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Dalle 30 Monete d’Argento al Consiglio per il Capitalismo Inclusivo

16 Marzo 2021

Marco Tosatti
Cari amici e nemici di Stilum Curiae, José Arturo Quarracino ci ha inviato questa ampia e documentata riflessione sui rapporti fra il Vaticano e l’alta finanza internazionale. Buona lettura.

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Dalle 30 monete d’argento al Consiglio per il capitalismo inclusivo

Allora uno dei Dodici, di nome Giuda Iscariota, andò dai capi dei sacerdoti e disse loro: “Cosa volete darmi e io ve lo darò?” Gli assegnarono trenta pezzi d’argento. E da quel momento cercò un’occasione per consegnarlo a loro.
(Mt 26:14-16)
Questo passo del Vangelo secondo Matteo, che narra il tradimento di Giuda Iscariota contro Gesù Cristo, consegnandolo ai sommi sacerdoti ebrei, per un prezzo fissato da questi ultimi, è ben noto. Come dice esplicitamente il testo, non è stato lui a fissare il prezzo, ma coloro che hanno beneficiato del suo tradimento. In realtà, Giuda non era interessato a raccogliere denaro per la sua fellonia, ma era animato da un sentimento più torbido, disilluso perché sicuramente non vedeva più in Gesù il Messia atteso e aveva perso la fede in lui. Non fu il denaro l’elemento decisivo della sua vile azione, ma il fatto che aveva perso il controllo di se stesso: aveva ceduto alla tentazione diabolica di tradire Gesù Cristo, “Satana entrò in lui”, come dice senza mezzi termini il Vangelo secondo San Giovanni (13,27).
Nel suo libro Il Signore, Romano Guardini fa un’analisi meticolosa del processo, sia nelle sue caratteristiche spirituali-religiose che psicologiche, che avrebbe portato uno degli apostoli scelti da Gesù stesso alla disillusione prima, e al tradimento ad arte alla fine. Tra l’altro, avverte il notevole scrittore, Giuda ha potuto tradire il Signore perché era uno dei suoi, era l’amministratore del gruppo di apostoli, era qualcuno che era sempre vicino a Gesù. In questo senso, afferma Guardini, solo chi è vicino a Gesù, chi è al suo fianco, chi è intimo con lui, può tradirlo.
San Pietro e i suoi successori sono la presenza visibile sulla terra del Risorto che abita nel cielo.

Come affermano espressamente le Sacre Scritture, è stato Gesù Cristo stesso a istituire la Chiesa come sua presenza visibile nella storia umana, fino alla fine dei tempi, ponendo Simone/Cefa/Pietro come pietra di fondazione su cui l’ha eretta – come popolo di Dio, corpo di Cristo e tempio dello Spirito Santo (Mt 16,13-19). In questo senso, la missione di Pietro come fondamento della Chiesa-istituzione è stata quella di “nutrire nella fede” (Gv 21,15-17) tutti coloro che credono in Gesù come Figlio di Dio e Messia, Redentore dell’uomo e del mondo, cioè la sua missione è stata quella di rafforzare la fede dei credenti in Gesù Cristo stesso, all’interno della comunità di credenti uniti intorno al Redentore e Salvatore.
Così, Simone fu “fatto” Pietro [Pietra] dal Signore, e in questo senso, dopo la sua resurrezione, nel corso del tempo divenne il Vicario di Cristo, cioè il Suo rappresentante sulla terra per esercitare l’autorità nel Suo nome. Questo fu il titolo più significativo con cui Pietro e i suoi successori furono designati, come segno distintivo del loro ufficio papale. Per questo motivo, ogni papa nominato nella storia dopo Pietro abbandona il suo nome originale e ne adotta un altro, con cui cerca di definire o designare il carisma con cui eserciterà il suo papato, proprio come fece Cristo con Simone, “facendolo” Cefa/Pietro. Con questo cambio di nome, si intende che il Vicario di Cristo parla e opera solo esprimendo la volontà del suo mandante, si fa nulla affinché il mistero del Risorto si manifesti in tutto il suo splendore attraverso la sua persona nel suo ufficio papale.
Questa missione petrina è stata prolungata e continuata nel corso della storia, e così deve essere fino alla fine dei tempi, attraverso la successione apostolica, cioè attraverso i continuatori dei primi apostoli scelti da Nostro Signore Gesù Cristo, e in particolare quelli scelti come successori di San Pietro.
Nel corso della storia, altri titoli sono stati aggiunti al titolo di Vicario di Cristo, significando nuove sfumature e sviluppi di questo ufficio petrino: Successore del Principe degli Apostoli, Sommo Pontefice della Chiesa universale, Patriarca d’Occidente, Primate d’Italia, Arcivescovo e Metropolita della Chiesa Romana, Sovrano dello Stato della Città del Vaticano, Servo dei Servi di Dio. Non rappresentano titoli onorifici, ma aspetti essenziali storicamente assunti dai Papi nel loro svolgimento, dando significato e storicità all’ufficio.

