa sia celebrata senza oltraggio al Sacramento né scandalo dei fedeli; ci sarà ancora chi si asterrà dolorosamente dalla comunione perché non avrà trovato altre soluzioni… L’importante è che nessuno si senta forzato ad agire contro la propria coscienza e si lasci violentare in ciò che ha di più caro al mondo, poiché l’immolazione volontaria non può arrivare a questo: in nome del bene si possono sacrificare beni parziali, ma non quelli più alti. Neanche l’astensione dalla comunione deve essere totale, ma occorre approfittare, per farla degnamente, di tutte le possibilità che si presentano: non mettiamo limiti alla Provvidenza!

NOTA LEGALE: chi venisse multato per inosservanza delle norme governative dichiari all’agente che esse, in quanto disposizioni di natura amministrativa, confliggono con leggi di rango superiore: la Costituzione, il Concordato e il testo unico che proibisce di impedire il riconoscimento coprendo il volto. Se l’agente persiste nel voler infliggere la sanzione, il cittadino può esigere che sia messo a verbale che egli lo fa dopo esser stato edotto dell’illegalità del suo atto.

Fonte:

lascuredielia.blogspot.com
SoniaDm
Grazie di cuore 💖
Riccardo Piva
Il caro don? Elia che si nasconde dietro la sua scure, ignora che il Papa è Benedetto e quindi, seppur condivisibile quello che dice, però dal suo punto di vista, rimane parziale e la verità nascosta.
E dimentica "quicumque audit missa ereticorum peccat et altera sacramenta".