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La Comunione indegna (Omelia del Santo Curato D'Ars)

Se ogni peccato mortale, fratelli miei, procura la morte alla nostra anima, la separa da Dio per sempre, la precipita in ogni sorta di disgrazie, in quale stato ci potrà mai ridurre il più orribile di tutti i crimini, che è il sacrilegio?

O mio Dio! chi è colui che potrebbe mai farsi un’idea dello stato spaventoso di un’anima coperta di sacrilegi? «Sì, ci dice Gesù Cristo, quando vedrete l’abominazione della desolazione nel luogo santo, predetta dal profeta Daniele, allora comprenderete bene».

Ahimè! fratelli miei, essendosi scelto il cuore dell’uomo per farne la sua dimora e il suo tempio, Gesù Cristo prevedeva senza dubbio le profanazioni e le disastrose abominazioni che il demonio ne avrebbe fatto col peccato; quale triste e desolante pensiero, per un Dio!

Ma il più grande e il più terribile di tutti i suoi dolori è stato quello di prevedere che si sarebbe profanato il suo Corpo adorabile e il suo Sangue prezioso. O mio Dio! O disgrazia inconcepibile! dei cristiani possono mai rendersi colpevoli di un tale crimine, di cui mai e poi mai l’inferno ne ha potuto inventare di simili? Ahimè! san Paolo lo deplora già al suo tempo. Non potendo un giorno far sperimentare loro la bruttura di questo crimine spaventoso, diceva loro, piangendo amaramente: «Quale supplizio non riceverà colui che porterà la sua mano parricida sul Corpo di un Dio fatto uomo, e che gli colpirà il cuore?...

Ah! questo tenero cuore che ci ama fino alla croce, e che gli strapperebbe il sangue dalle vene!... Ah! questo Sangue adorabile versato per noi, che ci ha santificati nel santo Battesimo, che ci ha purificati nel sacramento della Penitenza...; sembrerebbe essere impossibile trovare dei castighi abbastanza rigorosi e dei cristiani capaci di un tale crimine.

Ahimè! grida, eccone uno ancora più infinitamente spaventoso, e cioè ricevere indegnamente il Corpo adorabile e il Sangue prezioso di Gesù Cristo, profanarlo, insozzarlo, avvilirlo; un tale crimine è mai possibile?... Ah! o almeno, è mai possibile per dei cristiani?» (tutto questo discorso non si trova nelle lettere di san Paolo, ma può essere considerato una lunga perifrasi di 1 Corinzi 11,26-32!; n.d.a.).

Sì, ci sono dei mostri d’ingratitudine, che spingono il loro furore fino a un tale eccesso! Sì, fratelli miei, se il buon Dio, in questo momento, ci mostrasse le comunioni di tutti quelli che sono qui presenti, ah! che scoperta! ahimè! quanti apparirebbero con la loro sentenza di dannazione scritta nella loro coscienza criminale, con il Sangue di un Dio fatto uomo! (una delle immagini più forti usate dal curato in tutte le sue oemlie; n.d.a.).

Questo pensiero fa fremere, e tuttavia niente di più comune di queste comunioni indegne.

Quanti cristiani hanno l’audacia di accostarsi alla Tavola santa, con dei peccati nascosti o mascherati, nella confessione!

Quanti altri che non hanno mai avuto quel dolore dei peccati che Dio domanda loro!

Quanti che non fanno ogni loro sforzo per correggersi!

Quanti che conservano una segreta volontà di ricadere nel peccato!

Quanti che non evitano le occasioni del peccato, potendolo fare!

Quanti che conservano, fino alla Tavola santa, delle inimicizie nel loro cuore!

Sondate le vostre coscienze, fratelli miei, e vedete se non siete mai stati in una di queste disposizioni, accostandovi alla santa Comunione. Se avete avuto questa disgrazia, fratelli miei, di quali parole potrei dunque servirmi per farvene sentire tutta la “orribilità”?