La rottura con la tradizione cattolica
Ma con l’arrivo di Jorge Mario Bergoglio al papato, questo carattere essenziale dell’ufficio petrino sembra essere entrato in crisi, attuando una trasformazione e un cambiamento di direzione della gerarchia ecclesiastica e della presenza della Chiesa nel mondo, in una rottura o rottura sempre più evidente con la Tradizione cattolica bimillenaria.
Se all’inizio del suo pontificato Bergoglio/Francisco sosteneva che il problema più grave della Chiesa era la mondanità spirituale – cioè vivere una spiritualità adattata e gradita al mondo non credente, lontana dalla ricchezza spirituale originaria del cristianesimo – e che il suo obiettivo era quello di rendere l’istituzione “una Chiesa povera per i poveri”, dopo otto anni di mandato, ha fatto della Chiesa ufficiale una setta che piace al mondo anticristiano, oligarchico e plutocratico, un mondo che ha le porte aperte nella Santa Sede, anche per fare lezione in aperta contraddizione o antagonismo con la Rivelazione stessa. E una Chiesa che riceve come amici e fratelli coloro che credono di essere i proprietari del pianeta.
Non crediamo di sbagliare nel dire che la Chiesa ufficiale è in realtà una setta, poiché solo gli eterodossi dottrinali e pastorali hanno un posto in essa, mentre i settori ortodossi e tradizionali della Chiesa sono descritti come “malati” dallo stesso Pontefice che predica la necessità di praticare una “cultura dell’incontro”. Colpisce che in otto anni di pontificato Bergoglio non abbia mai convocato una riunione ufficiale del Collegio Cardinalizio al completo per accompagnarlo nel governo della Chiesa, come facevano i Papi precedenti. Ha persino avuto il lusso di lasciare senza risposta i cardinali che nel 2016 gli hanno portato alcuni famosi Dubias [Dubbi] riguardanti questioni confuse sulla dottrina sacramentale del Matrimonio presente nel testo di Amoris Laetitia. Su questo tema, Bergoglio ha preferito ignorare del tutto i suoi interlocutori, invece di promuovere un incontro al quale è sempre stato molto affezionato.
In termini generali, Bergoglio/Francisco ha inizialmente promosso la “Chiesa in uscita”, alla ricerca delle “periferie esistenziali”, ma senza “proselitismo”, cioè senza promuovere la predicazione del Vangelo e l’evangelizzazione delle culture, con cui la Chiesa ha cessato di essere un’istituzione missionaria, evangelizzatrice e promotrice di cultura per diventare un “ospedale da campo”, una ONG di assistenza sociale e sanitaria (cosa che il pontefice argentino inizialmente criticava e condannava).

