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Roma. La Catacomba di San Pancrazio

La storia di Pancrazio è simile a quella di tanti altri martiri cristiani dei primi secoli. Era un giovane romano di buona famiglia, nato in Frigia. Rimasto orfano, fu affidato allo zio Dionisio che lo portò con sé a Roma. Qui Pancrazio conobbe il papa Marcellino e rimase affascinato dal messaggio cristiano. La persecuzione anticristiana del feroce Diocleziano non gli diede scampo. Di fronte al suo rifiuto di abbandonare la fede in Gesù, l’imperatore ne ordinò la decapitazione.

Il martirio del giovane Pancrazio

Condotto fuori della porta Aurelia, la sera del 12 maggio 304 Pancrazio fu martirizzato. L’illustre matrona romana Ottavilla, che assistette all’esecuzione, raccolse il capo e il corpo del giovane Pancrazio e li depose in un sepolcro nelle catacombe scavate sotto i terreni di sua proprietà. Sul luogo della sepoltura Papa Simmaco volle poi erigere la basilica dedicata al santo.

Il luogo del martirio e la reliquia del santo

E oggi, al margine dei grandi spazi verdi di Villa Doria Pamphili, entrati nella chiesa di San Pancrazio, a metà della navata destra, è possibile inabissarsi nelle catacombe omonime. Ci fanno da guida i bravi volontari della storica associazione della Giovane Montagna. Percorrendo le gallerie sotterranee fasciate di loculi e di simboli cristiani visitiamo in successione tre cubicula di maggior rilievo.

L’iscrizione di Botrys

Il cubicolo di Botrys prende il nome del defunto ivi sepolto. La lastra sepolcrale che si è conservata dice che Botrys era un christianós. In questo cubicolo, dove sono ancora visibili resti di pitture, si celebravano le liturgie cristiane.

Il cubicolo di San Felice

Il cubicolo di San Felice è decorato in stile lineare rosso, con elementi tratti dal mondo marino (navi e pesci).

L’icona di santa Sofia e delle sue tre figlie

Il cubicolo di Santa Sofia contiene le sepolture che si ritiene appartengano alla martire Sofia e alle sue tre figlie.Sofia era una illustre matrona sposa di un senatore di nome Filandro e madre di tre figlie, a cui aveva dato i nomi delle tre virtù teologali: Pistis (la Fede), Elpis (la Speranza), Agape (la Carità). Dopo la morte del marito Filandro, da lei convertito al cristianesimo, Sofia soccorse con i suoi beni i poveri e svolse opera di proselitismo a Roma dove viveva con le figlie di 12, 10 e 9 anni. Denunciata all’imperatore, confessò la sua fede cristiana e per questo fu fatta fustigare. Di fronte al suo persistente rifiuto di abiurare, l’imperatore Adriano fece allora torturare e decapitare una dopo l’altra le sue figlie. La madre, costretta ad assistere all’orrendo crimine, esortava comunque le bimbe a restare salde nella fede cristiana, nella speranza della vita eterna. I corpi martirizzati delle figlie le furono consegnati e lei li seppellì al diciottesimo miglio sulla Via Aurelia. Lì lei morì tre giorni dopo, mentre pregava e piangeva sulla loro tomba. Nella stessa tomba fu sepolta anche lei.

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