Ah! se mi fosse permesso, andrei all’inferno per afferrare un infame e un traditore come Giuda, ancora tutto fumante del Sangue adorabile di Gesù Cristo, che egli ha così oribilmente profanato. Ah! se poteste sentire le grida e le urla che costui lancia! Ah! se poteste comprendere i tormenti che sopporta a causa del suo sacrilegio, morireste di terrore. Ahimè! che ne sarà dunque di coloro che, forse per tutta la vita, non hanno commesso altro che sacrilegi? Quei cristiani che mi stanno ascoltando, e che sono colpevoli, potranno ancora vivere? Sì, fratelli miei, il sacrilegio è il più grande di tutti i crimini, poichè va all’attacco di un Dio, e gli infligge la morte, e ci attira tutte le peggiori disgrazie.

Se parlassi a degli idolatri oppure a degli eretici, comincerei col dimostrare loro la presenza reale di Gesù Cristo nel sacramento adorabile dell’Eucaristia; ma no, nessuno di voi ha il minimo dubbio su ciò. Ahimè! bisognerebbe che per coloro che gli si accostano con queste cattive disposizioni, Gesù Cristo non ci fosse nel sacramento; ma no, Egli c’è sia per coloro che osano presentarsi col peccato nel cuore, che per coloro che si accostano in stato di grazia. Voglio soltanto, per cominciare, citarvi un esempio che fortificherà la vostra fede sull’argomento, e vi darà un’idea delle disposizioni che dovete apportare, per non profanare questo grande sacramento d’amore.

Si racconta nella storia, che un sacerdote che diceva la santa Messa, dopo aver pronunciato le parole della consacrazione, dubitò che Gesù Cristo fosse realmente presente in corpo e anima nella santa Ostia; all’istante stesso la santa Ostia fu tutta intrisa di sangue. Gesù Cristo sembrava voler rimproverare al suo mnistro, con un miracolo così grande, la sua poca fede, e confermare i cristiani in questa verità di fede, e cioè che Egli è realmente presente nella santa Eucaristia. La santa Ostia versò sangue con tanta abbondanza che il corporale, le tovaglie dell’altare e l’altare stesso ne furono arrossati. Il santo Padre, essendo stato informato, fece portare in una chiesa il corporale, che si portò tutti gli anni nella festa del Corpus Domini, con grande venerazione.

No, fratelli miei, questo non è ciò che vi è più necessario, perchè nessuno di voi ne dubita (della presenza reale nell’Eucaristia; n.d.a); ma la mia intenzione è di mostrarvi, per quanto mi sarà possibile, la grandezza e l’ “orribilità” del sacrilegio. No, mai questa conoscenza sarà concessa a un uomo mortale; bisognerebbe essere Dio stesso, per poterlo comprendere; tuttavia, per darvene una debole idea, vi dirò che colui che ha questa enorme disgrazia, commette un peccato che oltraggia di più il buon Dio, di tutti i peccati mortali che si sono commessi dall’inizio del mondo, e di quelli che si potranno commettere sino alla fine dei secoli.

E’ dunque del tutto impossibile mostrarvelo in tutta la sua bruttura; ahimè! tuttavia, non c’è niente di più comune di questi sacrilegi (viene da pensare all’estrema facilità delle comunioni “devozionali” abitudinarie e meccaniche, o peggio, alle tante comunioni sacrileghe che si commettono quando ci si comunica solo per convenienza sociale, come durante i funerali o nelle grandi feste, senza essersi confessati forse da anni; n.d.a).

Se volessi, fratelli miei, parlarvi della morte corporale di Gesù Cristo, non dovrei farvi altro se non il dipinto dei suoi tormenti, che ha sofferto durante la sua vita; non dovrei fare altro che mostrarvi questo povero corpo tutto a pezzi, come era durante la flagellazione, e come lo vediamo oggi sull’albero della croce; non ci vorrebbe altro per commuovervi il cuore e farvi colare le lacrime. Infatti, qual è quel peccatore più indurito, che potrebbe resistere e che non mescolerebbe le sue lacrime con quel Sangue adorabile? Qual è quella giovane che, se andassi a gettarmi ai suoi piedi con un Dio che piange i suoi peccati, pregandolo, per favore, di non dargli la morte, anche se il suo cuore fosse più duro della roccia, ella non farebbe subito colare le sue lacrime e, mettendosi sotto i piedi suoi piaceri, non darebbe loro l’addio per sempre? (il pensiero è contorto, come accade spesso nello stile “parlato” del curato, che non scriveva un’opera letteraria, ma si appuntava soltanto quello che doveva proclamre dal pulpito; n.d.a.).