Malasanità pontificia?
Uno dei contributi più sorprendenti riguardo alla svolta pastorale e dottrinale del papato bergogliano è stato fornito nei giorni scorsi dal vaticanista italiano Aldo Maria Valli, che ha pubblicato un notevole articolo -Roma senza Papa. È Bergoglio, non Pietro[1] – in cui afferma con forza che attualmente non c’è un Papa che guidi la nave della Chiesa in nome di Cristo; a Roma c’è Bergoglio, ma non come successore di Pietro, perché non fa quello che dovrebbe fare un Papa: non predica il Dio della Bibbia, ma “un Dio adulterato, indebolito, o meglio, adattato all’uomo e alla sua richiesta di essere giustificato, anche se vive come se il peccato non esistesse”. Per l’autore, “il Dio di cui parla Bergoglio non è il Dio che perdona, ma quello che scusa”, un Dio che accompagna, ma che “non converte”, costituendo un Dio che è una “caricatura del Dio della Bibbia”[2].
2] In questo senso, avverte Valli, è un “Dio” che accompagna e consola, ma che non corregge e non chiama, un “Dio” che non esige conversione. Ma se non c’è bisogno della conversione, allora non c’è bisogno della redenzione, e senza redenzione non c’è bisogno dell’incarnazione di Dio. In questo senso, la Chiesa cessa di essere la luce delle nazioni che annuncia il Vangelo di Gesù Cristo risorto, per diventare una ONG ospitale solo per consolare; la Chiesa non promuove più l’evangelizzazione delle Culture (Paolo VI, San Giovanni Paolo II, Benedetto XVI), ma la pastorale della sensibilità con Dio, con la Natura e con il prossimo, la fratellanza di tutti, indipendentemente dal Dio in cui si crede o si professa.
Con la sua predicazione e le sue azioni, conclude il suddetto autore, Bergoglio/Francisco non solo ha rinunciato a compiere i doveri del suo ufficio petrino, mettendo se stesso in primo piano, ma ha anche diluito la reale presenza di Cristo nella Chiesa, trasformandolo in un profeta dell’autoaiuto e dell’autoindulgenza.

È evidente: questo Dio “predicato” da Bergoglio non ha nulla a che vedere con il Dio della Rivelazione, il Dio incarnato in Gesù Cristo, morto e risorto, asceso al cielo e in unità con il Padre attraverso lo Spirito Santo. Bergoglio parla molto di Dio e dello Spirito, ma molto poco di Gesù Cristo, che è seduto alla destra del Padre e che verrà a giudicare i vivi e i morti secondo la loro condotta (Mt 25,31-46) e che in questa vita terrena esige di essere seguito da tutti coloro che credono in Lui, per ottenere la vita eterna.
Così, il papato di Bergoglio/Francesco è quello che avvia una nuova era nella Chiesa, in franca rottura con tutta la Tradizione cattolica, come avverte Aldo Maria Valli, poiché l’attuale pontefice ha smesso di usare il pronome “Noi” – come hanno fatto tutti i suoi predecessori, dimostrando la continuità storica del suo ministero petrino, in comunione con il Magistero – per parlare individualmente: presentandosi sempre come “uno di noi, Bergoglio ha rinunciato all’uso del plurale dell’umiltà con cui ha dimostrato di parlare non a titolo personale, ma insieme a tutti i suoi predecessori e allo stesso Spirito Santo”, perché solo così può “sostenere il culto idolatrico della Pachamama”, o “formulare le ambiguità di Amoris Laetitia o l’indifferentismo di Fratelli Tutti”[3].

Insomma, se il titolo di Vicario di Cristo appartiene al passato, come gli altri titoli, significa che anche Cristo appartiene al passato? Se Cristo è risorto e continua ad operare nel mondo attraverso la sua Chiesa, qual è la funzione del suo ex Vicario? Cos’è che lo definisce come Papa?
O un piano premeditato per mutare la Chiesa?

