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Telebene, la Televisione Spirituale Cristiana, presenta il Vangelo di domenica 23 agosto 2026: XXI Domenica del tempo ordinario.
Cesarea di Filippo è situata ai piedi del versante sud dell’Hermon, il monte che segna il confine nord della Palestina e da cui sorge il fiume Giordano. È nei dintorni di questa località, il cui nome originario era Panaeas o Panias, trasformato intorno al 4 d.C. in Cesarea di Filippo, che i Vangeli situano la cornice geografica di un episodio della vita di Gesù la cui storicità è unanimemente riconosciuta dagli studiosi.
È certamente un momento decisivo dell’attività del Rabbi di Nazaret: lo spartiacque della sua missione pubblica. La vicenda, infatti, è situata quasi al centro di due poli: l’azione di Gesù in Galilea, con la predicazione del Regno accompagnata dai miracoli, e l’epilogo a Gerusalemme.
L'episodio, storicamente indiscutibile, narra di un momento cruciale, decisivo, della storia di Gesù. L’entusiasmo delle folle di Galilea è andato gradatamente diminuendo.
Dopo il miracolo della moltiplicazione dei pani, un clima di euforia collettiva si era impadronito delle folle di Galilea, intenzionate a farlo re. Ma la reazione di Gesù non è stata conforme alla volontà popolare, di cui, forse, gli stessi parenti del clan si sono fatti portavoce. E allora quelle folle che lo avevano accolto, ora non lo seguono più. C’è solo un “resto” che lo segue, ed è, ancora una volta, il popolo degli “anawim”, gli umili di Israele.
Gesù e i suoi amici sono in un luogo in disparte. È il momento giusto per un riesame di tutto ciò che è avvenuto finora, per un confronto con coloro che lo hanno seguito fin dall’unzione dello Spirito, sul fiume Giordano. Perciò, per la prima volta, Gesù volge lo sguardo ai suoi discepoli, chiedendo: “La gente chi dice che sia il Figlio dell'uomo?”.
Il gruppo dei discepoli risponde: “Alcuni Giovanni il Battista, altri Elia, altri Geremia o qualcuno dei profeti”.
A questo punto, chiede ai suoi stessi amici: «Voi chi dite che io sia?».
Pietro gli risponde: «Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente».
Fa riflettere molto, e costituisce un importante motivo di discussione, la risposta di Gesù a Pietro, dopo che questi lo ha riconosciuto come il Cristo, il Figlio del Dio vivente: “Beato te, Simone figlio di Giona, perché né la carne né il sangue te l'hanno rivelato, ma il Padre mio che sta nei cieli. E io ti dico: tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa e le porte degli inferi non prevarranno contro di essa. A te darò le chiavi del regno dei cieli, e tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato nei cieli, e tutto ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto nei cieli”.
La risposta più grande Gesù la darà con la sua passione, morte e risurrezione. E sarà proprio nell’ambito della passione che lui dichiarerà direttamente a Caifa di essere il Figlio di Dio.
A Cesarea di Filippo Gesù dice, implicitamente, che Dio è presente dove l’uomo soffre, dove l’uomo patisce il male, dove l’uomo si chiede il perché del male e della morte. È come se Gesù dicesse: “Eccomi, sto qui, o uomo. Sto qui con te a patire, a morire sulla croce, a risorgere con te, perché c’è un’altra vita, più grande, gioiosa e bella, che ti aspetta”.
La risposta di Dio all’uomo che soffre è appunto questa: una risposta di condivisione, di pace, di amore divino. Una risposta che non distrugge subito il male, il dolore, la morte, come vagheggiano i religiosi esseni, come auspicava Giovanni Battista e, forse, come vorrebbero i suoi amici. No, Gesù conferisce un senso prezioso a queste realtà estremamente dolorose e angoscianti, lasciando l’uomo libero di agire, addirittura contro il progetto di Dio e contro la sua volontà, ma anche pienamente abbandonato e coinvolto, come assoluto protagonista, nella Storia Divina della salvezza.
Ecco il Figlio di Dio. Colui che non trionfa con la forza, con la violenza e con la potenza della sua Parola. Ma vince dolcemente, partendo dal cuore dell’uomo. È lì, dove allignano tutti i sentimenti, che comincia la grande irradiazione del Suo Regno. Un Regno dove lui, Gesù di Nazaret, il Figlio di Dio Altissimo, si mostra sempre “con l’uomo e per l’uomo”.
Il brano evangelico è corredato dalle relative riflessioni di approfondimento.

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