Qual è quell’avaro, al quale presentassi un Dio spogliato di ogni cosa, tutto nudo sulla croce, che potrebbe ancora amare i beni di questo mondo? Qual è l’impudico che andassi ad aspettare mentre corre come un disperato verso l’oggetto della sua passione, e che, se gli presentassi il suo Dio tutto coperto di piaghe, di sangue, chiedendogli la grazia di non togliergli la vita, non cadrebbe ai suoi piedi, gridando misericordia? Ahimè! fratelli miei, la morte che noi diamo a Gesù Cristo, con la comunione sacrilega, è anche infinitamente più orribile e dolorosa. Allorchè era sulla terra, Egli non ha sofferto che per un certo tempo, e non è morto che una volta sola; e ancora, è stato il suo amore che lo ha fatto soffrire e morire; ma qui non è la stessa cosa.

Egli muore suo malgrado, e la sua morte, ben lungi dall’essere per noi vantaggiosa, come la prima volta, si volge a nostra disgrazia, attirandoci ogni sorta di castighi, sia in questo mondo che nell’altro. O mio Dio! come siamo crudeli verso un Dio così buono! Sì, fratelli miei, allorchè riflettiamo sulla condotta di quell’apostolo perfido che tradì e vendette il suo divin Maestro, che da tanti anni (al massimo “tre”...n.d.a.) lo aveva ammesso nel numero dei suoi più cari favoriti, che lo aveva colmato di tanti benefici, che gli aveva dato una carica preferenziale rispetto agli altri (era stato nominato economo; n.d.a.), che era stato testimone di tanti miracoli; allorchè ci ricordiamo, dico, delle crudeltà e della barbarie dei Giudei, che fecero a questo divin Salvatore tutto ciò che la loro rabbia potè inventarsi di più crudele, a questo divin Salvatore che non era venuto in questo mondo che per strapparli alla tirannia del demonio, ed elevarli alla gloriosa qualità di figli di Dio, di coeredi del suo Regno, noi non potremmo considerarli che come dei mostri d’ingratitudine, degni dell’esecrazione del cielo e della terra, e dei castighi più rigorosi che il buon Dio possa far sentire ai riprovati, in tutta la sua potenza e la sua giusta collera.

Io affermo, fratelli miei, che colui che ha la grande disgrazia di comunicarsi indegnamente, il suo crimine è anche infinitamente più orribile di quello di Giuda, che tradì e vendette il suo divin Maestro, e di quello dei Giudei che lo crocifissero, poichè Giuda e i Giudei potevano ancora avere qualche scusante per dubitare se Egli fosse veramente il Salvatore. Ma questo cristiano, questo sciagurato profanatore, potrebbe mai dubitarne? Le prove della sua divinità non sono forse abbastanza evidenti? Non sanno forse che alla sua morte tutte le creature sembrarono atterrirsi, che la natura intera sembrò annientarsi, vedendo spirare il suo Creatore? La sua Risurrezione, non fu forse manifestata da un’infinità di prodigi, tra i più sconvolgenti, che non potevano lasciare nessun dubbio sulla sua divinità?

La sua Ascensione, non avvenne forse alla presenza di più di cinquecento persone, che, quasi tutte, hanno versato il loro sangue per sostenere questa verità (cfr. 1 Corinzi 15,6; ma non si riferiva all’Ascensione; n.d.a.). Ma lo sciagurato profanatore non ignora nulla di tutto ciò, e, nonostante tutte le sue conoscenze, egli tradisce e vende il suo Dio e il suo Salvatore al demonio, e lo crocifigge nel suo cuore col peccato. Giuda si servì di un bacio di pace, per consegnarlo ai suoi nemici; ma l’indegno “comunicante” spinge ancora oltre la sua crudeltà: dopo aver mentito allo Spirito Santo nel trubunale della penitenza, nascondendo o mascherando qualche peccato, egli osa, questo disgraziato, andare a piazzarsi tra i fedeli destinati a mangiare quel Pane, con un rispetto ipocrita sulla fronte!