La grande domanda è se questo malcostume è stato accidentale, non intenzionale o progettato. Alcuni eventi dell’anno scorso ci permettono di considerare questa seconda possibilità.

a) Il 25 marzo 2020, la Santa Sede ha pubblicato la nuova versione dell’Annuario Pontificio, un testo che viene pubblicato annualmente con tutti i dati statistici sulla presenza istituzionale della Chiesa nel mondo.
Nell’edizione precedente, la presentazione (2019) del Papa avveniva con il titolo di “Vicario di Gesù Cristo” al primo posto, seguito dai titoli di Successore del Principe degli Apostoli, Sommo Pontefice della Chiesa universale, Primate d’Italia, Arcivescovo e Metropolita della Chiesa Romana, Sovrano dello Stato della Città del Vaticano, Servo dei Servi di Dio, e infine il suo nome proprio prepapale[4].

Annuario del Pontificio Consiglio 2019
In altre parole, il primato era detenuto dal primo titolo e il nome proprio particolare era subordinato a quel titolo, che in realtà definisce l’essenza e la sostanza del papato: un delegato del capo supremo, Gesù Cristo.
Ma nell’anno successivo, la presentazione della figura papale cambiò radicalmente. Prima di tutto, appaiono solo il suo nome pre-papale e alcuni dettagli biografici. Non appare nemmeno il suo nome ufficiale di Francesco, e i titoli papali sono stati svalutati a quello di titoli storici, cioè sono titoli che fanno parte del passato, ma che non hanno più, o non avrebbero più, validità. In altre parole, per Bergoglio/Francisco il carisma di essere Vicario di Gesù Cristo non vale più, questo sarebbe una cosa del passato, ora lui è Jorge Mario Bergoglio.

Annuario Pontificio 2020
Un modo sottile, molto gesuitico, di informare il mondo che l’istituzione papale è stata significativamente modificata: il rapporto del Papa con il passato è diventato un rapporto meramente storico, senza alcun peso concreto attuale. Rottura totale con la Tradizione? In questo senso, Gesù Cristo non è più il leader massimo e il capo della Chiesa; ora il leader è Bergoglio. È così che Bergoglio può spingere la propria agenda, non più quella della Chiesa millenaria.

