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Il concilio di Liftine contro la stregoneria e la superstizione pagana

(RadioSpada.org) Volentieri offriamo ai lettori questo prezioso estratto della Storia universale della Chiesa – La Chiesa educatrice nella società medievale e l’Impero carolingio (Vol. IV, Card. G. Hergenröther).

[…] In un altro concilio tenutosi a Liftine (secondo altri, Listine) furono raccomandati di nuovo e accresciuti questi decreti; punita di multa l’osservanza di superstizioni pagane; proibito cedere schiavi cristiani ai gentili; chiariti gl’impedimenti al matrimonio che provengono da parentela spirituale e ordinati vari provvedimenti all’istruzione dei fedeli[i].

E affinché nessuno potesse di poi scusarsi con l’ignoranza, fu steso un catalogo delle pratiche pagane e superstiziose, che si volevano sradicare.

A tali pratiche appartenevano:

• i sacrifici e banchetti funebri;

• il bruciare i morti insieme con gli oggetti da loro lasciati, i cavalli e spesso anche donne e schiavi;

• le feste use a farsi in febbraio, a onore del sole ascendente, con sacrifici di porci (feste sporche, Spurcalia);

• il visitare le cappelle degli idoli nelle feste private;

• il profanare le chiese con canzoni secolari, danze, banchetti, giochi; • • l’offrire sacrifici nei boschi, sulle rupi e sulle pietre;

• il fare sacrifici a Mercurio (Wodan) e a Giove (Thunaer),

• per i novelli convertiti offrire sacrifici a certi santi nella stessa maniera che dianzi agli idoli;

• il portare amuleti, bandelle, collane, da servire a difesa dagli incantesimi o a rimedio;

• le fontane e i pozzi per i sacrifici;

• le parole magiche,

• le predizioni fatte osservando gli uccelli o i cavalli, lo sterco dei tori, lo sternuto;

• i sortilegi, i pronostici e le interpretazioni dei segni;

• il fuoco sacro, che si otteneva fregando insieme due legni e sopra cui si saltava, a cagione di premunirsi contro dei mali, e se ne stimava il fumo medicinale.

• le predizioni tratte dal cervello degli animali, e i sacrifici di teste d’animali, e le osservanze praticate al focolare ovvero al cominciare di un affare;

• la credenza ai così detti luoghi infausti (luoghi di sventura);

• l’uso superstizioso delle erbe, in specie del caglio (galium verum), i giorni festivi consacrati a Thunaer e a Wodan;

• il ricorrere alla luna in occasione di eclissi lunari;

• la fede negli spiriti della tempesta e ai loro serbatoi di acque; le fosse e gli scavi condotti intorno ai campi ad allontanarne le calamità;

• il correre alla maniera dei pagani con abiti e calzari stracciati;

• il canonizzare tutti i prodi morti valorosamente;

• gli idoletti fatti con pasta di farina in lievito e i fantocci di cenci;

• il portare intorno a modo di processione gl’idoli per i templi;

• il sospendere a maniera di voti piedi e mani;

• l’opinione che le donne potessero con incanti guadagnarsi il cuore degli uomini e via via[ii].

>>> Storia universale della Chiesa – La Chiesa educatrice nella società medievale e l’Impero carolingio <

[i] Il sinodo di Liftina (villa nella provincia belgica dell’Hennegau, in vicinanza di Binche) è di solito assegnato all’anno 743, anche dal Jaffé e dall’Hefele: ma dall’Hahn è posto nel 745 (cf. Tub. Theol. Quartalschr. 1879, p. 402 ss.).

[ii] Indiculus superstitionum et paganiarum, in 30 titoli. Pertz l. c. p.19. Ne diedero commentari: G. ab Eckart, Op, cit. 1. XXIII, 24-53, p. 407-440; Grimm, Mythologie p. 203, append. p. III, VI s.; Mone, Gesch. des Reidentums im nordlichen Europa, 2a parte; Binterirm, Denkwurdigkeiten VI, 2 p. 537 ss.; F. Sterzinger; in Neue historisch. Abhandl. der kurfurstl. bayr. Akademie der Wiss. II, 331 ss.; Fr. Ant. Mayer, Abhandl. uber die von dem Liptinischen Konzilium aufgezahlten aberglaubischen und heidniscben Gebrauche der alten Teutechen.Ingolstadt, bei Attenkover 5a ed. (probabilmente 1805-1810); Seiters, Bonitatius, der Apostel der Deutschen p. 386 ss.; Hefele. Conciliengesch. III (2a ed.), 505 ss: Il Mayer (l. c. p. 64 ss.) spiega «Nimidas» (titolo 6°) dal grido: Nimm das (Nim dat, prendilo), grido che mandavasi nelle offerte dei sacrifizi a pie’ degli alberi; nel titolo 16° «De cerebro animalium» egli vede (l. c. p. 120) Un caso analogo a quello degli aruspici. Per i titoli 20, 22, 30 vedi ivi, p. 135, 141 ss. 160 ss.

Immagine: Pseudo Bocchi – Witchcraft Scene with Dwarve, Pub. Dom.
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