Qumran, il rotolo originale di Isaia esposto per alcuni mesi al Museo di Israele
Qumran, il rotolo originale di Isaia esposto per …Giuseppe Caffulli
27 novembre 2025
Dal prossimo 12 dicembre, e fino al 12 aprile 2026, al Museo di Israele, a Gerusalemme, sarà esposto eccezionalmente il Grande rotolo del profeta Isaia, rinvenuto nelle grotte di Qumran nel 1947. Il manoscritto in ebraico misura oltre sette metri di lunghezza e risale al 125 a.C.
A Gerusalemme, tra le sale bianche e silenziose del Museo di Israele, il prossimo 12 dicembre 2025 si aprirà un evento che si annuncia decisamente irripetibile. Per celebrare i sessant’anni del museo, verrà esposto integralmente, per la prima volta dopo decenni, il Grande rotolo di Isaia, il più lungo e meglio conservato tra i celebri Rotoli del Mar Morto. La mostra, intitolata Una voce dal deserto, resterà aperta fino al 12 aprile 2026, offrendo ai visitatori e ai pellegrini la possibilità di ammirare un reperto che appartiene alla memoria più profonda dell’umanità.
«Dopo 77 anni di studio e ricostruzione del rotolo, siamo finalmente giunti a questo straordinario traguardo» ha dichiarato il professor Marcello Fidanzio, dell’Università della Svizzera italiana, tra i curatori della mostra e ideatore del concept espositivo. Le sue parole riassumono la portata simbolica di un evento che coniuga ricerca e spiritualità.
Il Grande rotolo di Isaia è uno dei testi più antichi e completi della Bibbia ebraica mai ritrovati. Misura oltre sette metri di lunghezza e raccoglie, in 54 colonne di scrittura, tutti i 66 capitoli del Libro di Isaia. Risale intorno al 125 a.C., ed è quindi di oltre un millennio più antico dei manoscritti biblici conosciuti prima della scoperta dei Rotoli del Mar Morto.
Fu rinvenuto nel 1947, sulla sponda nordoccidentale del Mar Morto, da un giovane beduino in una grotta (poi designata dagli studiosi con il numero 1) presso Qumran, in un deserto che custodiva da due millenni il silenzio di una comunità antica, che alcuni studiosi identificano con gli esseni. Quelle scoperte, proseguite fino al 1956, cambiarono per sempre la storia degli studi biblici e l’archeologia del Vicino Oriente. Oggi si conoscono oltre 900 frammenti di manoscritti ritrovati in undici grotte a Qumran: testi biblici, commentari, regole comunitarie, scritti apocrifi. Ma nessuno, per integrità e importanza, eguaglia il Grande rotolo di Isaia.
Il manoscritto è conservato presso il Santuario del Libro del Museo di Israele, un’architettura simbolica inaugurata nel 1965 e ideata per custodire i primi sette rotoli scoperti nel deserto. La sua cupola bianca, modellata come il coperchio di un vaso, contrasta con la parete nera di basalto che la fronteggia, evocando la lotta eterna tra luce e oscurità, tra il rotolo sacro e il mondo che rischiava di perderlo.
Da oltre cinquant’anni, per ragioni conservative, il rotolo originale non viene esposto integralmente: i visitatori del museo possono solitamente ammirarne solo una riproduzione fedele e una piccola sezione autentica. L’apertura della mostra il prossimo 12 dicembre segna dunque un ritorno storico, un’occasione forse irripetibile per vedere il rotolo nella sua interezza, dispiegato nella Galleria Bella and Harry Wexner, lo spazio espositivo principale del museo.
La mostra invita a un percorso sensoriale e simbolico. I visitatori saranno introdotti nell’ambiente aspro e luminoso della Giudea, ricreato attraverso suoni, immagini e installazioni, fino alla soglia della grotta 1. Lì si potrà rivivere la scoperta dei rotoli e seguire, passo dopo passo, la «traccia» che condusse quei frammenti di pelle scritta dalle mani di uno scriba del II secolo a.C. fino alle sale climatizzate del moderno museo.
Il momento culminante del percorso sarà l’incontro con il Grande rotolo stesso: sette metri di pergamena antica, lettere ebraiche tracciate con mano ferma, ancora leggibili dopo duemila anni. È un’esperienza che travalica la dimensione archeologica per diventare spirituale: chi legge l’ebraico moderno riconosce in quelle lettere la stessa forma della propria lingua viva, un filo ininterrotto di cultura e fede che attraversa i millenni.
La seconda sezione della mostra esplorerà le più recenti scoperte scientifiche sul rotolo. Le analisi condotte negli ultimi anni, anche grazie all’intelligenza artificiale e alle tecniche multispettrali, hanno permesso di individuare le diverse mani degli scribi, di comprendere la composizione degli inchiostri e di studiare le cuciture dei fogli di pergamena. Questi studi rivelano non solo la tecnica di produzione del rotolo, ma anche la sua funzione nella vita della comunità di Qumran: un testo probabilmente destinato alla lettura liturgica o alla meditazione collettiva, impregnato di attesa messianica e visione profetica.
Il valore del Grande rotolo di Isaia va oltre l’archeologia. È un ponte tra ebraismo e cristianesimo, tra fede e ragione, tra memoria e ricerca. Fra Gregor Geiger, professore ordinario di ebraico biblico e lingue semitiche presso lo Studium biblicum franciscanum di Gerusalemme, autore di Dizionario ebraico, aramaico e greco dei testi di Qumran (Terra Santa Edizioni, 2025) mette in evidenza come il Rotolo di Isaia ci offre l’occasione di riportare in primo piano il valore linguistico dei manoscritti del deserto di Giuda.
«I manoscritti – scrive padre Geiger nella sua guida Terra Santa – mostrano interessanti varianti al testo. In generale, tuttavia, il dettato biblico non poteva assolutamente essere modificato, e proprio questi antichi documenti dimostrano che il testo sacro è stato tramandato nei secoli con molta più precisione di quanto si ritenesse».
La mostra Una voce dal deserto si rivolge dunque a pubblici diversi. Per gli studiosi, è una sintesi di decenni di ricerche e di nuove metodologie di indagine. Per gli appassionati di storia, un viaggio nel tempo che restituisce voce a un oggetto sopravvissuto alla sabbia e ai secoli. Per i credenti, un incontro spirituale con la Parola. Per tutti, una riflessione sulla forza della scrittura come custode della memoria umana.