b) Un altro elemento da prendere in considerazione sono le encicliche di Bergoglio. Se già con la Laudato si’ (LS) aveva mostrato una certa sintonia con la Carta della Terra globalista, è con l’ultimo di essi, Fratelli tutti (FT), che diventa chiara la rottura con il magistero vivo e perenne della Chiesa.
Un’enciclica papale è, in termini generali, un testo magisteriale in cui un Papa definisce o chiarisce questioni dogmatiche e dottrinali in comunione con il magistero perenne della Chiesa. È un testo normativo, ma senza il carattere dell’infallibilità, e di solito è sostenuto o basato sull’insegnamento proclamato non solo in testi biblici, ma anche in scritti patristici, filosofici, teologici, scientifici, ecc., mostrando così la validità di tutta la tradizione culturale e intellettuale citata nel testo.
Già nella citata enciclica “ecologica” (LS), è evidente la poca importanza data al tesoro dottrinale bimillenario della Chiesa, presente in pochissime delle 172 note utilizzate nel testo[5]. Ma è nell’ultima enciclica (FT) che si rivela il carattere “supremo” di Jorge Mario Bergoglio, non più come Vicario di Cristo e degli altri titoli pontifici storici. Delle 284 citazioni contenute nel testo, 162 sono autoreferenziali (62% del totale); non vengono citati i primi 20 concili ecumenici, né le encicliche Rerum Novarum, Pacem in Terris, Mater et magistra, Familiaris consortio, Humanae vitae. Solo tre volte viene citato il Concilio Vaticano II, così come il Catechismo della Chiesa Cattolica, e praticamente nessuna citazione dei 21 Concili Ecumenici precedenti al Vaticano II. Mentre ci sono solo 27 citazioni dai 4 Vangeli, 6 citazioni da Gesù e 6 volte anche da Gesù Cristo[6].
Insomma: molto, molto del pensiero di Bergoglio, ma poco o nulla della Tradizione e del Magistero perenne della Chiesa.
c) Questa rottura quasi radicale con la Chiesa prima del suo pontificato è stata resa evidente anche in un’intervista pubblicata il 30 ottobre sul sito adnkronos.com. Verso la fine dell’intervista, Bergoglio si riferisce al modo in cui prende decisioni su ciò che fa nella Chiesa. Dice che non teme nulla, poiché agisce in nome e per conto di Gesù Cristo – perché ha mandato il titolo di “Vicario di Cristo” all’archivio storico – e che nelle sue azioni è guidato dal “suo istinto e dallo Spirito Santo” e dall'”amore del mio meraviglioso popolo che segue Gesù Cristo”[7].
Tralasciando il fatto che pensa che il popolo di Dio sia di sua proprietà, le fonti su cui si basa sono chiare: il proprio io e lo Spirito Santo (al di fuori dell’Apocalisse?). Come ha notato Aldo Maria Valli, a Bergoglio manca il “noi” che lo unisce ai suoi predecessori. È chiaramente lui e nessun altro.
“Chiesa povera” con un capo milionario?
Tutti ricordano che Bergoglio/Francisco ha iniziato il suo pontificato annunciando e insistendo che la sua intenzione era quella di essere la guida di una “Chiesa povera per i poveri”, accompagnando questa predicazione con gesti di rinuncia a certi costumi, pompi, cerimonie, abbigliamento, ecc. Ma questo non gli impedì di coltivare durante questi otto anni l’amicizia e la simpatia di milionari e addirittura multimilionari, in molti casi con posizioni decisamente anticattoliche, che tuttavia non gli impedirono di avere le porte del Vaticano aperte per loro. Coltivando, d’altra parte, la loro amicizia con i “movimenti popolari” e i loro massimi dirigenti.
Tuttavia, nel settembre dell’anno scorso è venuto alla luce, a causa di alcune operazioni finanziarie immobiliari della Segreteria di Stato a Londra, amministrate dall’allora sostituto della Segreteria, il cardinale Angelo Becciu, che Papa Francesco ha un conto privato, ad uso totalmente discrezionale, di 20 milioni di sterline, o anche più.
L’esistenza di questo fondo discrezionale papale è stata rivelata da un amico del Papa, il giornalista Eugenio Scalfari, cofondatore del quotidiano romano La Repubblica, nell’edizione del 30 settembre dello scorso anno: “Ecco come rubavano i soldi al Papa”.
Che l’esistenza di quel conto discrezionale non fosse un’invenzione giornalistica fu confermato un mese dopo da monsignor Nunzio Galantino, presidente dell’Amministrazione del Patrimonio della Sede Apostolica, un uomo di cui Bergoglio si fida. Lo ha fatto in un’intervista pubblicata il 31 ottobre sul giornale Avvenire, la cui proprietà appartiene alla Conferenza Episcopale Italiana, negando che il conto sia stato saccheggiato [8].
La domanda che sorge, vista l’esistenza di questo conto, è da dove proviene, chi lo ha fornito, soprattutto quando è in sterline. È possibile affermare di avere una “Chiesa povera” quando il suo capo supremo ha 20 milioni di sterline [28 milioni di dollari] o più da utilizzare senza rendere conto a nessuno? A seconda della provenienza, una somma così grande non è una condizione importante per le azioni del pontefice? La tolleranza del Vaticano verso le agende demografiche, climatiche e sanitarie promosse dalla plutocrazia finanziaria globalista avrà qualcosa a che fare con questi fondi discrezionali? E la lobby omosessualista sempre più presente ai più alti livelli della gerarchia ecclesiastica sarà un altro prezzo che si è dovuto pagare per questo sostegno finanziario?
Bergoglio cappellano della famiglia Rothschild e del capitalismo globalista inclusivo?