Ah! no, no, niente l’arresta, questo mostro d’ingratitudine! egli avanza e va a consumare la sua dannazione! Invano questo tenero Salvatore, vedendolo venire a Lui, grida dal fondo del tabernacolo, come al perfido Giuda: «Amico mio, cosa vieni a fare qui? E che? amico mio, tu vieni a tradire il tuo Dio e il tuo Salvatore, con un segno della pace? Fermati, fermati, figlio mio; ah! per favore, risparmiami!». Ma no, no, nè i rimorsi della sua coscienza, nè i teneri rimproveri che gli fa il suo Dio possono arrestare i suoi passi criminali. Ah! egli avanza, egli va a pugnalare il suo Dio e il suo Salvatore! Oh! cielo! quale orrore! puoi tu sostenere questo sciagurato omicida del tuo Creatore? Ah! non è forse il colmo del crimine e dell’abominazione nel luogo santo? Ah! no, no, mai l’inferno, in tutto il suo furore, ha potuto inventare niente di simile; no, no, mai le nazioni idolatre hanno potuto inventare nulla di simile, in odio al vero Dio, se le paragoniamo agli oltraggi che un cristiano che si comunica indegnamente, fa a Gesù Cristo.

Tuttavia, leggiamo nella storia degli esempi che fanno fremere. Vediamo che un imperatore pagano, in odio verso Gesù Cristo, pose degli idoli infami sul Calvario e sul Santo Sepolcro, e credette con ciò di non poter spingere oltre il suo furore verso Gesù Cristo. Eh! grande Dio! ma c’è niente di paragonabile a un cristiano che fa una Comunione indegna? Ah! no, no, non è tra gli idoli muti e insensibili che essa pone il suo Dio, ma, ahimè! in mezzo alle sue passioni infami e viventi, che sono altrettanti carnefici che crocifiggono il suo Salvatore! Ahimè! che dico? questo disgraziato unisce il Santo dei Santi a degli assassini prostituti, e lo vende all’iniquità. Sì, questo disgraziato immerge il suo Dio nel profondo dell’inferno! Si può mai concepire qualcosa di più spaventoso? Sì, fratelli miei, noi siamo colti da orrore, vedendo, lungo la storia, le profanazioni che si sono fatte dell’Ostia santa (ma che cosa sono queste, se le paragoniamo a coloro che si comunicano indegnamente? Ah! no, no, ciò non è niente! Annotazione dello stesso curato).

Voglio citarvi una profanazione che vi farà terrorizzare. Si racconta che una donna cristiana, che era povera, aveva preso in prestito da un giudeo una piccola somma di denaro, e gli aveva lasciato in pegno uno dei suoi vestiti. Essendo vicina la festa di Pasqua, ella pregò il giudeo di ridarle, per quel giorno ciò che gli aveva dato in pegno. Il giudeo le disse che le avrebbe ridato tutto e glielo avrebbe condonato, se, dopo essersi comunicata, gli avesse portato l’Ostia santa. Questa disgraziata, per non essere obbligata a rendergli la somma, gli disse di sì.

L’indomani. andò in chiesa, e, dopo aver ricevuto la santa Ostia nella bocca, subito la ritira, la mette nel fazzoletto e la porta allo sciaguarato giudeo che gliela aveva chiesta solo per esercitare il suo furore contro Gesù Cristo. Avendola finalmente tra le sue mani, la trattò con la massima crudeltà. Potremo vedere che Gesù Cristo gli mostrò più volte come fosse sensibile agli oltraggi che quel disgraziato gli faceva. Il giudeo mise la santa Ostia su un tavolo, e le diede molti colpi di temperino; ne uscì una tale quantità di sangue, che il tavolo ne fu tutto ricoperto. Allora la prese e la appese a un chiodo, le diede tanti colpi di frusta, fino a che fu appagato; la trafisse con una lancia, e ne uscì del sangue, come nel momento in cui fu crocifisso; in seguito la gettò nel fuoco, dove la si vedeva volteggiare qua e là tra le fiamme, senza riceverne alcun danno; la sua rabbia lo portò a gettarla in una caldaia di olio bollente: il liquido sembrò mutarsi in sangue.

