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Danilo Quinto

Il progetto diabolico è planetario. Le violenze di piazza sono funzionali a questo progetto - Danilo Quinto - 28 ottobre 2020

Come documenta "Scenari economici" (scenarieconomici.it/…-tabella-di-marcia-diffondere/), il progetto diabolico è planetario. Le violenze di piazza possono essere funzionali solo a questo progetto.

So che dei versi che Pier Pasolini scrisse nel 1968 dopo i fatti di Valle Giulia (la violenta aggressione contro i poliziotti perpetrata da giovani di sinistra nei pressi della Facoltà di Architettura di Roma) alcuni danno una diversa interpretazione, ma io considero e ho sempre considerato quei versi per quello che sono: SOLIDARIETA' AI POLIZIOTTI.

Sono certo che Pasolini ripeterebbe quei versi oggi, di fronte agli atti di violenza e di rivolta che sono iniziati. Non sono queste le forme e non sono questi i modi di contrastare quello che sta avvenendo.

La violenza gratuita - come accadde dal '68 in poi - può essere usata per destabilizzare per stabilizzare. In questo senso è funzionale al disegno diabolico planetario che si sta compiendo e che porterà l'Italia, come il resto del mondo, ad un lockdown totale a breve, che durerà mesi.

Sono altri i modi per contrastare questo disegno: diffondere capillarmente la verità attraverso tutti gli strumenti a disposizione, perchè gli uomini liberi agiscano e pregare perchè la Santa Vergine Maria, che è la nostra Mediatrice, induca Dio ad emettere un soffio, che spazzi via presto queste iniquità, che appartengono al Suo nemico e agli uomini che con lui hanno stretto un patto.

Questi i versi di Pasolini:

" (...)
Avete facce di figli di papà.
Buona razza non mente.
Avete lo stesso occhio cattivo.
Siete paurosi, incerti, disperati
(benissimo) ma sapete anche come essere
prepotenti, ricattatori e sicuri:
prerogative piccoloborghesi, amici.
Quando ieri a Valle Giulia avete fatto a botte
coi poliziotti,
io simpatizzavo coi poliziotti!
Perché i poliziotti sono figli di poveri.
Vengono da periferie, contadine o urbane che siano.
Quanto a me, conosco assai bene
il loro modo di esser stati bambini e ragazzi,
le preziose mille lire, il padre rimasto ragazzo anche lui,
a causa della miseria, che non dà autorità.
La madre incallita come un facchino, o tenera,
per qualche malattia, come un uccellino;
i tanti fratelli, la casupola
tra gli orti con la salvia rossa (in terreni
altrui, lottizzati); i bassi
sulle cloache; o gli appartamenti nei grandi
caseggiati popolari, ecc. ecc.
E poi, guardateli come li vestono: come pagliacci,
con quella stoffa ruvida che puzza di rancio
fureria e popolo. Peggio di tutto, naturalmente,
e lo stato psicologico cui sono ridotti
(per una quarantina di mille lire al mese):
senza più sorriso,
senza più amicizia col mondo,
separati,
esclusi (in una esclusione che non ha uguali);
umiliati dalla perdita della qualità di uomini
per quella di poliziotti (l’essere odiati fa odiare).
Hanno vent’anni, la vostra età, cari e care.
Siamo ovviamente d’accordo contro l’istituzione della polizia.
Ma prendetevela contro la Magistratura, e vedrete!
I ragazzi poliziotti
che voi per sacro teppismo (di eletta tradizione
risorgimentale)
di figli di papà, avete bastonato,
appartengono all’altra classe sociale.
A Valle Giulia, ieri, si è cosi avuto un frammento
di lotta di classe: e voi, amici (benché dalla parte
della ragione) eravate i ricchi,
mentre i poliziotti (che erano dalla parte
del torto) erano i poveri. Bella vittoria, dunque,
la vostra! In questi casi,
ai poliziotti si danno i fiori, amici".

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