L’8 dicembre scorso un’iniziativa globalista chiamata “Consiglio per il capitalismo inclusivo”. Con il Vaticano”.

Per il dispiacere e la tristezza di coloro che credevano e credono che Bergoglio “è un Papa comunista” e “leader della sinistra internazionale”, questo progetto riunisce membri della plutocrazia finanziaria e industriale internazionale, costituiti come Guardiani della stessa, come presentato sul sito ufficiale del Consiglio: leader di affari e investimenti di tutto il mondo che difendono i Principi Guida e supervisionano il lavoro del Consiglio [9].
Il motto ufficiale del Consiglio è di essere un organismo “AFFIDABILE”. FIERO. RESPONSABILE. DINAMICO. SOSTENIBILE.

Lavorare insieme per cambiare il capitalismo in meglio”, ispirato dalla “guida morale di Sua Santità Papa Francesco per sfruttare il potere del business per il bene”.
La sua missione è quella di “mettere in moto il settore privato per creare un sistema economico più inclusivo, sostenibile e affidabile.”[10] I leader-guardiani di questo progetto sono stati ispirati dalla “guida morale di Sua Santità Papa Francesco per sfruttare il potere del business per il bene.
I leader-guardie di questo Capitalismo Inclusivo provengono da organizzazioni e imprese che rappresentano:
a) 10,5 trilioni di dollari di attivi;
b) 2,5 trilioni di dollari di capitale di borsa;
c) 200 milioni di lavoratori: e
d) sono presenti in 163 paesi e territori.

Questi leader-Guardiani sono 27, tra cui Oliver Bäte, Allianz; Eduard D. Breen, Dupont; Mark Carney, Nazioni Unite; Kenneth C. Frazier, Merck; Fabrizio Freda, Estée Lauder Companies; Alex Gorsky, Johnson & Johnson; Alfred Kelly, Visa; Bernard Looney, British Petroleum Corporation; Fiona Ma, Tesoriere dello Stato della California; Brian Moynihan, Bank of America; Ronald P. O’Hanley, State Street Corporation; Rajiv Shah, Rockefeller Foundation; Darren Walker, Ford Foundation; Lynn Forester de Rothschild, Inclusive Capital Partner. O’Hanley, State Street Corporation; Rajiv Shah, Rockefeller Foundation; Darren Walker, Ford Foundation; Lynn Forester de Rothschild, Inclusive Capital Partner.

Più che un “Papa comunista”, Bergoglio è stato consacrato come un cappellano della Banca Rothschild, soprattutto dopo la presentazione pubblica del Consiglio dell’8 dicembre scorso. Una presentazione che è stata definita dal New York Times come “una nuova partnership, l’ultimo segno della crescente influenza delle pratiche ambientali, sociali e di governance negli affari”[11]. Una nuova società istituzionalizzata come “un’organizzazione globale senza scopo di lucro stabilita sotto gli auspici del Vaticano con la guida morale di Papa Francesco”, con l’impegno di “sfruttare il potenziale del settore privato per creare una forma di capitalismo più inclusiva, sostenibile e affidabile”[12].
Questa affermazione può sembrare avventata, esagerata o infondata, ma in realtà colei che ha inizialmente pensato e guidato il piano strategico e politico del Council for Inclusive Capitalism con il Vaticano, diventando l’alma mater di questa iniziativa è stata la stessa Lynn Forester de Rothschild, moglie di Evelyn Robert de Rothschild, uno dei membri che guida l’impero di famiglia.