La santa Ostia, in quel momento, assunse la forma di Gesù Cristo in croce. Quel disgraziato, preso da orrore, corre a nascondersi in un angolo della casa. Allora uno dei suoi figli, vedendo dei cristiani che andavano in chiesa, disse loro: «Non andate a cercare il vostro Dio, perchè mio padre lo ha fatto morire». Una donna, ascoltando questo ragazzo, entrò in casa e vide la santa Ostia, che era ancora sotto forma di croce; la donna corre a prendere un piccolo vaso; nel momento in cui ella preparava il vaso, la santa Ostia riprese la sua forma primitiva e si andò ad adagiare nel vaso che aveva portato. Questo giudeo fu talmente indurito, che preferì lasciarsi bruciare vivo, piuttosto che farsi battezzare.

Non possiamo pensare a questo orrori senza fremere. Ahimè! fratelli miei, se conoscessimo che cosa sia il sacrilegio, e cioè l’oltraggio che fa a Gesù Cristo colui che si comunica indegnamente, il solo pensiero ci farebbe morire di terrore. Quel giudeo, dopo aver esaurito tutto il suo furore contro Gesù Cristo, trattando così indegnamente quella santa Ostia, potrebbe sembrare che abbia commesso pressappoco un peccato veniale, in confronto a un peccato mortale, se lo paragoniamo col sacrilegio che compie un cattivo cristiano che ha la disgrazia di accostarsi alla Tavola santa, senza essere in grazia di Dio! ( esagerato,solo in apparenza, ma in linea con la Scrittura: 1 Corinzi 11,26-32!n.d.a.). Ah! no, no, giammai l’inferno ha potuto inventare niente di più orribile del sacrilegio, per fare soffrire Gesù Cristo!

Io affermo che alla perfidia di Giuda, chi si comunica indegnamente aggiunge l’ingratitudine, il furore e la malizia dei Giudei.
«Perchè mi perseguiti? Forse perchè ho fatto vedere i ciechi, ho raddrizzato gli storpi, ho reso la salute ai malati, ho fatto risuscitare i morti? E’ forse un crimine avervi amati tanto?». Questo è il discorso che Gesù Cristo rivolge ai profanatori del suo Corpo adorabile e del suo Sangue prezioso. Ancora, ci dice per bocca di uno dei suoi profeti: «Se questo oltraggio e questo affronto mi fossero stati fatti da dei nemici, o da degli idolatri, che non hanno mai avuto la fortuna di conoscermi, o perfino dagli eretici nati nell’errore, ciò mi avrebbe addolorato di meno; ma tu, ci dice, che ho accolto nel seno della mia Chiesa, tu che io ho arricchito dei miei doni più preziosi; tu che, col Battesimo eri diventato mio figlio, l’erede del mio Regno!... Come! figlio mio, proprio tu osi oltraggiarmi col sacrilegio più orribile; come mai! figlio mio, puoi ancora colpire il cuore del migliore di tutti i padri, che ti ama fino a morire.

E chè! ingrato, non sei ancora soddisfatto di tutte le crudeltà che hai esercitato sul mio corpo innocente, durante la mia dolorosa passione? Hai forse dimenticato lo stato pietoso in cui fui ridotto dopo la mia dolorosa e sanguinosa flagellazione, in cui il mio corpo fu ridotto a un pezzo di carne tagliuzzata? E chè! ingrato! hai dimenticato le sofferenze che ho patito portando la croce? tanti passi, tante cadute, e tante volte fatto rialzare a calci. Hai dimenticato che è stato per strapparti all’inferno e per aprirti il cielo, che sono morto sul legno infame della croce? Ah! figlio mio! Ah! di grazia, risparmia il tuo Do che ti ha tanto amato; perchè vuoi darmi la morte per una seconda volta, ricevendomi col peccato nel tuo cuore?».