Ma questa donna di origine americana non è solo una moglie decorativa che si limita ad accompagnare il marito nel lavoro di beneficenza, ha anche un curriculum di affari tutto suo: è membro del consiglio di amministrazione di Estée Lauder Companies, The Economist Group e Bronfman E. L. Rothschild LP, tra gli altri. L. Rothschild LP, tra le altre società. E ha anche il suo curriculum politico in evidenza: ha lavorato per la presidenza di Bill Clinton e ha sostenuto attivamente le campagne presidenziali di Hillary Clinton, nel 2008 e nel 2016. E come se non bastasse, Lady de Rothschild è membro del Council on Foreign Relations (CFR), del Royal Institute of International Affairs (R.I.I.A) e dell’Institute for Strategic Studies (ISS), la più grande agenzia privata di intelligence britannica del mondo.
Ma soprattutto, la signora Forester de Rothschild ha lavorato su diversi progetti dal 2012, co-presiedendo quell’anno un gruppo di lavoro che si chiamava Henry Jackson Institute’s Initiative for Inclusive Capitalism, per mitigare le conseguenze della crisi finanziaria globale del 2007-2008 e il movimento di protesta Occupy Wall Street. Questa iniziativa ha presentato nel 2012 un rapporto chiamato Towards a More Inclusive Form of Capitalism, in cui definisce il capitalismo come “un sistema in cui tutti – tutte le parti, non solo gli azionisti – traggono profitto dagli affari.”[13]
E il 27 maggio 2014, ha organizzato la Prima Conferenza del Capitalismo Inclusivo, a Londra, con l’obiettivo di adattare il sistema capitalista per lavorare per più persone[14]. Un’iniziativa che ha ripetuto l’anno successivo, in una seconda conferenza, sempre a Londra, il 26 giugno 2015, sempre con l’idea di migliorare il capitalismo, mitigare le profonde disuguaglianze che ha imposto e sviluppare politiche di inclusione per la maggioranza delle persone. Nelle sue stesse parole, “il capitalismo rimane il sistema economico più potente per sollevare le persone dalla povertà e migliorare le società”, ma deve essere fatto attraverso un “sistema capitalistico etico, responsabile e inclusivo”. Il metodo da applicare è quello di “incoraggiare il dibattito e il dialogo su come il capitalismo può essere migliorato”[15].
Come si vede, prima che Bergoglio diventasse Papa, “quegli strani miliardari” con in testa i Rothschild predicavano già il capitalismo inclusivo, e lavoravano in quella direzione, e non hanno problemi ad assumere come propri vessilli “il grido della Terra” e “il grido dei poveri”, nelle parole della stessa Lady de Rothschild.

In breve: siamo in presenza di un’alleanza dell’impero Rothschild con la gerarchia vaticana rappresentata oggi da Jorge Mario Bergoglio come Papa. Con un’agenda che era già “predicata” dal clan Rothschild prima che Bergoglio diventasse Francesco. Come dice Lady de Rothschild, “ci sono molti sforzi per rendere il capitalismo inclusivo e sostenibile”, ma quello che ci è mancato è “una base morale per il movimento: la poesia alla prosa della nostra azione”. In questo senso, “la guida di Papa Francesco fornisce quella poesia al movimento, ma il bisogno dell’umanità di essere responsabile gli uni verso gli altri è ispirato dagli insegnamenti sociali di tutte le religioni.”[16] In altre parole, il progetto e il progetto del movimento non sono solo una base morale per il movimento, ma anche una base morale per il movimento.
In altre parole, il progetto e l’esecuzione è privato aziendale (Rothschild), e Papa Bergoglio ci mette la musica, per renderlo appetibile al mondo.

Con questi dati e rapporti diventa più chiaro che ciò che Jorge Mario Bergoglio ha fatto durante tutto il suo pontificato è stato adattare la Chiesa al nuovo mondo disegnato dalla plutocrazia anglo-americana che guida la famosa famiglia bancaria, dalla messa in discussione dell’indissolubilità del vincolo matrimoniale, alla relativizzazione dottrinale di fronte al pragmatismo, alla casistica e alle “circostanze”, il “culto” della Madre Terra, l’accettazione di vaccini fatti con materiale fetale proveniente da aborti, l’autorità suprema dell’ONU, dell’OMS e di altre istituzioni internazionali, la normalizzazione dell’omosessualità nella vita della Chiesa, l’omosessualità episcopale e cardinalizia come garanzia di promozione ecclesiastica, il rifiuto della Tradizione, ecc.
Al di là delle ” poesie bergogliane “, la direzione della Chiesa di Cristo è diretta ad essere una ” Chiesa per i Rothschild “?
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[1] En aldomariavalli.it/2021/02/26/roma-sin-papa-es-bergoglio-no-pedro/
[2] Una insistencia constante en los primeros años del pontificado de Bergoglio ha sido el mandato de “no hacer proselitismo”.
[3] Aldo Maria Valli, artículo citado en nota 1.
[4] Es raro que no figurara su nombre oficial de Francisco.
[5] Muchas más son las citas de las enseñanzas de san Juan Pablo II y de Benedicto, junto con pronunciamientos de algunas conferencias episcopales y el Concilio Vaticano II. Por el contrario, apenas llegan a 10 las citas del magisterio anterior al siglo XX.
[6] Para más datos, véase el artículo “Las citas de ‘Fratelli Tutti’”, publicado por Infovaticana el 13 de octubre de 2020, en infovaticana.com/2020/10/13/las-citas-de-fratelli-tutti/
[7] En https:/adnkronos.com/papa-francesco-all
adnkronos-covid-corruzione-benedetto_67QhcspaDJroLUEDPKKZVk?refresh_ce
[8] En www.
avvenire.it/chiesa/pagine/intervista-galantino-finanze-vaticane-e-obolo
[9] En reutersevents.
com/sustainability/lady-de-rothschilds-road-vatican#.X9jS8nEy-nE.twitter. Cumplen funciones similares a las del obispo cristiano, el episcopos [que supervisa y vigila]. No hay políticos entre sus miembros, lo que permite suponer que éstos han de ser simples administradores o gerentes de las políticas que impulse el Concejo, asociado con el Vaticano.
[10] En inclusivecapitalism.com/about/. Como se puede apreciar, para esta iniciativa-proyecto no existe la cooperación del Estado como entidad rectora.
[11] Artícul
o publicado por Andrew Ross Sorkin, Jason Karaian, Michael J. de la Merced, Lauren Hirsch and Ephrat Livni el 8 de diciembre en el New York Times, con el título “The Pope blesses the Business Plans” [El Papa bendice los planes de negocios], en nytimes.com/2020/12/08/business/dealbook/pope-vatican-inclusive-capitalism.html
[12] Publicado el 8 de diciembre en prnewswire.com/…usive-capitalism-with-the-vati
can-a-new-alliance-of-global-business-leaders-launches-today-301187931.html
[13] En reute
revents/sustainability/lady-de-rothschilds-road-vatican#.X9jS8nEy-nE.twitter
[14] En afr.com/…ss-and-Policy-Leaders-Launch-W
orldwide-Initiative-to-Promote-“Responsible-Inclusive-and-Ethical”-Capitalism. Como destaca el autor de este artículo, Alan Feuer, ya en el 2015, los impulsores de esta Iniciativa inclusiva son “esos extraños multimillonarios que se están convirtiendo en marxistas”.
[15] En businesswire.com/…lusive-and-Ethical”-Capitalism
Worldwide-Initiative-to-Promote-“Responsible-Inclusive-and-Ethical”-Capitalism
[16] En Lady de Rothschild’s road to the Vatican.
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16 Marzo 2021 Pubblicato da Marco Tosatti

Tra il dire ed il fare c'è di mezzo il mare:

SED LIBERA NOS A MALO Jc jr
Che schifo!... Ecco perché Parolin è andato a trovare li illuminati di Bildeberg!!!...