Ditemi, chi è tra noi che avrebbe il coraggio, dopo rimproveri così teneri e così amorosi del suo Dio, che potrebbe ancora avere il furore di andare a presentarsi alla Tavola santa, con una coscienza insozzata dal peccato? Mio Dio! chi potrà comprendere l’accecamento di questi disgraziati? Ah! se almeno, prima di alzarsi per andare a mettere a morte il loro Dio, essi pensassero a quelle terribili parole di san Paolo, che, cioè, essi vanno mangiare (lett. “incorporare”) il loro giudizio e la loro condanna, oserebbero spingere la loro audacia fino a questo eccesso? (1 Corinzi 11,26-32). Questo Dio d’amore avrebbe mai potuto pensare che, non dico quelli che non hanno la fortuna di conoscerlo, ma che dei cristiani, non siano ancora soddisfatti di ciò che i Giudei gli hanno fatto subire durante la sua dolorosa passione?

Sul Calvario, avrebbe mai potuto pensare che la maggior parte dei cristiani sarebbero diventati i suoi carnefici, che avrebbero attentato ai suoi giorni, e che lo avrebbero crocifisso nel loro cuore, ricevendolo nella loro coscienza insozzata dai peccati? (si tratta di una “licenza oratoria”, perchè, come si sa, Dio è onnisciente; nd.a.). Ascoltate cosa ci dice per bocca di un profeta: «Potrà Egli guarire un’anima che ama le sue ferite, cioè le sue passioni? Infiammerà con l’ardore del suo amore, un cuore che brucia d’amore profano verso il mondo? No, no, dice, non lo farà mai» (ma chi fosse questo profeta non è dato saperlo...; n.d.a.).

Sì, fratelli miei, Gesù Cristo, in un cuore criminale, è senza azione e senza movimento, di modo che colui che è tanto disgraziato da comunicarsi indegnamente, la morte spirituale che procura al suo Dio, è ancora più sorprendente di quella che Egli ha sopportat sulla croce (uno dei tanti “anacoluti” del curato; n.d.a). Infatti, fratelli miei, se i Giudei lo perseguitarono in una maniera così indegna, fu, almeno, durante la sua vita mortale, ma l’indegno comunicante lo oltraggia nel soggiorno della sua gloria. Se la morte di Gesù Cristo sul Calvario sembrò così violenta e così dolorosa, almeno la natura intera sembrò testimoniare il suo dolore, e le creature più insensibili sembrarono intenerirsi, e sembrarono perciò condividere le sue sofferenze.

Ma qui, niente di tutto ciò appare: Egli viene insultato, è oltraggiato, è messo a morte; ah! ma che dico? Egli è sgozzato da un vile nulla (l’essere umano); tutto tace, e tutto sembra insensibile alle sue sofferenze (durante la profanazione sacrilega). Il sole non si ecclissa, la terra non trema, l’altare non si rovescia; questo Dio di bontà, così indegnamente oltraggiato, non potrebbe lamentarsi, a più giusto titolo che sull’albero della croce, di essere stato abbandonato? (Salmo 22,1). Non dovrebbe gridare: «Ah! Padre mio, perchè mi hai abbandonato al furore dei miei nemici, dovrò morire ad ogni istante?». Ma, mio Dio! come può essere che un cristiano abbia il coraggio di andare alla Tavola santa col peccato nel cuore, per dare la morte al suo Dio?... Mio Dio! quale disgrazia! No, no, mai l’inferno, nel suo furore, ha potuto inventare niente di più oltraggioso per Gesù Cristo, del sacrilegio commesso dai cristiani.

«Ma, mi direte voi, chi sono quelli che hanno questa grande disgrazia?». Ahimè! fratelli miei, quanto grande è il loro numero! «Ma, mi direte voi, chi mai potrebbe esserne capace?». Chi potrebbe esserne capace? Sei proprio tu, amico mio, che hai raccontato i tuoi peccati con così poco dolore, come una storiella indifferente. Chi è colpevole? Amico mio, non sei forse tu che, dopo le tue confessioni, ricadi con la stessa facilità! che non lasci intravedere nessun cambiamento nella tua maniera di vivere; che hai sempre gli stessi peccati da dire, in tutte le tue confessioni? Chi è colpevole? Sei tu, miserabile! che hai chiuso la bocca prima di aver accusato tutti i tuoi peccati: Chi è colpevole? Sei tu, povero cieco, che sapevi bene che non stavi dichiarando i tuoi peccati così come li conoscevi.

(...)

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Riccardo Piva
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